Home > Asia > Arabia Saudita > I piccoli enormi passi dell’Arabia Saudita

Ringraziamo di cuore la nostra amica di lunga data e espatriata seriale Ginevra Niccolini Serragli, che nel chiudere la sua esperienza d’espatrio in Arabia Saudita, condivide con noi le sue emozioni e le sue importanti impressioni. Se volete vedere le splendide foto del suo periodo saudita, seguitela sul suo Instragam. Buon vento, Ginevra!

 

Oltre tre anni fa il mio mondo si è fermato.

Dalla brillante, iper tecnologica, festaiola e modaiola Hong Kong, sono atterrata in una nube desertica, dove non per nulla il calendario islamico mi diceva essere il 1438.

Ma il Rinascimento era lì che premeva, dopo i secoli bui.

arabia sauditaLo ricordo, l’atterraggio. Sotto di me il niente della Eastern Province, affacciata sul golfo Persico.  Già in aeroporto l’atmosfera diversa dal mondo per me conosciuto, mi ha investito senza scampo. Mi ha colpito il silenzio: nessuna musica diffusa e nessuna voce. Tutte le sagome in bianco e nero, ben suddivise: da una parte gli uomini con i loro thobe candidi e la loro gutra (o bianca o col classico decoro a scacchi rossi e bianchi), dall’altra le donne, ombre nere invisibili, avvolte nelle loro abaya chiuse, con hijab e niqab: solo gli occhi a vista, spesso nemmeno quelli.

Ricordo benissimo l’oppressione tangibile che si scatenò nel mio cuore. La muttawa, la polizia religiosa islamica che vigilava sul decoro e sul rispetto della Sharia, era stata appena abolita. Avevo paura; paura di sbagliare qualcosa, di guardare gli uomini, che la mia abaya si aprisse, che, nonostante le indicazioni ricevute, il mostrare i capelli in quanto non muslim non fosse adeguato, perfino di sbagliare un ingresso o una fila prendendo un percorso dedicato agli uomini. Non vedevo mio marito da mesi, ma in pubblico non si poteva nemmeno scambiare un abbraccio, o tenersi la mano, e forse lo salutai con un sorriso liberatorio. O forse no. Anche sorridere sembrava inadeguato.

arabia sauditaDopo un primo periodo di assestamento, ho cominciato ad abituarmi nel verificare l’orario prima di andare al mall: i negozi chiudevano -per circa 30 minuti- durante la preghiera, e di giorno di preghiere ce ne sono almeno 5. Ad abituarmi che gli uomini non mi guardassero in faccia. Ad abituarmi che se ero insieme a mio marito e facevo una domanda, rispondevano a lui, o che nei ristoranti (personale mai saudita) chiedessero a lui cosa volevo ordinare. Abituarmi a stare defilata il più possibile, a non tendere la mano se mio marito mi presentava a un saudita, a partecipare a eventi solo per donne, ad essere trattata con così tanto rispetto da non venir considerata affatto!

Ero in una bolla dove non solo non potevo fare niente da sola e da donna, ma non c’era niente da fare -unica cosa che rispecchia la parità dei sessi!- Niente da scoprire. Niente da vedere. Il privilegio di essere nell’unico paese al mondo dove i turisti non potevano entrare (perfino in Corea del Nord con permesso speciale si entra!) non era poi tanto utile: questa città fino a 50 anni fa non c’era, e le popolazioni del deserto si sa, sono nomadi, dunque non lasciano niente sul percorso, e se lo lasciassero, ci penserebbe questa natura così inclemente a cancellare ogni traccia.

La mia vita scorreva lenta e monotona, un giorno dietro l’altro, tanto simili tra loro da perdere la nozione del tempo e accorciarlo, senza accumulare nuove esperienze, complice il fatto che qui il fine settimana inizia di venerdì, e la domenica di fatto è un lunedì. Il mio vedere sempre il bicchiere mezzo pieno mi ha aiutato a cercare una chiave di lettura, e piano piano ho iniziato ad apprezzare cose diverse, sia pur con la difficoltà di reperire le informazioni in un paese senza turisti.

Mi accontentavo di osservare i tagli di carne di cammello al supermercato -spesso unica donna in mezzo a soli uomini, perché sono loro incaricati di provvedere a ogni attività esterna- o guardare vetrine con le pubblicità dove le sagome femminili erano oscurate su viso, braccia e gambe se in mostra. Ricordo chiaramente l’immagine sul cartone di una piscina gonfiabile dove si vedeva una famigliola gioiosa: la mamma in bikini era stata cancellata a mano da un pennarello nero. Su ogni singola scatola. Invece i pigiami da donna, sulla confezione, mostravano il pigiama ma la donna che lo indossava era coperta da etichette adesive fino a sparire.

Qualcuno aveva speso tempo ed energia per fare questo tipo di lavoro.

In tutto ciò, negozi di lingerie ai limiti del buon gusto, imperversavano in tutti i mall. Ma con accesso vietato agli uomini, ovviamente. Sì, perché anche i negozi erano divisi per uomo, donna e famiglie. Così come i ristoranti, con aree separate, e perfino ingressi distanti.

arabia sauditaAmiche saudite mi hanno dato una chiave di lettura sulla condizione delle donne, completamente ribaltata: la donna qui non è ritenuta inferiore all’uomo, ma talmente importante e fondamentale che va protetta da tutto e da tutti. Anche da se stessa, aggiungerei…Non deve “immischiarsi” in cose “da uomini” perché non necessario gravarla col peso di scelte e decisioni. Quello che a noi suona come offensivo o come minimo deprecabile, cioè l’essere vista come un grazioso animaletto da compagnia, per loro è una forma di rispetto. Ecco perché la donna da sola meglio che non esca: senza un uomo a proteggerla, potrebbe capitarle di tutto! Un po’ come nel nostro mondo facciamo con i bambini.

Con l’aiuto di una evoluzione illuminata, tutto il sistema sta mostrando delle crepe, e se le persone più semplici resistono alla tradizione basata sulle abitudini più che sui dettami religiosi, i più giovani fanno ogni giorno un balzo in avanti.

Ogni mese che passa, il Principe scuote il paese con ammodernamenti e novità.

Era primavera del 2018 quando ha detto che le donne potevano fare a meno dell’abaya. Non che alla fine l’indossarla sia così negativo: non solo io ma sicuramente nessuna donna araba la vive come oppressione, bensì incredibilmente come libertà: quel che indossi sotto riguarda solo te. Ancora oggi a distanza di oltre due anni, in questa parte dell’Arabia dove la concentrazione di expats è molto alta, ho visto pochissime donne senza abaya.

Ma certo è che l’abaya è sempre più portata aperta, e soprattutto colorata.

In giugno dello stesso anno ecco l’introduzione della patente per le donne, e lasciamo stare se è nato un pasticcio per cui ottenere la conversione per una straniera al seguito del marito è un percorso quasi impossibile, lo risolveranno, ma il segnale è fortissimo. Epocale!

La “saudisation” porta sempre più donne a lavorare anche a contatto col pubblico, per esempio come commesse. Quando io sono arrivata il (poco) personale femminile dei negozi era solo appannaggio delle lavoratrici filippine: impossibile pensare a una saudita che stesse in cassa.

Una novità dopo l’altra in un paese immobile per secoli, fino ad arrivare al visto turistico, purtroppo sospeso pochi mesi dopo causa Covid.

Piccoli enormi passi.

Oggi, mentre sono i miei ultimi giorni in questo strano, sconosciuto, affascinante paese, si vedono coppie che si tengono per mano, negozi e ristoranti ormai misti uomo-donna, gruppi di ragazze sole a cena, in terrazze all’ aperto, che con la scusa di sistemarlo meglio, tolgono e mettono il velo sui capelli che non è più un hijab stretto, ma morbido, che aggiunge fascino e stile. Ci sono i cinema. La musica è diffusa un po’ dovunque, perfino nei prima silenziosi centri commerciali e negozi, che sempre più spesso restano aperti anche durante le preghiere. Voci e risate riempiono le notti piene di luci e voglia di cambiare. Si vendono decorazioni natalizie, dove fino a pochi anni fa potevi essere arrestato per aver importato un alberello di Natale.

L’Arabia Saudita diventerà ben presto un paese “normale” secondo i nostri canoni, ma potrei quasi scommettere sul fatto che manterrà vive comunque le tradizioni e l’identità di popolo fiero. E io sono felicissima di aver vissuto questo cambiamento epocale e aver avuto modo di apprezzare un paese così fuori dall’ordinario, così misterioso e ammaliante!

Ginevra Niccolini Serragli
Eastern Province, Arabia Saudita
Novembre 2020
Foto ©GinevraNiccoliniSerragli

 

(Visited 222 times, 1 visits today)

Già che sei qui ...

... possiamo chiederti di offrirci un caffe ? Scherziamo, naturalmente, ma fino a un certo punto. Come forse avrai notato, Expatclic non ha  pubblicità nè quote associative obbligatorie. Da 16 anni lavoriamo volontariamente per garantire dei contenuti e un'assistenza di qualità alle espatriate in tutto il mondo. Mantenere un sito di queste dimensioni, però, ha dei costi, che copriamo parzialmente autotassandoci e con donazioni spontanee di chi ci segue e apprezza da anni. Se tu potessi dare anche solo un piccolo contributo per coprire il resto, ti saremmo immensamente grate ♥ Puoi sostenerci con una donazione o diventando socia onoraria. Grazie di cuore.
Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments