Home > Asia > Hong Kong > Il mio incontro/scontro col sistema scolastico di Hong Kong

Beatrice vive ad Hong Kong, da dove ci manda questo interessantissimo articolo. Grazie Beatrice!!!

 

Mamma chioccia vs Sistema tigre

Per affrontare la scuola ad Hong Kong serve grande forza d’animo, grande sicurezza in se stessi e nelle proprie opinioni, grande pazienza e tolleranza, grande capacità di sdrammatizzare e relativizzare. Non sto parlando della scuola superiore ma di quella materna!
Mi era stato detto e confermato dalla totalità di amici e conoscenti residenti o ex residenti ad Hong Kong, eppure quando mio marito mi ha annunciato che saremmo tornati a vivere qui proprio nel momento in cui Francesca avrebbe dovuto essere inserita alla materna la preoccupazione non mi ha neanche sfiorata.

Due giorni dopo il nostro arrivo una mamma, anche lei straniera, incontrata ai giardinetti mi ha detto “Buona fortuna con l’asilo! Io sono arrivata sette mesi fa e stavo benone e ora sono nel mezzo di un esaurimento nervoso per colpa del sistema scolastico… se dovessimo restare qui fino a che mio figlio dovrà andare alle elementari mi rassegnerò al fatto che venga sempre bocciato“.
Non ho dato retta: forse nella mia presunzione di espatriata da una vita ho pensato di essere più forte e che la mia politica del “lasciarmi scorrere addosso quello che dicono e pensano gli altri” fosse applicabile con successo anche a ciò che riguarda mia figlia, invece… Eccomi a Hong Kong da sei mesi, con alle spalle 12 anni di Cina e due anni di Emirati Arabi, in pieno esaurimento nervoso per colpa del sistema scolatico!

Hong Kong è un Paese bilingue (almeno nella teoria) cinese – inglese con una grande cultura ed una lunga tradizione che contemporaneamente ospita centinaia di migliaia di espatriati, in gran parte di origine britannica o che comunque provengono da paesi dove si utilizza un sistema scolastico inglese o americano.
La scuola pubblica è quindi generalmente bilingue anche se è fuori di dubbio che il cinese (cantonese e mandarino) è prevalente rispetto all’inglese. Ad essa si affiancano le millemila scuole private “internazionali” in cui la lingua di insegnamento è l’inglese affiancato dal cinese (per qualche ora alla settimana alla materna e poi via via crescendo).

Le scuole pubbliche sono molto severe. La Professoressa di Yale, Ms. Chua, non ha inventato niente di nuovo con l’ormai famigerato libro sulla “mamma-tigre”: in Asia le mamme di classe medio-alta, quelle, per intenderci, che non devono preoccuparsi di mettere insieme il pranzo con la cena, sono quasi tutte, spesso loro malgrado, mamme tigri ansiose di vedere i propri figli premiati come “migliori” nella scuola, nelle arti o almeno nello sport! La scuola si adegua a questo desiderio dei genitori di veder eccellere i bambini, di farli procedere rapidamente nell’iter scolastico magari anticipando il diploma di qualche anno.
In realtà forse è uno di quei casi in cui non si sa più se sia nato prima l’uovo o la gallina: le scuole si sono adeguate alle richieste dei genitori o i genitori sono letteralmente “impazziti”, stregati dalle promesse ricevute quando hanno iscritto il figlio a scuola e pressati dall’abominevole quantità di compiti a casa? (sì, sì… sto ancora parlando della materna!). Fatto sta che i genitori si lamentano se a tre anni non viene ancora insegnato l’alfabeto e gli insegnanti mandano a casa i bambini con un bello 0 se l’alfabeto non è stato imparato a dovere!

Le scuole private in gran parte si adeguano. Certamente più spazio viene lasciato al gioco e alla fantasia del bambino, ma parliamo di 15/20 minuti in tre ore di lezione! Non ci si può permettere di essere troppo “liberali” altrimenti questi bambini troveranno difficoltà rispetto agli altri quando a 5 anni si sottoporranno, portfolio alla mano, ai colloqui per entrare alle scuole elementari.

Io e mio marito abbiamo ingenuamente pensato che una scuola del genere potesse comunque andare bene per nostra figlia considerando che, a casa, noi due italiani lassisti/chiocce avremmo fatto da grande contrappeso alla severità/tigre della scuola.
Molte cose della materna internazionale che avevamo scelto ci hanno fatto sorridere: ogni giorno Francesca portava a casa un giudizio sul diario; ogni settimana due libretti da leggere insieme, uno in inglese e uno in cinese (e i genitori che non lo parlano o lo parlano ma non lo sanno leggere come fanno?), su cui scrivere un giudizio; ogni mese una pagella dalla quale abbiamo scoperto che mia figlia in cinese all’inizio andava proprio male (la cosa non ci ha sorpreso più di tanto però… hahaha) e una volta a trimestre un questionario agghiacciante tra le cui domande assurde quella che più mi ha colpita è stata: Completa la frase “Mamma e papà mi amano perchè…“. E io ingenua che per una vita ho creduto che l’amore materno fosse in qualche modo innato e non necessariamente motivato da altro se non dall’essere, appunto, la mamma!!

Ci siamo dovuti ricredere: nonostante la bimba riuscisse brillantemente e fosse stata passata alla classe superiore (forse perchè il gioco a cui si dedicava a casa aiuta a sviluppare capacità che difficilmente si affinano stando seduti al banco a ripetere pedissequamente ABC) ci siamo dovuti scontrare con l’estremismo competitivo hongkonghese: una madre indispettita dal passaggio di classe di Francesca ha fatto pressioni affinchè anche a sua figlia fosse cambiata classe, oppure la nostra tornasse indietro. La direttrice dell’istituto ha deciso, tra mille scuse, di far tornare la nostra bimba indietro perchè l’altra non poteva andare avanti. Io, con molte meno scuse, ho deciso di ritirarla da scuola, non perchè la classe in cui sarebbe stata reinserita non mi andasse bene (era andata bene fino al giorno prima!) ma perchè ormai ai miei occhi l’istituto era apparso come eccessivamente votato a sfornare “studenti modello” e, contemporaneamente, soggetto alle pressioni di mamme ansiose e troppo curiose delle faccende altrui: e il benessere dei bambini? A che livello era nelle priorità della scuola?

Mi hanno messo nella bruttissima posizione di non saper spiegare alla mia bambina il perchè di tanti cambi di maestre e di compagni, di non poterla accontentare (lei sarebbe voluta rimanere nella classe nuova con la sua amichetta del cuore) senza saperle dare una buona ragione.

Alle perplessità legate alla severità e ai programmi da seguire si è aggiunta la consapevolezza che questa scuola, la scuola di HongKong, non potrà mai essere adatta a noi poichè noi non vorremmo mai interferire a questi livelli nella vita di nostra figlia e di altri bimbi, neanche ora che sono così piccoli, e non vorremmo mai insegnare a nostra figlia a valutare i propri successi/insuccessi e le proprie gioie/tristezze mettendo sull’altro piatto della bilancia i risultati di coetanei che potrebbero aver avuto esperienze di vita completamente diverse o potrebbero essere semplicemente più dotati in un determinato campo; non vorremmo mai perchè, se il confronto costante e la ricerca della superiorità rispetto agli altri sono la chiave del successo asiatico, agli occhi di noi genitori europei appare chiaro che questa stessa chiave apre anche una porta che dà sull’infelicità e la perpetua insoddisfazione.

Francesca ora frequenta con gioia un asilo alternativo ispirato a Woldorf (secondo la cui filosofia, addirittura, fino a 7 anni non si legge nè si scrive… non preoccupatevi, anche qui noi siamo pronti a fare da contrappeso), la sezione è mista con bimbi di diverse età, hanno conigli, pesci, tartarughe e ranocchie, un parco giochi con la sabbia e un orto. Sappiamo che senza il famigerato portfolio (l’insieme delle valutazioni degli insegnanti, dei compiti a casa e dei test scolastici fatti nei tre anni di materna) difficilmente verrà accettata in una elementare di spicco (o in qualunque elementare di questo paese) a meno di non chiedere a qualche amico importante di fare pressione oppure non fingere di essere appena arrivati dall’Italia con un grosso portfolio in italiano (che ovviamente realizzeremmo io e papà durante l’estate!).

Va bene così: fra tre anni potremmo essere ovunque, fra tre anni la scuola con i conigli potrebbe aver aperto le elementari sotto le richieste di altri genitori esauriti… l’importante è che fra tre anni Francesca sia ancora una bambina serena e non conosca il senso di uno 0 su un foglio segnato di rosso.

 

Beatrice
Hong Kong
Marzo 2011