Home > Europa > Svizzera > Il mio espatrio a Ginevra ai tempi del Coronavirus

Claudiaexpat condivide i suoi sentimenti e la sua esperienza del suo espatrio a Ginevra ai tempi del Coronavirus.

 

Se avete seguito la storia del mio espatrio a Ginevra, sapete che è da poco che mi sono installata qui con la prospettiva di restarci per almeno due anni. Prima avevo accumulato spizzichi e bocconi di soggiorni ginevrini, sempre in case diverse, per periodi limitati e soprattutto senza prospettiva temporale. Il che per me si traduceva in paralisi professionale e affettiva rispetto alla mia nuova città d’accoglienza.

Sono arrivata nella vera veste di espatriata con contratto sicuro alla mano il 15 gennaio, quindi poco più di due mesi fa. All’inizio c’è stato l’assestamento. Ho sistemato la casa, approfittato del marito per sistemare la burocrazia rimasta in sospeso, fatto il punto del mio lavoro. Poi ci son stati un paio di viaggetti, per motivi personali e professionali. Quando finalmente ero pronta a tessere i miei rapporti fuori casa, e avevo già una lunga lista di appuntamenti con vecchie e nuove amiche, è arrivato il Coronavirus.

espatrio a ginevraE’ strano vivere un’esperienza d’espatrio così acerba senza poter uscire. Il mio mondo qui è costituito dalla mia casa, il piccolo cortile sul retro, e il mio mondo virtuale, che non cambia mai, indipendentemente da dove vado.

In un certo senso questo mi ha facilitato il passaggio a questo mondo surreale. Ero abituata a stare in casa prima, e chiudermi dentro non ha dunque costituito un grande sacrificio.

Restano però due cose che mi fanno vivere la situazione ancora più penosamente. La prima è – ma questa non è colpa del mio espatrio a Ginevra – l’essere lontana dai miei figli e dalla mia famiglia d’origine. Certo, lo sarei anche a Milano. Purtroppo l’impossibilità di vedersi va al di là dei confini geografici. Ma l’imposizione sarebbe arrivata dal mio governo. Questo si lega al secondo punto: in questo momento avere a che fare con regole, usanze, atteggiamenti scritti e non scritti, attese e codici di comportamento che non so bene come inquadrare, mi risulta mille volte più penoso.

Da italiana, dietro ad ogni decisione del mio governo riesco a leggere un iter che mi è famigliare perché conosco il mio paese e la sua cultura. Interpreto le vignette (che mi danno sollievo). Rido di cose tipicamente italiane che reinterpreto nella chiave della situazione attuale. Quando leggo dell’indisciplina di chi viola le regole, la inquadro in uno scenario culturale col quale ho a che fare da quando son nata. E nelle infinite polemiche, nelle caccie alle streghe, nella mania di mettere sensazionalismo in qualsiasi spunto che scandisce le nostre ore di reclusione, ritrovo il sapore della cultura che mi ha forgiata.

espatrio a ginevraDella Svizzera conosco ancora così poco. Non so cosa aspettarmi dalle persone in reazione a questa crisi. I miei stereotipi si mischiano a quello che mi dicono le amiche che qui vivono da anni. Mi è difficile collegare quello che vedo in giro (o meglio, dalla finestra, o che mi racconta mio marito le poche volte che esce per la spesa) a uno scenario sicuro che limita lo stress emotivo insito nel momento.

Non so se fidarmi delle misure prese dal governo. Non riesco a prefigurarmi la società svizzera se le cose dovrebbero seguire la triste strada italiana e spagnola.

Insomma, in questo mio espatrio a Ginevra mi sento un pochino più in gabbia di quanto mi sentirei, presumo, se fossi nel mio paese.

Poi però parlo, leggo, ascolto e giro nel web, e mi rendo conto della straordinarietà della situazione. Stiamo vivendo una crisi che accomuna il mondo intero. Il virus colpisce tutti, indistintamente. Le ineguaglianze sociali disegnano scenari diversi, ma la paura è la stessa, i sistemi sanitari in ginocchio sono comuni a qualsiasi paese in cui il virus si accanisce con particolare veemenza. L’incertezza sul futuro è condivisa da tutti gli abitanti del pianeta. Mi rendo conto che stiamo vivendo un momento straordinario e irripetibile nella magnitudine di sofferenza e vulnerabilità che suscita. Preferisco sentirmi cittadina del mondo piuttosto che espatriata in Svizzera.

Così ogni sera alle nove apro la piccola finestra del mio sottotetto e insieme a vicini e dirimpettai applaudo e fischio per sentirmi parte di una comunità. Una comunità che mi è capitata così, in questo posto dove non avrei mai scommesso di vivere, e che oggi è unita dalla più grande sfida che il mondo potesse mai immaginare.

 

Claudia Landini (Claudiaexpat)
Ginevra, Svizzera
Marzo 2020
Foto ©ClaudiaLandini
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