Home > Vita d'Expat > Trasferirsi > Il sollievo di una nuova destinazione in espatrio

La sensazione che si prova quando ci viene finalmente annunciata la nostra nuova destinazione in espatrio è un sentimento noto a tutte. Ne avevo parlato, anni fa, nel mio blog, e ho descritto la tortura del non sapere dove continuerà la nostra vita nella mia Fatidica 3. Dato che ho appena saputo che Ginevra diventerà a tutti gli effetti la mia nuova casa per qualche anno a venire, voglio dedicare un articolo sulla faccenda al mio caro Expatclic e, quindi, a tutte voi. Con l’augurio che abbiate sempre nuove destinazioni in tempi brevissimi.

Claudiaexpat

L’anno scorso, a maggio, ho lasciato l’Indonesia. E’ stata la prima volta in trent’anni di espatrio in cui ho deciso io di chiudere con un paese mentre il marito ci stava ancora lavorando. I motivi sono svariati e non ci interessano qui.

nuova destinazione in espatrioAnzi, sì, ci interessano. Perché la ragione primaria per cui ho lasciato Jakarta è stata che il mio soggiorno in Indonesia mi ha rovinato la salute. Non si possono certo incolpare i batteri e le zanzare del luogo, ma di fatto se non avessi regalato quattro anni della mia vita a quella destinazione, con ogni probabilità sarei ancora sana come un pesce e non dovrei preoccuparmi di emorragie, piastrine in calo e sangue pulito. Potrei inoltre ancora viaggiare liberamente in qualsiasi parte del globo, senza preoccuparmi delle sue malattie endemiche.

Ho fatto questa premessa per spiegare, almeno in parte, perché avere una nuova destinazione in espatrio questa volta è stato più lungo e tormentato delle altre. Mio marito lavora per la Croce Rossa, che manda la maggior parte dei suoi delegati in missioni in luoghi dove rischi e vulnerabilità sono maggiori. Questi luoghi coincidono spesso con paesi tropicali, cioè quelle zone abitate da odiose zanzare portatrici di malaria e dengue, e che io devo attualmente evitare come la peste.

Ristretta dunque drasticamente la rosa delle destinazioni possibili, a settembre dell’anno scorso è stato chiesto a mio marito di sostituire una persona alla sede a Ginevra. La novità dell’essere espatriata in Europa inizialmente mi ha talmente assorbita da non farmi dare peso al fatto che allo scadere di un breve contratto, gliene veniva proposto un altro per un numero di mesi che non copriva le cinque dita di una mano.

nuova destinazione in espatrioDa settembre a giugno ho vissuto a Ginevra accompagnandolo in questo carosello, e nei numerosi appartamenti che contratti così brevi ci costringevano di volta in volta a cambiare: non avendo la certezza che i “tre mesi” sarebbero stati rinnovati, e per quanto, era impossibile affittare qualcosa a lungo termine.

Quando a luglio sono rientrata in Italia per le vacanze, ho sentito molto forte il desiderio di stabilità. Come mi sarebbe piaciuto sapere che dopo l’estate avrei avuto un posto dove posare le valigie a lungo termine e poter dar vita a tutti i progetti professionali che mi frullavano per la testa!

Soprattutto, non vedevo il motivo di questo ritardo, questo stillicidio di mesi che non aprivano mai una prospettiva sicura, questo sottoporre una persona – ma di conseguenza anche la sua compagna di vita: io – a un tira e molla esasperante sotto molti punti di vista.

Per questa ragione, quando il marito a fine agosto è tornato a Ginevra con il solito contratto di tre mesi, io ho deciso che non l’avrei seguito. Installarmi con lui a Ginevra, e con tutti i disagi logistici che un ennesimo contratto a breve termine comportava, mi avrebbe fatto sentire sminuita e trasparente. Soprattutto non mi vedevo nel ruolo della moglie che segue silente e mettendo da parte i suoi progetti e la costruzione di un rapporto solido con la sua nuova destinazione in espatrio fino a data da determinarsi.

E’ stato anche quest’ultimo fattore a demotivarmi: per me (ma immagino per tutte) è sempre stato importantissimo creare da subito un buon rapporto con la mia città d’accoglienza. Arrivare in un luogo nuovo e sapere che ho davanti due o tre anni di vita lì, mi ha sempre messo nella giusta disposizione d’animo per cogliere da subito sfumature e opportunità che altrimenti passerebbero magari inosservate.

nuova destinazione in espatrio

Venire a Ginevra senza sapere se potevo legarmi a doppio filo a questa realtà, mi pesava sempre di più. Certo, era bello comunque godersi quello che la città offriva, le amicizie storiche che vivono qui, la programmazione cinematografica spettacolare che Ginevra offre, e molto ancora. Alla lunga, però, ha cominciato a pesarmi il fatto di non sapere se potevo ammantare di futuro queste cose, o dovevo sforzarmi di mantenerle nell’ambito della provvisorietà.

Ho dunque inaugurato un periodo italiano, frammentato dai miei soliti viaggetti perlopiù per stare con i figli. Nel frattempo aspettavamo pazienti (si fa per dire) che venisse presa una decisione sulla posizione che il marito stava occupando.

Non vi nascondo che è stato un periodo in cui ho dovuto esercitare molto autocontrollo per non lasciarmi andare all’amarezza. Non è nel mio stile lamentarmi, e sono cosciente del privilegio immenso di cui godo nel potermi spostare da una casa all’altra, e, liberamente da un paese all’altro. Ma dopo quasi un anno e mezzo di incertezza logistica (ho ancora la residenza a Jakarta, perché per tutti questi mesi NON SAPEVO dove metterla!) cominciavo a non poterne più.

Quando è arrivata la notizia che gli hanno dato la posizione, è stato letteralmente come se mi avessero levato un cappello fatto di piombo dalla testa. Badate, non perché smaniavo dal venire a vivere a Ginevra (questo sarà oggetto di un’altra riflessione a breve), ma perché volevo sapere dove vedermi da qui a tre, sei, dodici mesi. E perché, come dico nel post sul mio blog a cui accenno all’inizio, i progetti sono importantissimi nella vita di una persona, ma per coltivarli ci vuole un minimo continuità. E penso che in tantissimi casi, questo è tutto quello che le espatriate chiedono.

 

Claudia Landini (Claudiaexpat)
Milano, Italia

Novembre 2019
Foto principale ©TomRobin
Foto nell’articolo ©ClaudiaLandini

 

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