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i traguardi delle espatriate

In tutti questi anni di espatrio ho visto cambiare molte cose. Una, però, resta dolorosamente uguale: i traguardi delle espatriate vengono raramente riconosciuti. Questa è la mia riflessione scaturita dalle reazioni al mio intervento a un evento a Parigi.

 

Sono da poco tornata da una tavola rotonda organizzata dall’agenzia di relocation AMA con la collaborazione del Consolato Italiano di Parigi e dei COMITES. Il tema era la famiglia accompagnante come fattore di successo nell’espatrio, e gli interventi sono stati tanti e interessanti.

Il mio verteva sulla realizzazione professionale del coniuge accompagnante e su come l’espatrio sia oggigiorno un’opportunità e non un ostacolo a una carriera appagante.

i traguardi delle espatriate

Dopo aver rapidamente introdotto la mia esperienza di 30 anni di vita all’estero, molti dei quali in paesi complessi, mi sono focalizzata su come l’espatrio ci fornisca skills ed esperienze che, se gestiti bene, possono aiutarci a mantenere viva la nostra identità professionale.

Tra queste skills, naturalmente, la flessibilità è la prima in lista

Trovarci ripetutamente ad affrontare situazioni improvvise e sconosciute, ci rende col tempo più elastiche, adattabili, meno rigide di fronte alle avversità. Impariamo a riconoscere le nostre priorità, ad analizzare rapidamente, a leggere il tessuto sociale che ci circonda in maniera veloce, e di conseguenza troviamo soluzioni efficaci in poco tempo. Impariamo ad adattarci ad ambienti non famigliari e a relazionarci con ogni tipo d’individuo.

Questa flessibilità si riscontra, infatti, anche nei rapporti interpersonali

L’espatrio ci pone in contatto con persone a volte anche molto diverse da noi, e questo col tempo si trasforma in una grande abilità nel fare rete, nel costruire rapporti più fluidi ma soprattutto nel comprendere ed empatizzare con gli esseri umani in maniera più immediata e profonda.

Solitudine, senso d’isolamento, sensazione di non appartenenza…

…sentirsi forzati fuori dalla propria zona di confort, e anche non poter fare da ponte chiaro e definito tra i nostri figli e figlie e la cultura nella quale atterriamo, sono tutti sentimenti duri, a volte direi quasi violenti, che a lungo andare ci rendono persone più forti e in grado di relativizzare e affrontare la vita con più ottimismo.

Il senso continuo di scoperta

che l’espatrio porta con sé ci abitua a vivere in modo più profondamente ricettivo. Ci nutre di situazioni, persone e lingue diverse, di cose inaspettate e di stili di vita inediti. Ci rende un po’ esperte in tanti campi. Impariamo a viaggiare meglio, a conoscere situazioni legate alla salute che restando in patria non avremmo mai immaginato; diventiamo esperte nell’escogitare trucchi per assicurare atterraggi morbidi ai nostri figli, ma impariamo anche tante cose sulla burocrazia, la politica, la società, l’arte, gli usi e i costumi dei paesi che ci ospitano. Non solo li impariamo, li viviamo sulla nostra pelle, li respiriamo.

Naturalmente tutta questa esposizione alla diversità fa anche sì che cambino molte delle cose che davamo per scontate. Assumiamo atteggiamenti nuovi, e facciamo nostri tanti elementi che assorbiamo da altre culture. Questo ci rende più complete ma soprattutto più variegate come esseri umani.

è importante prendere coscienza e ricordarci di come siamo riuscite a trasformare il nuovo, lo sconosciuto, il senso d’isolamento e la solitudine iniziale, in un’opportunità che ci ha rese le persone più aperte e complete che siamo oggi.

L’intervento è poi continuato con dei consigli pratici per canalizzare tutto questo patrimonio, e un paio di riflessioni su cosa secondo me dovrebbe cambiare nella mentalità di chi ci circonda e nelle pratiche che aziende e organizzazioni dovrebbero a mio avviso implementare per facilitare le transizioni professionali dei coniugi accompagnanti.

Quello che però mi ha stupito nei commenti che ho raccolto dopo l’intervento, è stato il senso di sollievo che le mie parole hanno infuso in molte persone solo ascoltando le caratteristiche che ci definiscono dopo che abbiamo vissuto all’estero e siamo passate per processi di adattamento ad altre culture (processi che, come tutte ben sappiamo, sono spesso tutt’altro che facili).

E’ stato come se con il mio intervento non solo dessi un nome alla ricchezza che ogni espatriata sente dentro ma non sa come verbalizzare, ma creassi anche uno spazio per chi non si sente riconosciuto in quella che è un’esperienza determinante per la propria persona.

I traguardi delle espatriate devono venir riconosciuti. Spesso non ci sentiamo dire quanto siamo brave nemmeno da chi ci accompagna in quest’avventura ma in ruoli diversi. E invece è importante prendere coscienza e ricordarci di come siamo riuscite a trasformare il nuovo, lo sconosciuto, il senso d’isolamento e la solitudine iniziale, in un’opportunità che ci ha rese le persone più aperte e complete che siamo oggi.

Expatclic ve lo dice da quando esiste. Oggi ho voglia di ribadirvelo anch’io.

Claudia Landini (Claudiaexpat)
Ginevra, Svizzera
Giugno 2019

 

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