Home > Vita d'Expat > Salute > Incidenti: l’importanza di un protocollo d’urgenza
Jean and Pilar

Pilarexpat, dell’equipe ispano latina di Expatclic, ci racconta il tragico incidente di cui è stato vittima suo marito otto mesi dopo il loro arrivo in Cile, e riflette sugli aspetti da prendere in considerazione in caso di urgenza medica in espatrio.

19 marzo 2007, in ufficio erano appena finiti i festeggiamenti per la Giornata del Papà e io mi avviavo verso casa per pranzare. Mentre guidavo mi hanno chiamato al cellulare, era Eva, la nostra domestica. Aveva la voce agitata e non riuscivo a capire cosa volesse dirmi perchè il suo nervosismo le impediva di essere chiara. Mi parlava di Jean, mio marito, di un incidente in casa, del fatto che stava perdendo molto sangue. Alla fine della telefonata sapevo che era successo qualcosa di molto grave, anche se non avevo capito esattamente cosa. Pensai che sarebbe stato meglio in ogni caso mandare subito un’ambulanza e mettermi immediatamente in contatto con il capo della sicurezza del mio lavoro, all’Ambasciata di Spagna. Intuivo che avrebbe saputo come attivare il dispositivo per le urgenze.

Man mano che mi avvicinavo a casa mi dicevo che dovevo restare tranquilla, utilizzando lo stesso autocontrollo con il quale mi era capitato di affrontare delle urgenze nel mio lavoro consolare. Questa volta però era diverso, si trattava di mio marito.

Sul portone di casa c’erano almeno quattro macchine della compagnia di vigilanza del quartiere, persone dal volto scomposto che si muovevano da un punto all’altro e parlavano via radio. Mi sembrava che il tempo fosse rallentato.
Mi sono avvicinata alla casa e ho visto Jean steso per terra, estremamente pallido, protetto da molte coperte. Una signora anziana gli teneva la testa e una guardia della vigilanza stava tentando di tamponare l’emorragia annodando uno pezzo di tessuto con gesto nervoso. Mi sono abbassata per stare più vicina a Jean. La signora mi ha detto: “si è fatto un taglio profondo, ha perso molto sangue, ha bisogno di un’ambulanza… devi essere forte.”.

Era chiaro, Jean stava morendo dissanguato e io dovevo agire in modo da ricomporre i pezzi sciolti che questa tragedia aveva sparso qua e là. Avevo ben presente, per passate esperienze con vittime di incidenti, che trascurare i dettagli e rendersi conto tardivamente della mancanza di coordimento degli aiuti sono entrambi fattori che possono determinare un repentino cambiamento della situazione, e farlar precipitare in qualsiasi momento.

Disperata ho chiamato la sicurezza della mia Ambasciata, mi hanno detto che l’ambulanza era in cammino, ma non arrivava. Intorno a me il personale della compagnia di vigilanza del quartiere mi ripeteva di portarlo all’ospedale in macchina … e io stessa avevo già dimenticato che c’era una clinica a 10 minuti di distanza!!!! E se muovendolo peggiorava? In realtà non avevo ancora capito quanti tagli si era fatto, quanto sangue aveva perso, e fino a che punto poteva resistere.

Alla fine l’ambulanza è arrivata. Abbiamo viaggiato a velocità allucinante fino alla Clinica Alemana grazie al corridoio che i Carabinieri del Cile avevano aperto nel traffico. L’unica cosa che sentivo nell’ambulanza erano i messaggi del personale medico che via radio dicevano di avere un uomo di 38 anni in pericolo di vita. Tutto succedeva in una combinazione di incubo di immagini di urgenza, che uno pensa poter vedere solo nei telefilm americani e mai nella propria vita reale. Eppure stava succedendo a me.

Jean with Terelù, our neighbour that assisted him

Jean con Terelù, la nostra vicina che l’ha assistito

Dopo l’accettazione in urgenza mi misi ad aspettare, circondata da meravigliosi colleghi di lavoro e amici che avevano saputo quanto era successo e mi aiutavano a stare ancorata a terra in questi momenti così strani. Cercai di arrivare al reparto dove avevano portato Jean, e dove fino a pochi minuti prima tutto era sembrato tranquillo, e ora non più. Notai il nervosismo sul volto del capo del servizio di sicurezza, che mi spinse dolcemente verso l’uscita dicendomi che dovevamo lasciarli lavorare. Pochi secondi dopo vidi passare la barella, con i piedi di Jean insanguinati. Otto uniformi bianche lo portavano al galoppo in sala operatoria, un’infermiera ci gridava che dovevamo trovare donatori di 0-. Il gruppo sanguigno di Jean non è precisamente dei più comuni. Mio marito aveva perso quasi quattro litri di sangue su un totale di sette. Anche se all’arrivo in urgenza gli avevano immediatamente applicato una trasfusione, l’enorme perdita di sangue gli aveva causato una crollo improvviso. Aveva l’arteria brachiale e il nervo radiale del braccio destro tagliati, bisognava operare. I medici si domandavano come facesse ad essere ancora vivo.

Alla tragedia appena accaduta, e dall’esito ancora incerto, si sommava adesso l’angoscia del dover trovare rapidamente sangue del gruppo di Jean. Grazie alla rete di contatti dei miei colleghi d’ambasciata, e alla solidarietà di molti, le donazioni cominciarono ad arrivare. Cosa per nulla scontata in Cile, a differenza dell’Europa, dove donare sangue è un atto diffuso per senso civico e grazie anche alle campagne per le strade.

Alla fine, dopo le transfusioni, dieci giorni in clinica e due operazioni, Jean è tornato a una normalità quasi completa. E’ incredibile come in soli due mesi la vita possa presentarti questa moltitudine di sfaccettature, dalla tragedia, all’affetto intenso degli amici, alla solidarietà degli sconosciuti, al riscoprire l’importanza del quotidiano…. e tante cose che ho sentito in modo molto speciale nei giorni che seguirono l’incidente.

Jean at the hospital

Jean si riprende

Il mio intento però non è di limitarmi a evocare una serie di fatti più o meno emozionanti. Voglio farvi riflettere su vari aspetti dell’incidente di Jean che credo siano utili per gli espatriati.

Quando si arriva in una nuova città, e ancora di più quando non si domina l’idioma del luogo, la quantità di cose da fare a volte impedisce di prendere in considerazione fin dal principio quello che io chiamo un “protocollo d’urgenza”. Ovvero, sapere molto chiaramente cosa fare nel caso di un’emergenza medica. Qui di seguito elenco dei fattori di base che penso si debbano imperativamente considerare ogni volta che ci si installa in un nuovo paese:

NUMERI TELEFONICI DI EMERGENZA: preparare una semplice lista con i telefoni del pronto soccorso di un ospedale vicino (provare il numero, vedere in quanto tempo rispondono e chiedere il tempo teorico di invio di un’ambulanza a casa propria), della polizia e nel caso anche del servizio di vigilanza del quartiere. Questa lista deve essere ben in vista, ad esempio sulla porta del frigorifero, e bisogna insegnare a tutti i membri della famiglia e al personale di servizio a usarla. La rapidità di reazione può salvare una vita.

PRONTO SOCCORSO: Fare un corso di pronto soccorso (molte cliniche e altre istituzioni organizzano corsi gratuiti) e tenere in casa un piccolo manuale per le emergenze. La persona che in famiglia fa il corso dovrà spiegare le cose più elementari agli altri (ad esempio, cosa fare in caso di emorragia, o se qualcuno rischia un soffocamento…). Non si tratta di fare gli eroi, ma solo di sapere cosa fare mentre arriva un aiuto professionale, che va comunque cercato prima di fare qualsiasi altra cosa.

CONOSCI IL TUO GRUPPO SANGUIGNO E SE E’ POCO COMUNE INFORMATI SUBITO SU DOVE SI TROVA UN BUON CENTRO SANGUE O CREA LA TUA PROPRIA RETE DI DONATORI TRA I TUOI CONOSCENTI. Solo l’1% della popolazione mondiale è 0-, è il gruppo più raro ma anche il più importante perchè è donatore universale. Sono rari anche i B- (2%), gli AB+ (3%), gli A- (6%), gli AB- (7%) e i B+ (9%).

FARMACIA: Tenere in casa una cassa di pronto soccorso di base e spiegare ai membri della famiglia e al personale di servizio come usarlo. Nelle farmacie o nei corsi di primo soccorso potete chiedere cosa è necessario avere e come organizzarne il contenuto.

CONOSCI I TUOI VICINI: oltre alla pura buona educazione conoscere i propri vicini si può rivelare molto utile; può darsi che qualcuno di loro sia medico o infermiere, magari passano tutto il giorno in casa e in questo caso si può contare sempre su di loro, possono essere persone del posto che sanno meglio di voi a chi ricorrere in caso di emergenza.

Vivere un’esperienza tanto estrema e sentire l’importanza dell’aiuto di molte persone per far sì che tutto si risolva per il meglio, mi ha reso cosciente della necessità di aiutare gli altri a prevenire nel modo migliore possibile un incidente tragico in casa propria. Si pensa sempre che non ci succederà nulla di simile e quando meno ce l’aspettiamo, mentre stiamo andando a lavorare ci arriva una chiamata e all’improvviso la macchina dell’impossibile si mette in marcia. Dedicate un po’ di tempo a pianificare il vostro protocollo d’urgenza e quello dell’organizzazione per la quale lavorate, sarebbe terribile pentirsi di non averlo fatto.
Pilar
Santiago del Cile
19 maggio 2007

Tradotto dallo spagnolo da Claudiaexpat