Home > Vita d'Expat > Documenti > Installare internet a Milano: il mio incubo telematico
installare internet a milano

Claudiaexpat, da poco rientrata dal Perù, ci racconta l’incubo che è cominciato quando ha provato a installare internet a Milano.

 

Ho pensato a lungo se scrivere questo articolo, sostanzialmente perplessa rispetto alla sua utilità per le espatriate. Mi sono decisa nel farlo perché penso sia importante sapere a cosa si può incorrere nel caso si rientri, temporalmente o definitivamente, nella madre patria.

Premetto, per chi non mi conosce, che non sono la classica espatriata altezzosa che sputa nel piatto in cui mangia e tratta l’Italia con sufficienza a titolo puramente gratuito. Io amo il mio paese, le sue tradizioni e la sua cultura, e sono orgogliosa di portare la bandiera italiana quando vivo all’estero.

Tuttavia constato con tristezza, dopo anni di assenza, che le cose in tante sfere sono paurosamente regredite. A qualche mese dal mio rientro dal Perù temo inoltre che quanto mi sta accadendo sia più che esemplificativo del lassismo e della scarsa serietà che agita incresciosamente più di un ambito del nostro vivere comune. 
Ho promesso che per evitare di urtare suscettibilità non avrei dato il vero nome agli enti coinvolti in questa pazzesca avventura. Mi riferirò quindi a loro come Provider1, Provider2 e Provider3. 

Buona lettura !

Rientriamo in Italia dopo dieci anni di America Latina e non sappiamo quanto tempo ci fermeremo. Riprendiamo possesso del nostro appartamento milanese e abbiamo naturalmente bisogno di una connessione a internet. Il nostro precedente inquilino ha lasciato accanto al telefono un modem di Provider1, che è anche l’ente telefonico con cui da anni abbiamo il contratto per la nostra linea fissa. Chiamiamo dunque l’inquilino, il quale ci dice che aveva aperto un contratto internet con Provider1 e che poi, insoddisfatto, l’ha interrotto. Il modem è rimasto lì.

Chiamiamo Provider1 e spieghiamo che abbiamo bisogno di una connessione e che c’è già un modem loro a casa nostra. Ci dicono che possiamo utilizzarlo, basta aprire un nuovo contratto su quella linea, e la cosa prenderà all’incirca dieci giorni. Sorvoliamo sullo shock che la notizia ci provoca – a Lima attivano nuove connessioni in 24 ore – e ci predisponiamo ad attendere.

Dopo dieci giorni, mentre siamo via da Milano, ci arriva un sms: “complimenti, la vostra adsl è attiva a partire da oggi”. Rientriamo a Milano, apriamo i computer, la connessione wireless in effetti c’è, ma il nome che ci risulta non ha nulla a che fare con Provider1. Chiamiamo. Ci dicono che l’adsl è attiva e perfettamente funzionante, non capiscono dov’è il problema. Spieghiamo che sarà anche attiva e funzionante, ma noi veniamo automaticamente connessi a un’altra linea (non protetta), e non sappiamo come configurare i nostri pc per accedere alla loro (nostra!) linea perché non ci sono mai arrivati codici, password, o quant’altro. E’ un problema del servizio commerciale, ci dicono.

Chiamiamo il servizio commerciale (vi risparmio la tortura cinese dei call center, le ore in attesa, i messaggi registrati riascoltati all’infinito e la scelta sbagliata (per forza!!!) delle opzioni da schiacciare, che porta ogni volta a dover rifare tutto da capo: un vero incubo), che ci dice che in realtà loro non hanno proprio niente da dirci perché è il servizio tecnico che ci deve configurare il tutto direttamente dalla centrale. Boh.

Richiamiamo il servizio tecnico. Ci dicono che a loro risulta tutto a posto e configurato.
Ci sembra di essere entrati in un tunnel senza uscita. Kafka non avrebbe potuto fare di meglio. Stiamo pagando un servizio che non arriva ai nostri pc e ci dicono che tutto è a posto. Non sappiamo a chi rivolgerci. Mio marito perde la pazienza e urla come mai l’ho sentito urlare in vita sua. Alla fine un tecnico pescato chissà come ci dice che ha capito: il problema è nel modem, sicuramente è così. Ci fa un ticket per andare a ritirare un nuovo modem.

Andiamo. Dopo esser stati maltrattati da un’acida signorina, usciamo con il nostro nuovo modem sottobraccio, arriviamo a casa, installiamo il tutto, non funziona. Richiamiamo il servizio tecnico. Altri tre giorni di sgolamenti, travasi di bile, ogni volta ci dicono una cosa diversa oppure ci appendono il telefono (giuro!!!).

Alla fine, esasperati, acconsentiamo a farci chiamare da un tecnico a pagamento (20 euro!!!), perché questa ci sembra ormai l’unica via di uscita. Il tecnico ci chiama all’ora prestabilita. Ci attacchiamo a lui come dei naufraghi alla barca che arriva a salvarli dopo mesi su un’isola deserta. Gli spieghiamo la faccenda, gli lasciamo fare gli accertamenti del caso. Dopo un po’ esordisce: “ma ovvio!!!” (ovvio???), “siete staccati dalla centralina della vostra zona!!!”. Cominciamo a sudare. “E come si fa ad attaccarci…?”. “Ci penso io. Faccio un avviso in centrale e al massimo in due giorni dovrebbe risolversi tutto”. E’ inutile che vi dica cosa succede, anzi, cosa non succede dopo due giorni.

Da più di un mese andiamo avanti con chiavette (costosissime per il ritmo di connessione che  hanno i nostri figli, sempre attaccati col Perù), connessioni non protette, momenti di frustrazione quando non riusciamo a collegarci.

Chiediamo consigli ai nostri amici, che immancabilmente scuotono la testa e attaccano con la stessa frase: “eh, è un casino….”. Cosa ci sia di così incasinato a installare internet a Milano al giorno d’oggi, quando paesi molto meno “sviluppati” dell’Italia lo fanno in maniera ineccepibile e indolore, non mi è dato saperlo.

Comunque un giorno, presi da pura disperazione, ci infiliamo in un negozio di Provider2 e chiediamo come funziona la faccenda. “Semplicissimo”, ci risponde lo zelante venditore dallo sguardo azzurro e le mani nervose. “Vi portate a casa il modem, lo collegate a un pc centrale, configurate, e gli altri pc si attaccano in wireless, inizialmente con il segnale che prendono dalla chiavetta, poi, quando avremo ottenuto la vostra linea telefonica da Provider1, con l’adsl che vi daremo, e allora sì che il segnale sarà forte e chiaro”.

Gli chiediamo diciotto volte di ripeterci il funzionamento e i termini del contratto, che leggiamo e rileggiamo, prima di firmare. Ci portiamo a casa il nostro modem, felici e ottimisti verso il futuro. Lo colleghiamo con trepidazione. Non funziona niente. Chiamiamo il servizio tecnico. La gentile signorina tenta di aiutarci e alla fine, abbassando la voce, esordisce: “l’unica per avere una connessione decente a Milano è andare con Provider3”.

Siamo scossi, scioccati. Non capiamo più niente. Tra lo scandalo delle veline, il divorzio di Berlusconi e il nostro incubo telematico, non capiamo più in che film siamo entrati.

La signorina (probabilmente una spia della concorrenza) ci avvisa che abbiamo 48 ore di tempo per disdire il contratto con Provider2, senza nessuna conseguenza.

A 12 ore dalla firma del contratto, dunque, mandiamo la raccomandata di disdetta e chiamiamo Provider3. Pimpantissimi. Professionalissimi. Efficientissimi e moderni. “Non c’è problema” (a questo punto cominciamo ad avere vaghi sensi di colpa pensando che il problema l’abbiamo inventato noi, fin dall’inizio), “adesso facciamo la pratica con Provider2 per la cessione della linea, e tempo 7, massimo 10 giorni avete l’adsl”. Bon.

Passano sette giorni, arriva il tecnico, installa il modem, è efficiente anche lui, incoraggiante. Forse intravediamo la luce.

E invece no. Dopo dieci giorni ci chiama Provider3 e ci dice che c’è un problema a recuperare la linea da Provider2. Ma come, non ci avevate detto che era una cosa automatica, indolore e veloce? “Eh, è che ci vuole il numero di migrazione”. E questo numero di migrazione, di grazia, chi lo produce, chi lo emette, chi lo inventaaaaaaaaa??? Provider2, ma prima di rilasciarlo devono sistemare le cose con Provider1, l’antico possessore della linea telefonica. Mi viene da urlare “la linea è mia e la gestisco io!!!”, ma so che è inutile.

installare internet a milanoIl giorno dopo ci chiama Provider1. Ci dice che è stata inoltrata richiesta di migrazione della linea. Ci rincuoriamo, qualcuno dietro alle quinte si sta occupando di noi! L’operatore ci chiede se vogliamo fare il passaggio di linea in automatico oppure pagando 150 euro. E che differenza c’è, chiediamo noi. Nessuna, ci risponde il tecnico, dando voce ai miei più cupi timori: sono veramente tutti impazziti!!! Salvate l’Italia !!! Allora, scusi, diciamo noi, fateci il passaggio automatico. Ok.

Il giorno dopo sollevo il telefono per chiamare mia madre. Muto. Staccato. Morto e sepolto. Ricomincio a sudare. Chiamiamo Provider2: “avete voi la nostra linea?”. “No, rispondono, ma è questione di un giorno o due, è normale che sia staccata, sta migrando”. Ah. Passano due giorni, richiamiamo. “Notizie dalla nostra linea?”. “Eh, Provider1 ha negato la portabilità”. Oddio, e perché??? “Eh, non si sa”. Ma come non si sa?????? COME NON SI SA???????? E dov’è adesso il nostro numero?????? “Eh, l’avete perso”. COSAAAAAAAAAAAAAA?????? Ma quel numero ce l’hanno tutti i nostri amici nel mondo, è su tutti i curriculum di tutta la famiglia, sulle scuole dei miei figli, aiutoooo, non potete farci questo, e poi perché????? Perché???? Noi volevamo semplicemente una linea internet wireless, pagando, s’intende!!!!!

A questo punto basta. Basta davvero. Io lo so che in Italia ci si muove solo per conoscenze. Veramente è una cosa che non ho mai fatto, ma dato che lo dicono tutti, ci credo. E di conoscenze io ne ho davvero poche, almeno in posti chiave, ma ho una rete di donne fantastiche, che si chiama Expatclic. E queste son donne che non stanno a pettinar le bambole, gente,  perché se io ho recuperato il mio numero di telefono è stato grazie a una donna della rete di Expatclic che un giorno, chiacchierando, mi aveva detto di non esitare a contattarla se avessi mai avuto problemi di telefonia.

Questo angelo caduto dal cielo io non lo conosco di persona, ma è bastata una telefonata per spiegarle il problema, che nel giro di due giorni il mio telefono tornava a vivere, a far tu tu, a pulsare, a squillare e a collegarmi al mondo. Con il mio numero di sempre. E volete sapere perché Provider1 l’aveva cancellato dalla faccia della terra? Perché mancava un dato nella scheda cliente. Roba di cui nessuno si era mai accorto, e che adesso, dopo il sollecito di passaggio della linea, veniva alla luce. Peccato che invece di usarla, quella linea telefonica, per chiederci il dato mancante, l’avessero cancellata in toto.

Ma torniamo a Internet, perché ancora non è finita. Recuperata dunque la linea, richiamiamo Provider2 per informarli che la linea è attiva, viva, e portabile. Questa volta è una signorina, a darmi la ferale notizia: “Ma voi l’avete mandata la raccomandata per disdire il contratto che avevate fatto con noi?”. “E come no! Tre settimane fa!”. “Bene allora tutto torna. Perché ci vuole una settimana prima che la raccomandata, una volta arrivata, venga trasmessa al dipartimento giusto, che è il mio, e poi noi quando la riceviamo dall’ufficio centrale attiviamo la pratica per la cessione della linea”. Sudo e tremo. “E quanto ci vuole perché la linea venga ceduta…?”. “Mah, guardi…. Ci vorranno CIRCA TRENTA GIORNI”. TRENTA GIORNI??? Questa è nuova!!!

Ci viene da ridere, ci viene da piangere, ci viene voglia di espatriare nel Borneo. A questo punto rinunciamo. Ci colleghiamo quando c’è la rete libera e con la chiavetta, fin quando possiamo usufruire delle famose 100 ore a 25 euro, perché consumate quelle (e in una famiglia di 4 persone vi assicuro che si consumano mooooolto rapidamente!) ci costa 2.50 euro all’ora. Come a dire, più cara che all’internet point di Capri.

Provider3 ogni tanto fa le prove tecniche sulla nostra linea. Ci viene da ridere pensando che quando scadranno i 30 giorni famosi e avremo (forse!!!) finalmente la connessione a Internet con Provider3, saremo tutti in vacanza altrove.

Mi han dato tante spiegazioni per quanto ci sta succedendo: non c’è regolamentazione giuridica in questo campo, i tecnici che rispondono lo fanno da casa loro con il loro pc e non sanno niente, i provider hanno interesse a stringere il contratto, poi quello che succede non gli importa, etc. Qualunque sia la ragione, e probabilmente è vero che ce n’è più di una, la prossima volta che qualcuno con aria bovina mi chiede “ma come si vive in Perù? Come fate, avete l’elettricità, il telefono, la tv??”, gli tiro un modem in testa!

 

Claudia Landini (Claudiaexpat)
Milano, Italia
Luglio 2009

 

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