Siamo felici e un po’ commosse nel pubblicare questo articolo che Claudiaexpat aveva scritto nel 2014, per celebrare la ricchezza delle relazioni umane e del cibo in Palestina.
Oggi Marcella ci apre le porte della sua grande casa alla periferia di Hebron. Nella sua accoglienza si sentono tutto il calore palestinese e l’apertura di spirito italiana. Marcella è di Roma, ma dal 1979 vive in questa tormentata terra. Ci si è trasferita per seguire suo marito, un dottore palestinese che ha conosciuto in Italia. Ormai sono passati anni, e da questo matrimonio Marcella ha avuto sei figli. Ha venduto il suo appartamento a Roma, di cui parla con una punta di rimpianto, e con la morte della sorella, ultimo parente rimasto in Italia, sente aprirsi ancora di più la distanza con il suo paese. Marcella però è contenta, e lo dimostra l’orgoglio con cui ci presenta suo marito, suo figlio, e i nipotini che ci guardano incuriosite.
Oggi è un giorno speciale perché finalmente siamo riuscite a organizzare un incontro a Hebron. Siamo le Italiane in Palestina, molte di noi sono di passaggio, restano un paio d’anni per lavorare a qualche progetto di sviluppo o per accompagnare il proprio marito, e ripartono verso altri paesi, altre hanno sposato dei palestinesi, e vivono qui senza biglietto di ritorno.
E’ sempre complicato incontrarsi perché viviamo sparse tra Gerusalemme e vari punti della West Bank. Alcune di noi non hanno il permesso per venire a Gerusalemme, il primo incontro l’abbiamo organizzato a Ramallah per dar modo anche alle “hebronite” di raggiungerci. Oggi invece siamo partite da Gerusalemme in tante, per venire a passare la giornata da Marcella.
Dopo di noi arrivano alla spicciolata le altre “italiane di Hebron” – Laura, sposata da poco, che racconta come sia riuscita a fare una deliziosa mozzarella con il latte locale; Zeinab, nata e cresciuta in Italia da genitori palestinesi, un sorriso caldo come questa terra e un dinamismo contagioso; arriva Miriam, con la sua nidiata a seguito: quattro splendide figlie poliglotte, affettuose, curiose. Miriam si scusa per il velo che le copre i capelli, non siete abituate a vedermi così, dice, ma questa è la mia versione quando vado in giro qui… Poi c’è Roberta, che non avevamo ancora conosciuto, anche lei un vulcano di energia e di allegria. O forse è il fatto di essere finalmente riuscite a riunirci, di trovarci sotto lo stesso tetto davanti alla tavola imbandita di Marcella.
E’ evidente che per l’occasione ha lavorato tantissimo, anche se continua a negarlo e a dire che è stata molto aiutata dalla figlia e dalle nuore. Mentre chiacchieriamo tra noi, alle nostre spalle vengono portati i piatti, e quando tutto è pronto ci alziamo e ci troviamo di fronte a un pasto da sogno: Marcella ha imparato molto da questa terra, e in cucina è particolarmente dotata.
Ecco quindi che per accogliere le sue amiche ha preparato sambusek, foglie di vite ripiene, insalate orientali, hummus e il pane naturalmente l’ha cotto in casa, una sfoglia sottile e croccante, ancora calda, il giusto accompagnamento a questo pranzo che è una gioia per i nostri palati.
E così mentre i piatti si riempiono di questo cibo delizioso, e l’aria profuma di zatar, cumino e olive, le lingue si sciolgono e le “italiane di Hebron” cominciano a raccontare delle loro sfide per trovare un equilibrio in questa cultura così distante dalla loro, un modus vivendi per interagire con i famigliari dei mariti; ci raccontano divertenti aneddoti d’incomprensione culturale, momenti di fatica e di solitudine, la pressione delle famiglie nella cultura palestinese è forte, ma queste donne hanno più di una risorsa, sono capaci di reagire e di mantenersi in equilibrio tra mille scommesse, hanno saputo andare incontro al loro nuovo paese con apertura ma ben fedeli alle loro origini. Hanno messo al mondo figli che parlano perfettamente arabo e italiano, imparato a cucinare, a parlare nel modo giusto e a stare zitte quando è necessario. Hanno avuto momenti bui, sono passate per vicissitudini politiche che hanno lasciato il segno nella terra e nei loro vicini, hanno patito la mancanza d’acqua, di elettricità, il coprifuoco… E oggi sono qui, a questo tavolo che ci unisce tutte, i piatti di Marcella ci sciolgono, diminuiscono la distanza tra la loro esperienza e le nostre, e creano un ponte di amicizia, vicinanza e curiosità.
La cucina in Palestina, come in tutto il Medio Oriente, è un mezzo per scambiarsi amore. I piatti sono abbondanti e nutrienti, i sapori completi. Gli ingredienti vengono dalla terra – le saporite olive e l’olio che se ne ricava, le spezie colorate, le verdure che vengono cucinate in una miriade di modi. A tavola ci si sta a lungo, si mangia in abbondanza, e si finisce con un buon caffè al cardamomo e con gli immancabili dolci altamente zuccherati, avvolgenti come l’ospitalità di queste persone speciali.






