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Claudiaexpat ci presenta un artista congolese che ha avuto la fortuna di conoscere di persona. In Perù!

Qualche tempo fa, a Lima, il Centro Culturale Francese ha organizzato, come ogni anno, un festival di cultura e arte africana. Qualche film, qualche mostra, e un artista africano per eccellenza, Lokua Kanza, congolese, è venuto a dare un concerto. Avevo conosciuto la musica di Lokua durante il mio soggiorno a Brazzaville, e l’apprezzavo enormemente. L’idea di vederlo in concerto qui a Lima, dove l’Africa vive solo e unicamente nei miei ricordi, mi ha subito emozionata.

Un paio di giorni dopo il concerto ho avuto l’occasione di incontrare Lokua al Centro Culturale Francese, e di scambiare due chiacchiere con lui. Ho tentato di spiegargli lo struggimento che provo ogni volta che mi capita di rivivere, attraverso l’arte o le persone, i momenti trascorsi in questo affascinante continente, ma anche se sono sicura che mi ha capita, non ha condiviso il mio entusiasmo. Come la maggior parte degli africani che si sono installati in Europa, Lokua parla del suo paese con un misto di accusa e distanza. La Repubblica Democratica del Congo, poi, dove lui è nato 49 anni fa, è tristemente nota per i conflitti che la scuotono da anni, dopo che il dittatore Mobutu ha banchettato per più di tre decenni sul suo territorio. In Francia, dove Lokua s’installa nell’84, trova uno spazio adeguato per produrre e far conoscere i suoi temi a un vasto pubblico.

Io e Lokua

Io e Lokua

Musicista versatile e dotato di indiscusso talento, Lokua comincia a suonare la chitarra giovanissimo nelle varie band di rumba zairese dell’epoca. Si trasferisce poi a Kinshasa per frequentare il conservatorio. Passa con disinvoltura dalla chitarra al piano, dalle percussioni al flauto. Pian piano il suo nome comincia a circolare nella scena musicale africana anche al di fuori del suo paese. Lokua si trasferisce per due anni in Costa d’Avorio, e successivamente a Parigi. Il 1992 è un anno molto intenso: Lokua dà il suo primo concerto all’Olympia di Parigi, e completa il suo primo album, Lokua Kanza, che viene registrato e lanciato sul mercato, con successo immediato, un anno dopo. La sua carriera di musicista ormai consolidata, Lokua collabora coi più grandi nomi della scena musicale africana (Youssou N’Dour, Papa Wemba, Ray Lema, Manu Dibango). Nel 1995 esce Wapi Yo (io all’epoca mi trovavo a Brazzaville, e mi ricordo bene quanto fosse ascoltato in tutti gli angoli della città!) . Il terzo album, 3, non riscuote il successo dei primi due. A questo fa seguito Toyébi Tè, e in ultimo, nel 2005, Plus Vivant, il primo album interamente cantato in francese. Lokua mi spiega che la decisione di abbandonare il lingala gli è costata più di una critica. Molti hanno visto in questa scelta una sorta di “tradimento” verso la sua madre patria, un rinnegare le sue origini. “Niente di più stupido” afferma Lokua convinto. “Non c’è nessun tipo di posizionamento politico dietro alla scelta del francese. Io seguo il mio istinto, che questa volta mi ha spinto a cantare in francese, tutto qui. Amo creare in libertà, esprimere quello che attingo dalla mia vita.”.

In scena a Lima Lokua canta accompagnato dalla sua chitarra acustica e dalla splendida voce di sua figlia Malaika. Ripercorre i temi più noti del suo repertorio, scherzando a lungo col pubblico. Una ventata d’Africa in questa grigia Lima. Susana Baca, la maggior esponente della musica negra peruviana, apre il concerto, e torna sul palco in ultimo, per cantare con lui. Nei giorni successivi Lokua si dedica a dei laboratori di musica con studenti peruviani, durante i quali le percussioni (tra cui troneggia il cajon, il re delle percussioni in Perù) sono il mezzo per (ri)trovare, attraverso ritmi liberi e spontanei, un punto di incontro nel quale la musica dissolve le origini, il colore della pelle, la nazionalità, la lingua…. Lokua mi racconta che questa è la parte più bella delle sue tournées, il rapporto con la gente, il contatto umano, e l’incontro con altre culture. Sta per proseguire il suo viaggio in Brasile, dove è rispettato e coccolato, e dove, in passato, ha avuto l’occasione di suonare con musicisti del calibro di Djavan, Chico Cesar, Al Jarreau.

Compro due dei suoi cd, uno per me e uno per i miei figli, che in Africa sono stati fatti, e gli chiedo di scriverci una dedica. Lo ringrazio per essere venuto in Perù e aver dedicato il suo tempo alla diffusione della musica africana tra i giovani peruviani, e per aver regalato, a me, un momento così simpatico.

Questo è il sito officiale di Lokua (bellissimo!!!): http://www.lokua-kanza.com/

Claudiaexpat
Lima, Perù
Marzo 2007

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