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Sono passati sette anni da quando è stata raccolta quest’intervista, e nel frattempo io e Loredana ci siamo conosciute di persona a Milano e riviste in un paio d’altre occasioni. Loredana vive ancora in Bahrein, mentre sua figlia frequenta l’università a Milano. In questi anni Loredana ha sviluppato e arricchito il suo lavoro di fotografa. Il suo Art Work è stato esposto in varie gallerie, al Museo di Trastevere a Roma, alla Mondadori Gallery ad Alessandria, XVA gallery a Dubai, e in Qatar. Adesso è specializzata in matrimoni in Medio Oriente, addirittura di famiglie reali, e disegna anche album fotografici a tema, che fa produrre in Italia. Il suo occhio sensibile e attento, il contatto prolungato con la cultura mediorientale, e i numerosi viaggi che compie per i suoi reportage fotografici, fanno di Loredana un¹esperta nel campo della fotografia mediorientale.

Claudiaexpat
Giugno 2012

Il sito web di Loredana: www.loredanamantello.com
La pagina FB di Loredana: http://www.facebook.com/
Per contattare Loredana: loredarabia@gmail.com

Siamo lieti di presentarvi Loredana Mantello, un donna italiana che grazie all’espatrio ha trasformato l’hobby per la fotografia in una professione.

Raccontaci un po’ di te, Loredana.

lorfotoSono nativa di Alessandria, dove la mia famiglia vive tuttora. Mi sono sposata e trasferita a Bologna. Purtroppo il mio matrimonio non ha funzionato e quando mia figlia aveva due anni e mezzo mi sono separata e, per mantenermi, ho iniziato a lavorare per un’agenzia viaggi di Bologna. Organizzavo congressi per i medici e viaggi-premio aziendali all‘estero. Viaggiavo molto e questo mi è sempre piaciuto. Il lavoro era faticoso e stressante, ma ricco di soddisfazioni. La mia passione per la fotografia è incominciata proprio in questo periodo quando sentivo il forte desiderio di esprimermi e non sapendolo fare con la scrittura o con la pittura ho incominciato con la fotografia. Mi sono iscritta ad una scuola di fotografia e la mia passione è nata. Ho vissuto sola con Maria Vittoria, mia figlia, per circa 10 anni, dividendomi tra il ruolo di madre-padre e quello di lavoratrice, poi ho conosciuto Giovanni e un bel giorno lui ha ricevuto l’offerta di una ditta americana per un impiego in Arabia Saudita.

Sono stata io a spronarlo, gli ho detto “dai vai a vedere di che si tratta!”. E sempre io ho rotto i suoi indugi. Sai, lasciava il classico “buon posto sicuro”, il mito degli italiani. E così, nel novembre 2001, ho lasciato il mio lavoro, ci siamo sposati e ho iniziato la vita da espatriata (in Arabia Saudita sono ammesse solo coppie regolarmente sposate).

E tua figlia?

L’ho letteralmente strappata dall’Italia, strappata dalla casa dove era nata e cresciuta, dai suoi amici scout e dalla sua lingua. Aveva terminato la prima media e l’inglese era per lei una lingua pressoché sconosciuta. Ad Al-Khobar, in Arabia Saudita, non ci sono scuole italiane.

L’ho quindi iscritta alla scuola americana e dopo appena un anno non aveva più bisogno del supporto linguistico extra, fornito dalla scuola stessa, per imparare l’inglese. E’ stata dura all’inizio, ma devo dire che ha avuto tanto coraggio e forza di volontà. Maria Vittoria (che ora è Viki) è portata per le lingue, adesso a scuola studia anche francese e spagnolo e insieme facciamo un corso di arabo dove stiamo imparando a leggere e scrivere. Oltre ad imparare ci divertiamo…sono ritornata sui banchi di scuola…insieme a mia figlia!

E tu cosa facevi in Arabia Saudita? So che per le donne è difficile lavorare.

untitledDi certo non mi sono annoiata. Ho iniziato a prendere seriamente in considerazione la mia carriera come fotografa, e ho incominciato a studiare e imparare la fotografia digitale. Trovavo eccezionalmente interessante, affascinante e misterioso il tema del velo. Questi occhi neri intriganti, profondi come gli abissi…. È stato poi il tema principale di un mostra fotografica che ho portato in Italia lo scorso anno. Una ricerca fotografica che sto tuttora portando avanti. Ma scusa tu volevi sapere di piu’ sulle donne in Arabia Saudita. Si, le donne non possono lavorare e neppure guidare l’auto. Strano vero? Possono fare le insegnanti e i medici, ma altri mestieri no. Io ho incominciato a vendere le mie fotografie alla comunità di espatriati e le mie cartoline in un negozio che vende oggetti etnici. Ho incominciato così a lavorare.

Come mai adesso vivi a Bahrain?

Dopo gli attentati di maggio 2004, la ditta per la quale lavora Giovanni ha disposto il trasferimento delle famiglie dei dipendenti occidentali a Bahrain. Mio marito è diventato un pendolare, avanti e indietro tutti i giorni attraverso il ponte che collega i due Paesi. Mia figlia frequenta la scuola americana qui a Bahrain, adesso ha 15 anni, è come se fosse al primo anno del liceo per la scuola italiana, la scuola le piace molto, ha tanti amici ed è felice.

Raccontaci di te come fotografa

picsforwebOra lavoro come fotografa free lance per una rivista anglo-francese. Come ti ho già raccontato sono affascinata dalle donne arabe e dal loro velo, e porto avanti il progetto di una pubblicazione su questa tematica insieme ad un professore universitario.

Inoltre realizzo servizi su bambini in costumi locali. Le madri sono entusiaste ed incuriosite mentre i bambini si divertono moltissimo. Mi hanno commissionato vari lavori di architettura, matrimoni etc.

Ma la mia vera passione sono le foto giornalistiche, e i reportage di viaggi

So che di recente hai visitato lo Yemen…

Sì, ho visitato lo Yemen con un gruppo di amici, compagni di viaggio eccezionali. È stata un’esperienza positiva. Certo loro si sono dovuti adattare alle mie esigenze di fotografa ed io alle loro. Abbiamo girato per 8 giorni, ma per catturare l’essenza di un posto devi rimanere ferma, immobile a guardare la città che ti gira intorno. L’ideale sarebbe stato, ad esempio, rimanere per tutta la durata del viaggio seduta nella piazza del souq di Sana’a, la capitale, a guardare le persone, ad osservare tutto ciò che ti circonda e che si muove intorno a te.

Hai avuto problemi in quanto fotografo donna?

picsforweb3No tutt’altro. Come in Bahrain anche in Yemen il fatto di essere una donna fotografo desta curiosità, per di più sono straniera e così entra in gioco l’ospitalità che è molto sentita in questi Paesi, senza mai venir meno il rispetto, neanche da parte dei colleghi fotografi. Il fatto d’essere donna, non solo non mi crea ostacoli, anzi mi è d’aiuto. Mi posso avvicinare di più alle donne, senza per altro avere alcun problema a fotografare uomini.

I tuoi progetti futuri?

In Yemen ho scattato 1500 foto circa che adesso sto scremando, scegliendo in preparazione per una mostra fotografica su questo paese così interessante dal punto di vista fotografico. Ho trovato gli sponsor e il progetto dovrebbe concretizzarsi nell’autunno. Non sarà una mostra etnica tradizionale, realizzerò formati e supporti particolari. Voglio trasmettere il mio amore per lo Yemen per aiutarlo a rilanciarsi dal punto di vista turistico, perché è un paese bellissimo, stupendo. Il turismo può essere una fonte di ricchezza, di sviluppo. Spero che la mostra diventi itinerante in vari paesi, a partire dallo stesso Yemen.

I miei progetti a breve sono la mostra nell’autunno Insh’Allah (cosi` si dice da queste parti) ed in contemporanea il lancio del mio sito web. D’estate andrò in Italia dove sono solita frequentare seminari, corsi organizzati dal National Geographic in Toscana. I fotografi di fama internazionale saranno senz’altro fonte d’ispirazione per me.

E a lungo termine?

Di portar avanti progetti ad ampio respiro come quello di valorizzare lo Yemen dal punto di vista turistico per aiutare un popolo poverissimo. Farò inoltre un viaggio in Iran sempre per il progetto sulle donne velate.

Il mio grande sogno è di realizzare lavori dal punto di vista editoriale, di lavorare per un giornale o per un’agenzia, come inviata nel Medio Oriente, zona dove riesco a muovermi abbastanza bene.

Intervista raccolta da Annaexpat a giugno 2005

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