Home > Famiglia e Bambini > Coppie > Il coniuge e l’espatrio

Ringraziamo Cathleenex, Consulente di Transizione, per questo interessantissimo articolo sul coniuge e l’espatrio.

Partire all’estero come coniuge accompagnante può generare problemi e frustrazioni di cui non si è necessariamente in grado di misurare l’ampiezza in un primo espatrio. In questa sede parlerò del coniuge al femminile dato che, in ambito di espatrio, in genere è ancora la carriera dell’uomo che determina gli spostamenti. Le teorie sono naturalmente valide per i due sessi, ma alcune sfumature fanno sì che la problematica del coniuge uomo possa costituire l’oggetto di uno studio a parte.

Prima della partenza la sposa o compagna è occupata con tutta una serie di questioni amministrative e organizzative; con gli addii più o meno dolorosi e con l’eccitazione di questa nuova vita. E’ unicamente dopo qualche settimana che sola (il marito in genere deve assumere le sue nuove funzioni con anticipo) in mezzo agli scatoloni e con tutti gli effetti personali ammassati, prende coscienza delle difficoltà e delle sfide che dovrà inevitabilmente affrontare. Si rende conto che anche la soddisfazione dei suoi bisogni più basici potrà essere compromessa. Spesso ha la sensazione di essere la sola a confrontarsi con tali sentimenti

Per dimostrare che non è così, vorrei evocare la teoria dei bisogni formulata da Abraham Maslow (1954) e, sulla base di questa, spiegare le difficoltà con le quali è normale che la sposa o compagna espatriata si confronti.

Secondo Maslow, tutti gli individui vogliono soddisfare cinque categorie di bisogni, classificabili per ordine di importanza, gerarchia che rappresenta figurativamente con una piramide.

Finchè un bisogno non è soddisfatto, crea una tensione generatrice di una forza che spinge l’individuo all’azione (motivazione). A partire dal momento in cui è soddisfatto, sarà il bisogno del livello superiore che appare come nuova fonte di motivazione. Quando i bisogni essenziali non sono più garantiti, l’individuo mobilita tutta la sua energia per soddisfarli di nuovo. Questo processo può generare frustrazioni, rimpianti, nostalgia, e, a lungo termine, un rischio per la salute.

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I. I bisogni fisiologici, (aria, sonno, cibo, bevande, riproduzione della specie, etc…)
II. I bisogni fisiologici di sicurezza (protezione, stabilità di domicilio, di impiego,…)

III. I bisogni sociali o bisogni di appartenenza
(desiderio di essere amato e integrato in un gruppo.)
IV. I bisogni di stima (rappresentare un certo valore tanto ai propri occhi quanto a quelli degli altri)

V. I bisogni di autorealizzazione
(realizzazione di sé, delle proprie potenzialità, delle proprie doti)

La maggior parte delle donne che si ritrova a seguire il proprio coniuge all’estero è giunta, in età adulta, ai livelli più alti della piramide. In genere queste donne tentano di soddisfare il loro bisogno di autorealizzazione, attraverso il lavoro, gli interessi e le attività quotidiane.

In espatrio, rischiano di ricadere improvvisamente al primo gradino di questa piramide. In effetti con alcuni paesi, oltre che la lingua, non condividono neanche lo stesso alfabeto, nè gli stessi prodotti di base o le misure. Fare gli acquisti alimentari in questi paesi può rivelarsi un’impresa di successo. Che sollievo per alcune riconoscere un frutto o una verdura famigliare alla vista o all’olfatto!
C’è anche la paura delle malattie trasmesse dall’acqua, dagli insetti o dagli alimenti contaminati, che può mettere in pericolo questo bisogno fisologico di base. La sposa dovrà adattarsi a questo nuovo ambiente e adottare nuove abitudini alimentari, di cottura o di lavaggio degli alimenti.

E, per finire, c’è la ricerca di un alloggio, di un nuovo « nido ». Questo capitolo è spesso eccitante in un primo tempo, ma può rivelarsi rapidamente frustrante e deprimente; non c’è niente sul mercato al momento, la richiesta è più grande dell’offerta, gli affitti sono troppo alti e altre persone affascinanti si affrettano ad offrire più di voi. I termini di contratto non hanno senso, avete troppi figli o un animale domestico che farà sì che vengano preferiti “gli altri”, giusto per colpevolizzarvi un po’.
Queste prime difficoltà si manifestano all’arrivo nel paese, quando la donna, spesso, è stanca sia fisicamente che psichicamente. Se non viene informata, sostenuta e guidata, il suo adattamento rischia di essere molto più difficile e le sue possibilità di sentirsi a suo agio rapidamente nel nuovo ambiente sono compromesse. Tenendo conto del fatto che l’adattamento e la serenità della donna avranno un’influenza diretta sul lavoro e la resa del proprio coniuge, il datore di lavoro dovrebbe sistematicamente inviare l’espatriato e la moglie sul posto prima del trasferimento, in recognizione. In questo modo possono cercare un alloggio, delle scuole, e familiarizzare con il paese, aumentando così le possibilità di riuscita dell’espatrio. All’arrivo si consiglia anche di dare la possibilità alla coppia di installarsi e disfare gli scatoloni insieme (in genere una settimana è sufficiente), in modo che la donna possa risparmiare un po’ d’energia da usare, in un secondo tempo, per i suoi bisogni sociali.

I bisogni di sicurezza possono essere chiaramente insoddisfatti e generare problemi a lungo termine. Al di là dei problemi di sicurezza fisica che possono presentarsi in alcuni paesi, la donna che ha lasciato il proprio lavoro può sentirsi molto spoglia e ansiosa rispetto al futuro. Anche se ogni persona ha una capacità d’adattamento e una resistenza allo stress differente, si sa che lasciare un lavoro per seguire il proprio marito all’estero implica una perdita di autonomia finanziaria che può diventare difficilmente sopportabile. Questioni legate all’avvenire, al divorzio, alla pensione, alla vedovanza possono diventare delle vere e proprie angosce. La persona in preda a tali angosce non cercherà neanche più di ascoltare i suoi altri bisogni e rischia di vivere molto male il suo espatrio. Spesso si ritroverà in una delle situazioni che temeva tanto (fenomeno della predizione che si realizza). A forza di tormentarsi, di vivere angosciata, stressata per il futuro, la donna non approfitterà più degli aspetti positivi del presente e delle nuove opportunità, e la moglie sorridente, dinamica e rilassata lascerà rapidamente il posto a una sposa angosciata, nervosa e spenta.

Anche i bisogni sociali possono essere difficili da soddisfare in espatrio. La persona dovrà dar prova di una grande apertura per stringere ex novo dei legami sociali nel suo paese d’accoglienza, a volte in disaccordo coi propri valori, la propria cultura. Ha lasciato la sua famiglia, a volte magari uno o più figli, i suoi amici, e si ritrova sola o in circolo famigliare ristretto per affrontare la vita e i problemi quotidiani. Dovrà ricrearsi un ambiente amichevole nel quale sentirsi riconosciuta, amata, e questo richiede molta volontà, inclinazione ed energia.
In molte città ci sono delle associazioni che organizzano attività che permettono alle nuove arrivate di incontrare altre persone, spesso molto interessanti dal punto di vista di esperienze vissute, di familiarizzare con il paese e di seguire un interesse, un passatempo. Queste associazioni sono delle vere miniere di informazioni e offrono un appoggio fantastico.
L’apprendimento della lingua del nuovo paese è sicuramente un fattore importante per facilitare l’adattamento. Le donne informate sulle differenze culturali del paese che le accoglie, che possono gioire del loro corso di lingua e che conoscono l’esistenza delle associazioni di accoglienza, avranno più chances di adattarsi rapidamente.

Il bisogno di autostima in un primo tempo potrà essere soddisfatto solo in seno al nucleo famigliare. Ma questo nucleo famigliare si trova in un periodo di transizione, staccato dai legami precedenti e non ancora ambientato nella sua nuova destinazione. Questo periodo è una tappa obbligatoria nel processo di trasferimento, ed è faticosissimo per la moglie, che si ritrova spesso « sola » di fronte a difficoltà amministrative, pratiche, organizzative ed emotive. Queste difficoltà genereranno un livello elevato di stress, gestito in maniera diversa a seconda di ogni individuo, e che avrà delle ripercussioni sull’insieme della famiglia. La moglie potrà sentirsi allo stesso tempo impaziente, curiosa ed eccitata dall’avventura ma anche inquieta, oberata, ansiosa, responsabile del benessere dei figli, se ne ha, e a volte incapace di assicurarlo. Questo periodo e questo miscuglio di sentimenti sono propizi alle tensioni e alle frizioni famigliari che possono alterare l’autostima della moglie. C’è anche questa terribile impotenza di fronte ai bambini sballottati, tristi per aver dovuto lasciare i loro amici e la loro casa. Le madri spesso provano lo stesso tipo di tristezza ma devono ragionare da adulte e mettere in sordina queste emozioni per permettere alla famiglia di riequilibrarsi. Questo periodo è carico di emozioni, e spinte dalla volontà di voler far bene, di voler capire e arrivare a gestire al meglio la situazione, queste donne spesso si ritrovano esauste, demoralizzate e con voglia di gettare la spugna.
Le donne che non abbandonano il proprio ambiente in genere non devono rimettersi tanto in questione, pensare a chi sono e perchè sono così, mentre quelle che partono in espatrio devono continuamente riposizionarsi come persone in un ambiente straniero, fissarsi dei nuovi obiettivi, interrogarsi e ritrovare degli scopi nelle loro vite. Questi periodi di dubbio e di ricerca possono essere accompagnati da un abbassamento di autostima. Una condivisione di questi sentimenti, una presa di coscienza del fatto che sono assolutamente normali, aiuta a superare questo momento.

Alcune spose hanno un ruolo specifico da svolgere, ad esempio le mogli di alti responsabili di una società o di diplomatici. Questo ruolo può essere una fonte di autostima in sé, ma è spesso ingrato perchè non viene riconosciuto. Ci sarà dunque la tendenza a inquadrare la moglie nello statuto di “sposa di…” che non favorisce la valorizzazione dell’individuo.
Nei paesi di cultura molto diversa o nei cosiddetti paesi “più difficili”, una comunità di espatriati ben organizzata in genere si fa carico dei nuovi arrivati e offre un considerevole aiuto al loro adattamento. Questo sostegno avrà delle conseguenze immediate sul senso di appartenenza e di autostima della donna, che si sente ascoltata, compresa (spesso condividiamo gli stessi sentimenti), aiutata, e può dunque adattarsi e aiutare i suoi figli ad adattarsi più rapidamente. Quando la moglie ha trovato i suoi riferimenti, e i bambini cominciano ad avere degli amici e dei progetti, si sente spesso fiera, serena e con voglia di andare avanti, di raggiungere la propria realizzazione personale. Questo periodo di transizione dura in genere tra gli otto mesi e un anno.

Ci si potrà dedicare al proprio bisogno di realizzazione unicamente quando tutti gli altri bisogni saranno soddisfatti. Seguire una propria carriera è difficile per una donna che cambia costantemente paese, ma certamente non impossibile. Alcune carriere sono più mobili che altre e Internet oggi offre delle possibilità reali aiutando nella ricerca di un’attività remunerata o di una formazione a distanza. Molti coniugi hanno approfittato del proprio espatrio per arricchirsi di altre conoscenze (linguistiche, culturali, creative…) e sono riusciti, una volta che la famiglia si era stabilizzata, a mettere del tempo e delle capacità a servizio di varie azioni di volontariato, nelle scuole o nella creazione o realizzazione artistica. Ci sono tante opportunità per la donna espatriata e ad alcune a volte si presenta l’occasione di realizzare i propri sogni o cambiare di carriera. Ovviamente ciò necessita di una rimessa in questione e una volontà di cambiare. In un tale contesto è indispensabile imparare a conoscersi, identificare le proprie conoscenze, le proprie competenze, e sintonizzarle con il nuovo ambiente. Ma forse è una fortuna averne la possibilità!

La presa di coscienza dell’esistenza di questi bisogni differenti permette di identificare alcuni punti importanti sui quali il datore di lavoro, l’espatriato e sua moglie hanno capacità di intervenire. Un espatrio riuscito passa per la presa in considerazione dell’espatriato ma anche della sua famiglia, cosa che richiederà una preparazione specifica e un accompagnamento professionale prima e durante ogni trasferimento.
Questa analisi mostra bene che l’espatrio provoca a livello psicologico un processo progressivo, fatto di rottura, adattamento, sforzi e pazienza, ma che può anche presentare delle vere opportunità.

Cathleen de Kerchove
Consulente di transizione
New-York, Stati Uniti

Traduzione dal francese a cura di Claudiaexpat