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Chiara, una carissima amica italiana di Expatclic, che Claudiaexpat ha avuto il piacere di conoscere a Lima proprio grazie ad Expatclic, ci racconta come si è organizzata nella sua professione di interprete quando si è trovata ad espatriare per seguire suo marito nel suo lavoro. Grazie Chiara !!!

 

Interprete2Sono un’interprete di conferenza (simultanea e consecutiva), mestiere molto distinto per requisiti, qualifiche e modus operandi dalla traduttrice (documenti scritti). Nonostante un decollo lento, in Europa, la mia attività aveva raggiunto livelli elevatissimi in termini di giornate di lavoro.

Quando ho saputo che avrei lasciato il vecchio continente ero consapevolissima che per la mia carriera si trattava di una battuta d’arresto, soprattutto viste le mie lingue di lavoro che non erano consone alle richieste del mercato latinoamericano. Con una certa dose di coraggio per il primo anno ho deciso di fare la spola tra l’Europa e l’America Latina per onorare i miei contratti e mantenere i clienti più fedeli. Nella mia professione è immaginabile lavorare a cavallo tra due continenti se si dispone di clienti istituzionali (Unione Europea, Nazioni Unite ecc..) che danno una programmazione a lungo termine, permettendo in tal modo all’individuo di organizzarsi. Il secondo anno le cose sono cambiate, più per una contingenza professionale che personale, pertanto è stato un annus horribilis con rinunce, sacrifici e tanta amarezza. Il terzo anno ho preso la drastica decisione di trasferire il mio polo professionale in Perù, spostando il domicilio professionale in qualità di interprete di conferenza. Occorre darsi da fare per inserirsi in un nuovo mercato, ma l’America Latina tutto sommato è molto simile all’Europa meridionale per quanto riguarda la mentalità lavorativa, e se una persona ha la fortuna di svolgere una professione riconosciuta in altri paesi non è una missione impossibile spostare il proprio pool di clienti.

Il mercato peruviano per la traduzione e le interpreti è ancora molto in erba rispetto all’Europa. Le professioni di interprete e traduttrice non solo vengono considerate come un tutt’uno dai clienti (il che succede anche in Europa), ma il medesimo collegio di traduttori (organo da cui deriva l’albo nazionale) assimila entrambe le professioni, oltretutto vincolandole al conseguimento di un titolo di traduttore-interprete presso alcune università nazionali. Piccolo problema: i migliori intepreti provengono da università estere o sono autodidatti, come spesso accade per le prime generazioni di interpreti (cioè quando non esistevano corsi per interpreti!). Non conoscendo personalmente il livello delle scuole interpreti qui non mi permetto di giudicarle, ma da quel che mi riferiscono le qualifiche sono ad anni luce rispetto alle migliori scuole europee… I settori che danno maggiormente lavoro, come in tutti gli altri paesi, sono le istituzioni internazionali (famiglia Onu), le ambasciate e il tessuto imprenditoriale vocato all’esportazione (miniere, settore tessile, agroalimentare ecc..) e gli immancabili congressi medici. Quanto alle tariffe, il mercato è libero, tuttavia esiste una forbice di prezzi al di sotto della quale è deontologicamente scorretto scendere, per una questione di collegialità e di rispetto della professione.

I contatti nascono dalla mia affiliazione all’AIIC (Association Internationale Interprètes de Conférence), ed è il passaparola a permettere di ottenere quasi tutti i contratti di lavoro. Per le lingue non coperte dalle colleghe locali occorre riflettere sui possibili clienti (ambasciate, centri culturali, aziende del paese di cui si parla la lingua) e lanciarsi nella promozione.

Con mia somma sorpresa ho scoperto che, contrariamente a quanto mi era stato detto, i coniugi dei funzionari internazionali possono lavorare in proprio, ottenendo un numero di RUC (partita iva) e fatturando con ricevute per onorari professionali. La burocrazia è strabiliantemente snella, occorre presentarsi nell’ufficio della SUNAT (agenzia delle entrate peruviana) più vicina al proprio domicilio con originale e copia del proprio permesso di soggiorno, passaporto e giustificativo di domicilio, ed è fatta. Tutte le ricevute possono essere emesse online, in tal modo il sistema le registra automaticamente. Non ho ancora saggiato il momento della “dichiarazione dei redditi”, ma pare che si tratti di una semplice formalità, perchè il tasso impositivo è bassissimo (10% circa) ed è possibile pagarlo anticipatamente mano a mano che si emettono le notule per onorari.

L’espatrio è necessariamente un sacrificio per una persona che segue il proprio coniuge trasferito per il suo lavoro. E’ tuttavia una scuola di vita straordinaria che ci si porta appresso tutta la vita. A seconda delle professioni, se una persona è dotata di un minimo di curiosità, spirito d’iniziativa e inventiva, è possibile arricchire o perlomeno diversificare il proprio bagaglio professionale. Nel mio caso la parola d’ordine è stata diversificazione, ovvero ho cercato di adeguare la mia carriera, concedendomi una sorta di pausa sabbatica, a una nuova realtà, acquisendo nuove conoscenze ed esperienze.

 

Chiara
Lima, Perù
Giugno 2010