Home > Arte e Cultura > Fotografia > Laura, fotografie di emozioni e luci

Per questo aggiornamento speciale sulla Fotografia in Espatrio vi riproponiamo l’intervista a Laura Rossi pubblicata nel 2007. Abbiamo ricontattato Laura e abbiamo scoperto che nel 2009 ha dato alla luce Martina, e lo scorso anno Alessandro. Soprattutto con l’arrivo del secondo figlio, il tempo da consacrare alla fotografia si è estremamente ridotto. Laura scherza dicendo che è ancora in “mode sopravvivenza”, ma spera di ritrovare presto un po’ più di tempo per riprendere la sua passione. Da quando ci eravamo parlate Laura ha sviluppato molto le sue capacità fotografiche: ha continuato a frequentare il club di fotografia di cui ci parla nell’intervista, dove incontra molta gente in gamba, e si è concentrata piuttosto sulla fotografia “fine art” e non più solo sui bei paesaggi classici. Potete trovare un esempio della sua evoluzione sul suo sito web, qui. In questo momento Laura è attratta dai paesaggi più “intimi”, alla Christopher Burkett, e ha sviluppato una passione per i dettagli degli stagni (che abbondano nella zona in cui vive, a Houston) e presto creerà un portfolio su questo tema. Allo stesso tempo sta dando vita a un’attività di ritratti di bambini e famiglie – una strada molto difficile e piena di concorrenza, ma che riserva comunque molte soddisfazioni. Eccovi il sito dei ritratti di Laura:  www.laurarossiphotography.com
Grazie Laura!

 

Laura è una giovane italiana che vive a Houston. Bravissima fotografa, in questa bella intervista ci racconta come è nata e come si è sviluppata la sua passione. Grazie Laura !!!

Intervista a cura di Claudiaexpat

La tua formazione non ha nulla a che fare con la fotografia……

laurarossiNo, io sono laureata in scienze ambientali e ho sempre lavorato nel campo delle telecomunicazioni, che inizialmente mi ha portata a muovermi molto in Italia. Ho cominciato a lavorare a Bari, poi mi sono spostata a Padova, poi a Roma. Questo tipo di vita è stimolante all’inizio ma dopo un po’ stanca, dunque quando mi è stato offerto un lavoro in Svizzera, ho accettato al volo. La distanza tra casa mia (Como) non era diversa da quella con le altre città italiane dove avevo lavorato, lo stipendio era interessante, e dunque mi sono spostata.

Ed è in Svizzera che è cominciata la passione per la fotografia?

Sì. Fino alla Svizzera io ero una fotografa dilettante, come la maggior parte della gente facevo fotografie in vacanza, nei momenti importanti, etc. In Svizzera i paesaggi però sono talmente stupendi, che mi han fatto venir voglia di fotografarli sempre di più e sempre in maniere diverse. Ho cominciato col comprarmi una Reflex e senza quasi rendermene conto sono entrata in questo vortice che mi ha spinta a leggere libri, a comprare obiettivi sempre più belli, ad entrare in contatto con l’ambiente della fotografia…

Come hai fatto per acquisire la tecnica?

Ho fatto un corso di base all’inizio, giusto una volta alla settimana per un mese, per avere l’infarinatura per cominciare. Per il resto ho tentato, sperimentato, e ancora tentato. Ho cercato molto nei vari forum sulla fotografia in Internet, devo dire che Internet è una risorsa magnifica e oltretutto ho sempre trovato tantissima disponibilità da parte di chi partecipa a questi forum. All’inizio ero totalmente a digiuno di tante nozioni e dettagli tecnici, e ho trovato gente estremamente paziente e disponibile che mi ha sempre consigliata, aiutata. Per quanto riguarda la qualità della fotografia in sè non c’è molto da fare se non osservare e sperimentare.

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Ti sei ispirata a qualche fotografo in particolare?

Il mio mito è Ansel Adams, maestro della fotografia del paesaggio negli Stati Uniti, dove ha fatto scuola.

Parliamo dunque di paesaggi: la tua fotografia si concentra su di loro, c’è una ragione particolare?

Come dicevo prima, sono stati i paesaggi svizzeri a scatenare questa mia passione. Sono talmente mozzafiato che per me è stato impossibile frenare la voglia di fotografarli. Una volta che ho iniziato è stato un crescendo per cercare la luce giusta, il momento giusto della giornata, per rendere la foto sempre migliore. Tra l’altro il lavoro che facevo in Svizzera mi ha molto aiutata: stavo creando la rete gsm e dovevo fare molti sopralluoghi in posti diversi per verificare dove mettere le antenne, dunque ho conosciuto il paese in questo modo, e ogni volta che facevo un’uscita, al ritorno ne approfittavo per far foto. Ho vissuto tre anni e mezzo a Berna, poi mi sono spostata nella Svizzera francese e infine in Ticino.

Dunque se vogliamo parlare di interazione tra elementi dei paesi che di volta in volta ti accolgono e la tua creatività, possiamo dire che nelle tue fotografie esprimi le emozioni che ti vengono dall’ambiente naturale circostante? Ovvero, quello che più ti piace cogliere in un nuovo paese è l’aspetto naturale e paesaggistico?

Sì, anche se in Texas, dove vivo attualmente, il discorso cambia perchè qui i paesaggi non sono così belli. A differenza della Svizzera e dell’Europa, qui per avere un po’ di varietà visiva bisogna fare un sacco di chilometri, è tutto molto piatto. La cosa bella in questo paese è che il contatto con gli animali è molto più facile, ci sono davvero un sacco di occasioni. Ad esempio nel Golfo del Messico ci sono migliaia di uccelli che nidificano, e si possono osservare da molto vicino. Questa è una cosa che in Europa è molto più rara da trovare. Quindi mi sto rivolgendo un po’ a questo aspetto del paese, sfruttando la facilità di incontro con la natura che offre.

Hai mai pensato o desiderato di rendere la fotografia la tua carriera?

Chi non sarebbe felice di riuscire a vivere con la propria passione? In effetti quando sono arrivata qui, un anno fa, non mi sarebbe dispiaciuto provare a fare qualcosa in ambito professionale con la fotografia. Ma il mercato è bizzarro, qui vanno per la maggiore i ritratti alle persone, le fotografie nelle scuole ad esempio. In questi casi il lavoro diventa più che altro curare i rapporti con i committenti, cercare continuamente nuovi contatti senza perdere i vecchi. Lavorare a questi livelli implica una maggiore produzione a scapito della qualità. A me piace fare cose diverse, e curare la qualità per me è un punto molto importante. La mia passione come fotografa non è solo nel fare la foto ma anche nello stamparla, trovo che la fase di stampa sia molto appassionante.

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Quanto spazio occupa in termini pratici la fotografia nella tua vita? Quanto ti ci dedichi, come interagisce col tuo quotidiano?

Qui a Houston frequento un club di fotografia, di gente molto in gamba, che mi sta aiutando molto in termini di crescita e di apprendimento.
C’è poi tutto il discorso della logistica e dei tempi: per arrivare ad avere una foto come la si vuole bisogna andare sul posto all’ora giusta, magari tornarci a più riprese fino a quando si trova la luce esatta per quello che si cerca. Nelle mie foto quest’ora corrisponde al mattino presto o all’ora del tramonto. Quindi fare fotografie che mi soddisfano per me implica muovermi molto, spesso arrivare in luoghi isolati e tornarci magari più volte. In questo senso sono fortunata ad avere un marito che mi accompagna volentieri, perchè magari da sola, in certi posti, esiterei ad andare, con lui mi sento più stimolata. Adesso sto ad esempio facendo una serie di foto agli uccelli e anche se a lui non interessa molto, mi accompagna e mi segue volentieri. Mi sopporta e mi supporta, e questo è molto importante.

Ci siamo incontrate attraverso l’annuncio di una tua mostra a Houston. Quante mostre hai fatto? Hai vinto dei premi?

La mostra di cui parli è la stessa che avevo fatto a Bellinzona, in un palazzo di Mario Botta. Era stato molto simpatico, interessante, avevo avuto tanti riscontri, e l’ho dunque riproposta a Houston, in un’enoteca. Anche qui è stato molto carino, però l’approccio degli americani è decisamente diverso rispetto a quello degli europei, hanno gusti diversi sul tipo di fotografia e anche sul modo di presentarla, ad esempio sul colore delle cornici.
Per quanto riguarda i premi una cosa che mi rende molto orgogliosa è stata arrivare tra i semifinalisti al concorso del Memorial Maria Luisa 2006. E’ un concorso annuale di diapositive di montagna, si tiene in Spagna, è internazionale e ci partecipano davvero dei grandissimi fotografi, che presentano foto eccezionali. A parte questo, che mi ha molto lusingata, non ho grandi cose da segnalare, partecipo ai concorsi più per prova che per vero interesse. Ad esempio ne ho vinti un paio del Cai (Club Alpino Italiano), partecipare e vincere a livello regionale è molto più semplice. E’ pur sempre una soddisfazione, però !!!!

Il sito web di Laura: http://www.laurarossiphoto.com

Intervista raccolta da Claudiaexpat (Claudia Landini)
Giugno 2007

Photo credit ©Laura Rossi