Home > Oceania > Australia > Rosa, da Firenze a Melbourne danzando la Tarantella
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Devo ammettere che quando ho sentito parlare di una scuola di Tarantella a Melbourne ero scettica. Da ligure la Tarantella era per me totalmente sconosciuta e l’associavo ad un’immagine del Sud Italia alla quale non mi sentivo particolarmente legata. Ma su suggerimento di un amico entusiasta, e considerando che amo ballare, ho deciso di provare. Le classi con Rosa sono un misto di danza, storia, cultura, un salto in un’Italia che conosco poco ma della quale voglio sapere di più. Da Firenze a Melbourne, passando per la Calabria, Rosa ha portato con sé i ritmi di una danza antica e ritualistica. Sono sicura che la sua storia vi trasporterà. Grazie Rosa! 

 

Domanda di rito, da quanti anni vivi a Melbourne e come mai hai scelto di trasferirti dall’altra parte del mondo?

Vivo a Melbourne da 14 anni, dal febbraio 2003. Come tante altre, mi sono trasferita per amore. Ho conosciuto Renato, mio marito, nel cuore di Firenze. Renato è un artista visuale nato a Melbourne, di origine italiana. Al tempo si trovava in Italia per completare una ricerca-documentazione comparativa su come le usanze e le credenze mantenute dagli emigrati italiani in Australia siano cambiate, se non addirittura scomparse, fra gli Italiani rimasti in patria. Posso dire che il nostro sia stato amore a prima vista, sicuramente facilitato dai tanti interessi in comune fra cui proprio il soggetto della sua ricerca. Insieme abbiamo viaggiato il Sud Italia per un’intera estate, raccogliendo e documentando storie, credenze, tradizioni che non solo hanno arricchito le nostre ricerche, ma anche  rafforzato il legame con le nostre radici.

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Dopo poco più di un anno di convivenza ci siamo spostati in Australia. Abbiamo a lungo viaggiato, specialmente il nord e il centro del paese, a bordo di un vecchio Combi Van Volkswagen, divorando le enormi distanze del deserto, mettendo alla prova la natura della nostra relazione! Al ritorno da questo lungo viaggio, infatti, ci siamo sposati con una semplice cerimonia in un “bush” fuori Melbourne.

Prima di trasferirci definitivamente in Australia abbiamo riprovato a vivere in Italia. Abbiamo vissuto un anno in Calabria con mio nonno, in un bellissimo paese nel mezzo del Parco Nazionale del Pollino, chiamato Verbicaro, e poi di nuovo a Firenze.

Prendere la decisione non è stato facile, ma al tempo la situazione lavorativa ed economica in Australia era molto più invitante di quella italiana e questo sicuramente ha contribuito molto alla scelta!

Che storia ricca e interessante, Rosa. Mi piacerebbe saperne di più sulla ricerca di Renato, ma siamo qui per parlare di Tarantella e aspetterò un’altra occasione!

Parliamo di te e la danza. Immagino che il tuo viaggio di “ritorno alle origini” ti abbia avvicinato alle danze tipiche del Sud Italia, raccontaci di come hai scelto questa direzione, hai sempre avuto una passione per la danza? O si è trattato di un altro colpo di fulmine?

In casa mia, a Firenze, c’era sempre musica. E ogni volta che ritornavamo al Sud per le lunghe vacanze estive o le festività c’era sempre chi suonava, cantava e ballava.
La musica è stata una presenza costante nella mia vita. Ed è sempre stato naturale muovermi e interpretare, col movimento, le canzoni, i ritmi e le melodie che mi circondavano.
Ho studiato danza classica per 10 anni, e ho dovuto smettere quando mi sono rotta una gamba in un’incidente in Vespa, su uno dei Lungarni più belli di Firenze.
Da giovane adulta mi sono interessata alle danze folcloristiche, sollecitata dall’arrivo in Italia di nuove culture che portavano con sé sapori, odori, musica e balli, con particolare curiosità per l’aspetto ritualistico e cerimoniale della danza.

tarantellaIl viaggio nel Sud d’Italia con Renato fu in effetti un ritorno alle radici che successe proprio in questo stesso momento. Ma non fu quello che mi riavvicinò alle danze tradizionali del Sud d’Italia.

Il vero riavvicinamento è accaduto anni più tardi, quando sono diventata mamma. Al tempo stavo studiando Danze Orientali, volgarmente raggruppate sotto il nome “danze del ventre”. Ne esploravo il valore e la forza comunicativa  ma anche quella spirituale, di guarigione e come strumento di crescita e confronto. In un viaggio in Italia un po’ più lungo degli altri ci ritrovammo ad un concerto di un gruppo pugliese, ironicamente a Firenze. Era una delle primissime uscite post-parto. Mi trovai a ballare tutta la serata, instancabilmente, spinta e travolta dai ritmi incessanti e intossicanti di due tamburelli suonati con vigore e resistenza, e dallo scalpitare di tantissime altre persone intorno a me, altrettanto intossicate dalla musica.
Fu quello il momento in cui si riaccese in me la memoria di danze e suoni antichi, presenti in me dall’infanzia e oltre tempo.
Durante quella visita in Italia andai a ricercare occasioni per ballare e suonare sia in Calabria che in Puglia, dentro e fuori la cerchia familiare. E ho incontrato tanta gente generosa, ospitale, appassionata e orgogliosa di tanta ricchezza. 

Un bellissimo viaggio nella tradizione, attraverso la danza. Nelle tue parole si sente tutta la tua passione e mi sento trascinare dal tuo entusiasmo! Parlaci della Melbourne School of Tarantella.

Ritornata in Australia mi sono data da fare per cercare gruppi di danza e musiche tradizionali del Sud d’Italia, ma al tempo nessuno ne era affatto interessato. Mi ha aiutata all’inizio una famosa cantautrice australiana, di origini italiane e burmesi, Kavisha Mazzella, che aveva già svolto un lavoro di ricerca sui canti italiani e che aveva fondato il coro di donne italiane La Voce della Luna.

tarantellaL’assenza della danza popolare italiana qua in Australia e i falsi stereotipi che vedevano questi balli antichi, ritualistici e quasi sciamanici ridotti a balli di gruppo, da ballare quando un po’ brilli, mi hanno spinta ad iniziare la Melbourne School of Tarantella. La prima scuola di danza in Australia interamente dedicata alle danze tradizionali del Sud d’Italia.

Negli ultimi 10 anni non solo ho rispolverato la mia memoria delle danze, ma ho anche studiato con svariati maestri e antichi cantori in Italia, durante le mie periodiche visite. La Tarantella è stata per me la riscoperta delle mie radici, che voglio tramandare ai miei figli.

Questa danza mi ha permesso di risvegliare un interesse fra gli emigrati italiani in Australia per le loro radici e anche una curiosità e un riconoscimento della danza come linguaggio, strumento di comunicazione necessario per il benessere della comunità intera prima e poi dell’individuo.

Ed io sono una delle emigrate nella quale hai risvegliato questo interesse, pur non avendo radici del sud mi sono sentita trascinare dal tuo entusiasmo e dalla musica, ma anche dalla storia dietro queste danze. Per finire mi piacerebbe che tu raccontassi alle nostre lettrici qualcosa sui passi delle varie danze, da dove vengono, quali sono i riti che si nascondono nei movimenti, riti pagani, arcaici, ricchi di fascino e di mistero che svelano una parte della cultura italiana che io non conoscevo ma che sono felicissima di aver scoperto, e continuare a scoprire! 

La Tarantella ha origine antichissime legate a culture e credenze pagane in cui si celebrano le forze e i ritmi della natura. La Tarantella nasce come rito che esprime la nascita primordiale, il mito della creazione, l’incontro tra il principio femminile e quello maschile che da la vita.

tarantellaLa presenza di forti e chiari simboli opposti e complementari che evocano gli archetipi del femminile e del maschile, della morte e della vita, del positivo e del negativo nei vari stili di tarantella sono testimoni del suo passato di atto cerimoniale appartenente ai riti di fertilità in cui si celebra l’inizio e la fine, la ciclicità della natura.

Le danze si svolgono in cerchio, i danzatori girano l’una intorno all’altro descrivendo, con i loro passi, spirali e labirinti in cui ci si perdono e si ritrovano, per morire e rinascere. Alcuni dei gesti evocano il lavoro agricolo, manuale: zappare, raccogliere.  Altri passi sono chiaramente ispirati ai movimenti di corteggiamento di certi uccelli; l’uomo balla con le braccia aperte ad ali volteggiando intorno alla donna che tiene le mani a nido sopra in fianchi o dietro la schiena.

Nell’andamento della Tammorriata Napoletana è chiarissima l’analogia col movimento dei pianeti, del sole, della luna, delle onde del mare.
I danzatori si incontrano, ballano vicini quasi a toccarsi, le braccia e le mani in continuo movimento descrivono mezze lune e spighe di grano. Poi si allontanano freneticamente l’uno dall’altra e ricominciano la danza fino a riavvicinarsi. Questo movimento si ripete, proprio come quelli dell’universo, o delle stagioni, della vita, ciclicamente.
Le danze stesse si ripetono ciclicamente in occasione del raccolto, della luna piena, nelle cerimonie agli dei, prima, e al santo, ora. 

È cosi che la Tarantella è arrivata a noi come ballo che prende luogo ai matrimoni, ai battesimi, a quello che rimane da celebrare in una cultura sempre più distaccata dalla natura, in un tentativo di mantenere la sua funzione di rituale e di preghiera.

Grazie Rosa, per la tua descrizione dettagliata e sanguigna di questa danza e per averci condotte in un affascinante viaggio nella tradizione italiana. 

 

Rosa
Melbourne, Australia
Febbraio 2018
Intervista raccolta da Barbara Amalberti (Barbaraexpat)
Foto ©RosaVoto

 

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