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Simona è una fotografa italiana che vive a Ginevra. In questo articolo ci racconta la nascita della sua piccola Gaia nella cittadina svizzera. Grazie, Simona !!!

Sono le 8.45 del mattino e per la prima volta si affaccia al mondo la piccola Gaia. Mia figlia.

E’ il 6 marzo 2005, siamo a Ginevra ed io ho 33 anni.

Mi chiamo Simona, sono italiana, espatriata per la prima volta nel 2000, per raggiungere il mio compagno, ora marito, anche lui italiano ed impegnato dall’anno precedente nella ricostruzione in Honduras a seguito dell’uragano Mitch.

Nell’estate 2002 approdiamo a Ginevra pensando in una breve tappa prima di riprendere la strada del campo ed invece, per una serie di eventi e circostanze, eccoci ancora qui dopo quasi quattro anni rapiti da una bella tranquillità.

En route!

Quando mi sono accorta di essere rimasta incinta, come molte donne che vivono all’estero, e che conservano il ginecologo in patria (tanto la visita si fa una volta all’anno se tutto va bene), come prima cosa mi sono subito dovuta confrontare con la ricerca di un dottore/essa in loco.

Impresa che si è rivelata più complicata del previsto.
Quando all’ennesima telefonata mi sono sentita rispondere che l’attesa per una prima visita era di alcuni mesi, ho comiciato un pochino ad inquietarmi e la ricerca si è intensificata.

Alla fine capito su uno studio di ginecologi, in più vicino al mio ufficio, due su tre sono in vacanza ma finalmente il terzo si rivela quello buono! La ricerca è finita, posso rilassarmi.

Rilassarmi… insomma… diciamo che si apre un nuovo capitolo, quello della scoperta di un sistema sanitario altro e per me nuovo.

I risultati di qualsiasi visita o analisi non arrivano mai direttamente nelle mani del paziente ma rimangono dal dottore che può trasmetterli in caso di necessità. Ciò che arriva puntuale e a casa (non si paga mai sur place) è il bollettino di pagamento.

E’ praticamente impossibile sapere in anticipo quanto ti costerà una visita, sono troppi i parametri da considerare e nessuno è mai in grado di dirterlo, anzi la richiesta sorprende e spesso infastidisce e ti senti un po’ un marziano per averla fatta.

Piccolo inciso: la sanità non è pubblica ed i costi sono molto elevati. Bisogna obbligatoriamente essere coperti da un’assicurazione malattia di base e questa provvede a coprire parte delle spese mediche.

Durante la gravidanza i controlli, soprattutto nei primi due trimestri, sono a scadenze mensili e regolarmente accompagnati da un’ecografia e dalle analisi di sangue ed urine.

Ti senti seguita, non c’è dubbio.

Il mio piccolo incubo: il controllo del peso. Aumentavo praticamente di due chili ogni mese, ero sistematicamente rimproverata dal ginecologo e nonostante mi sentissi mortificata non potevo dargli torto visto che dai 55 kg di partenza mi sono ritrovata alla fine a pesarne 70! Con tutti i disagi del caso. Non che sia qualcosa di cui vantarsi ma le ultime settimane potevo mangiare col piatto poggiato sul pancione (anche perché arrivare al tavolo era un po’ complicato!).

Ad onor del vero devo dire che c’era tanto tanto liquido e tanta tanta bimba!

A Ginevra sono quattro, tra cliniche ed ospedali, le maternità dove abitualmente si partorisce:
L’Hôpital Cantonal, La Clinique Générale Beau-Lieu, la Clinique de Grangette et l’Hôpital la Tour.
La nostra scelta è ricaduta sulla Clinica Generale Beau-Lieu (mai nome più appropriato!).

Un luogo davvero piacevole ed accogliente in un quartiere di Ginevra (Champel) un po’ decentrato e molto tranquillo. Ben equipaggiata per le rianimazioni e con una lunga tradizione nell’ostetricia. Anche se per il parto prematuro (prima del 7 mese) si viene comunque trasferiti all’Ospedale Cantonale, a qualche minuto di macchina.

Ha giocato a favore anche il fatto che con la Clinica lavorava e lavora il mio ginecologo, che aveva conquistato ormai tutta la mia fiducia con la sua sensibilità e serietà e che, ancora una volta, l’ufficio si trovava a due passi, cosa non trascurabile visto che in Svizzera si lavora fino al giorno del parto, salvo diversa prescrizione medica.

Nel mio caso il congedo è cominciato un mese prima a causa di frequenti svenimenti. Ho sempre sofferto di pressione bassa ed anemia e durante la gravidanza la situazione si è complicata nonostante il composto di ferro ed acido folico (pesantissimo!) preso sin dall’inizio e le gocce per la pressione sempre in borsa.

Comunque, nonostante questi piccoli problemi a livello fisico i nove mesi son passati in modo sereno e divertente e la voglia di conoscere Gaia è tanta.

Mi piacerebbe poter fare un parto naturale anche se il ginecologo mi prepara all’eventualità contraria visto il mio bacino molto stretto e la bimba bella grande, ma anche lui come me, o forse proprio perché vede la mia voglia di volerci almeno provare, non accantona la strada naturale e conserva il cesareo come opzione di riserva, nel caso in cui non si possa fare altrimenti.

Altro piccolo inciso: per quanto ho avuto modo di appurare il cesareo non è una pratica alla moda qui in Svizzera e la strada del parto naturale è quella più seguita per quanto è possibile e ovviamente con mamma consenziente.

Il Parto

Allo scadere del giorno previsto per il parto, il 4 marzo, Gaia non dava nessun ma proprio nessun segno di voler uscire. Era ancora abbastanza alta, anche se già in posizione.

Io avrei voglia di aspettare ancora un po’ ma per una serie di fattori tra cui il peso stimato della bimba già a 4 Kg (ed il margine di errore a causa della lettura falsata soprattutto dal liquido amniotico é di 500 gr in più o in meno, naturalmente era il “più” che spaventava!) e le mie piastrine estremamente basse, il ginecologo ci consiglia la provocazione.

La sera del 5 marzo entro in clinica. Le acque si rompono quasi subito e passo una notte liquida alternando contrazioni e canzoni dell’ultima serata del festival di Sanremo (era una stanza a due ma l’altro letto ancora non era occupato… fortunatamente per lei!).

Alle cinque del mattino scendo in sala parto, è cominciato il travaglio.

Mio marito è con me e la sua presenza è preziosa e meravigliosa.

Decido per l’epidurale quando sento che la mia soglia di sopportazione è stata superata ma ho appena cominciato a godere dei benefici effetti che l’utero passa da 3 a 12 cm nell’arco di pochi minuti, Gaia sta arrivando, ci si rimette al lavoro.

Tutti si spinge: io, marito ed ostetrica. Nell’arco di poco arriva il mio ginecologo e a seguire, con un ultima grande spinta, la piccola e morenissima Gaia.

Il contatto

Appena uscita mi è subito stata messa tra le braccia ed è una cosa che ho trovato bellissima e necessaria per entrambe. L’ora e mezza che per legge si deve restare in sala parto l’abbiamo passata abbracciate, riprendendoci dal grande sforzo e facendo le prime prove di attaccamento al seno.

I giorni successivi passati in clinica mi sono sentita davvero coccolata: era un po’ come stare in un albergo a 5 stelle e ne conservo un ricordo davvero nostalgico.
E lei era lì col suo lettino accanto al mio.

La stanchezza tanta, innegabile ma ho apprezzato molto la scelta lasciata alla mamma su come gestire questi primi momenti di un incontro così importante. Mi sono sentita accompagnata, in modo utile. E’ vero che ogni ostetrica o infermiera diceva la sua e spesso arrivavano notizie contraddittorie ma lì stava a me poi prender ciò che sentivo più vicino e soprattutto lasciare spazio e voce anche al mio instinto.

Da (an)notare

Un utile indirizzo per domande, sostegno, corsi pre e post parto:
www.arcade-sages-femmes.ch

Ho avuto modo di chiamarle diverse volte quando sorgeva qualche dubbio e soprattutto per avere consigli sull’allattamento e si sono sempre dimostrate disponibili ed attente.

A passi da gigante mi avvicino ai miei 35 anni, Gaia ha compiuto da pochi giorni 14 mesi e la voglia di ingrandire la famiglia cresce.

Simona
Ginevra, Svizzera
Agosto 2006

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