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Elena, un’italiana che attualmente vive a Port Harcourt, ci racconta la sua esperienza di parto a Teheran. Grazie Elena!!!!!

Mi chiamo Elena, ho 34 anni e sono in giro per il mondo da quando ne avevo 3. Sono stata espatriata prima come figlia e ora come moglie e mamma, la mia prima avventura da sposata é iniziata proprio a Teheran. Sono arrivata in Iran a giugno 2001, io e mio marito ci siamo ambientati, ho iniziato un corso di lingua farsi, abbiamo preso una cagnolina come allenamento per futuri figli e poi abbiamo cominciato a pensare ad avere un bimbo.

Già ad agosto ero incinta, mi ricordo ancora molto bene il giorno in cui sono andata in farmacia con il vocabolario e un po’ mimando un po’ spiegandomi a parole mi sono fatta dare un test di gravidanza, era positivo… Da un’amica del corso di lingua mi sono fatta consigliare il nome di un ginecologo e così fissai un appuntamento con il Dott. Kavé presso il “Mehr General Hospital” di Teheran. Andai all’appuntamento con mio marito e il dottore ci piacque molto, un tipo iperattivo, aveva studiato in Inghilterra e Svizzera e ci sembrò preparato; mi fece i normali esami del sangue e urine e mi fissò l’ecografia per il mese successivo.

Subito si presentò il problema del parto, tornare in Italia, dove tra l’altro non avevamo neanche casa, o partorire a Teheran, mi ricordo che io e mio marito abbiamo chiesto al dottore com’era l’ospedale dal punto di vista di attrezzature nel caso in cui il bambino avesse avuto bisogno di cure particolari, e lui ci rispose che sicuramente avremmo trovato ospedali più profumati e magari più belli da vedere, ma che il Mehr era attrezzato e pronto ad ogni evenienza.

Andavo da lui tutti mesi, ho fatto tre ecografie, quando aspettavo il mio turno in ospedale mi sentivo un po’ una mosca bianca, a Teheran bisogna sempre indossare il velo, ed in alcuni luoghi pubblici bisogna indossarlo di colore scuro, io questo non lo sapevo e così ero l’unica macchia di colore in tutta la sala d’aspetto… A Teheran é molto comune il parto cesareo, quando ho detto al dottore che avrei preferito partorire naturalmente mi diede il numero di telefono di un’ostetrica per preparami, così i mesi passarono. Verso il quarto mese di gravidanza si presentò l’occasione di fare una gita nel deserto, quando ne parlammo al ginecologo ci disse che in quell’epoca dell’anno il deserto era particolarmente bello e sicuramente da non perdere così per non rischiare poteva andarci mio marito solo… alla fine ci sono andata anch’io e davvero é stato bellissimo, durante la gravidanza ho sempre fatto di tutto, l’unica cosa che non ho potuto fare é stato sciare.

La data del parto era prevista per il 27 aprile, nell’attesa c’era il toto scommesse, sarà femmina o maschio, i nonni, materni e paterni, erano molto agitati e arrivarono a Teheran qualche giorno prima del parto. Il dottore mi aveva detto che c’era la possibilità di praticare l’anestesia epidurale ma solo se avessi partorito di mercoledì e venerdì, perche’ lui si fidava solo di un anestesista che era di turno solo quei giorni, così io non ci contavo nemmeno… Una cosa che mi preoccupava molto era il traffico, a Teheran é pazzesco e in alcuni momenti é praticamente fermo, a volte per arrivare all’ospedale ci mettevo più di un’ora.

Arrivò il giorno previsto del parto e tutto taceva, camminavo molto e il giorno prima sono andata a giocare a golf con mia mamma. Il 30 alle 4.00 del mattino mi svegliai con qualche dolorino, così chiamai l’ostetrica e io e mio marito andammo a casa sua, lei mi visitò, la dilatazione era gia’ iniziata e così dopo poco ci trasferimmo all’ospedale.

Elena e Asia

Elena e Asia

Mentre mio marito si occupava della parte amministrativa, mi misero in sala travaglio. Era una piccola stanzetta e con me c’era un’altra ragazza che stava aspettando con ansia il suo ginecologo perché voleva assolutamente il cesareo, mi ricordo benissimo che quando avevo le doglie mi guardava con paura e chiamava le infermiere per farsi dare degli antidolorifici.. Verso le sette arrivò il dottore, mi visitò e tutto andava bene, poi all’improvviso non so bene cosa sia successo, forse il battito cardiaco del bimbo rallentò un poco e così decisero di trasferirmi in sala operatoria per un possibile cesareo, io ero un po’ dispiaciuta ma pensavo anche che da lì a poco avrei smesso di sentire i dolori grazie all’anestesia, il 30 aprile era un mercoledì, ero fortunata, l’anestesista di fiducia era di turno, mi fecero l’epidurale e il ginecologo mi disse: “Si vede la testa, spingi spingi”, mi ricordo con molta tenerezza l’anestesista che mi teneva la mano e mi diceva “dai, tra poco saprai se è maschio o femmina!” e in un attimo: ”é femmina!!”.

Mi commuovo ancora adesso, la mia piccola Asia é nata il 30 aprile alle 8.50 del mattino. Era bellissima, dopo poco mi trasferirono in camera e da lì é incominciata la mia avventura come mamma… l’allattamento sicuramente la parte piu’ difficile e, diciamolo, dolorosa. In ospedale tutti ci trattarono molto bene, in teoria mio marito come uomo non poteva rimanere la sera, ma visto che ero in una stanza singola ci diedero il permesso.

Tornai a casa dopo i consueti tre giorni ma l’avventura non era ancora finita, dopo due giorni avevo l’appuntamento per i controlli di routine alla bambina e quando le infermiere la videro si spaventarono tutte perché era molto gialla.. io non sapevo niente di ittero, dovettero ricoverarla d’urgenza perché i valori di bilirubina erano altissimi, la cosa più terribile fu la pediatra senza tatto, quando le chiesi che cosa poteva succedere alla mia bimba mi rispose con tutta tranquillità che magari sarebbe potuta diventare sorda o magari avere problemi cerebrali, vi potete immaginare come mi sono sentita, ero al settimo cielo fino a qualche ora prima e ora ero terribilmete preoccupata, il mio ginecologo cercò di tirarmi un po’ sù e poi piano piano i valori si normalizzarono e Asia sta benissimo.

Avevamo fissato la data di partenza da Teheran per il 21 maggio, così abbiamo registrato la nascita presso il consolato italiano, non ci siamo informati sull’ottenimento del passaporto iraniano. E’ stata una bella esperienza e sicuramente la rifarei e chissà magari un giorno porterò la mia bimba a vedere dov’é nata e vissuta i primi mesi della sua vita.

Elena

Port Harcourt

Novembre 2005