Home > Non categorizzato > Il cimitero memoriale degli iracheni di Jenin in Palestina

Fedeexpat ha scritto per noi una bellissima riflessione legata alla sua visita al cimitero memoriale degli iracheni di Jenin in Palestina. Un viaggio nel tempo, nelle memoria e nei valori di un popolo a cui lei si è tanto legata.

 

Alle porte di Jenin, in Palestina, si trova un piccolo cimitero saviamente lasciato a se stesso, com’è nella consuetudine dei popoli semitici, dove resistono le lapidi in memoria dei soldati iracheni che nel 1948 disobbedendo all’ordine di arrendersi agli inglesi e alle milizie sioniste che di lì a pochi giorni avrebbero trionfato e gettato le fondamenta dello Stato di Israele, continuarono a contrastarli, riuscendo nell’impresa davvero ardua di difendere quel confine. E’ questo il motivo per cui oggi Jenin è inclusa all’interno della Linea Verde tracciata nel consesso delle Nazioni Unite.

Il cimitero dei soldati iracheni è racchiuso da una cancellata aperta, appoggio per piante fiorite e arbusti che industurbati la ammantano, direi che la sabbia è il colore che domina su tutto, conferendo al luogo il sapore roccioso che caratterizza tanto paesaggio palestinese. Tutto intorno il rumore del traffico di automobili vecchissime e nuovissime che incessanti scorrono lungo la via principale e anche qui, come nella stazione ferroviara abbandonata seppur non ci siano barriere, una volta attraversato il cancello di ingresso il rumore è dominato dal silenzio che avvolge e predispone alla riflessione.

Le suggestioni cominciano a materializzarsi in pensieri perchè nella Palestina di oggi quelle lapidi ricordano il senso del rimanere in quel che resta di questa terra, dell’esserci personalmente anche se tutto intorno sembra sbriciolarsi. E poi mi suscita sempre stima e rispetto pensare e confrontarmi con uomini e donne che scelgono di vivere in nome di valori collettivi con la stessa solidità etica e la fiducia che ebbe la generazione di partigiane e partigiani prima, durante e dopo il secondo conflitto mondiale.

Le lapidi del cimitero sono di marmo, forme dalle geometrie essenziali, scarne con i soli nomi scritti in arabo, riflettono la mistica e il concetto di vita-morte delle culture palestinesi. In questo spazio c’è un’atmosfera profonda che penetra le membra, quieta il pensiero e tutto è esattamente come deve essere.

Su tutti i pensieri si impone una riflessione che nel mio vissuto palestinese risolve anche una perplessità che era rimasta solo con una risposta pratica. Però, me ne accorgo qui e ora, non coglieva la portata sentimentale della vicinanza che i palestinesi uomini e donne esprimono all’Iraq e alla figura politica di Saddam Hussein, che mai esitò a sostenere le rivendicazioni di queste genti. Saddam Hussein è ricordato attraverso statue e monumenti che si trovano lungo le strade cisgiordane e le numerose foto che in formati di tutti i tipi si possono trovare nei negozi e nelle case.

Sotto il peso dei miei passi che pesticciano la ghiaia, mio suocero accanto che senza enfasi mi racconta, io faccio pace con il mio disagio verso questa memoria che comunque non condivido, ma comprendo che esiste un fattore incontrollabile dell’agire umano per cui non dispongo ancora parole, ma percepisco epidermicamente.

Nel congedarmi da questo luogo con l’intenso e denso suono delle parole di mio suocero nelle orecchie,  mi pare incongruente la solitudine in cui si trova, anche se questa trascuratezza lo rende così pacificante. Ma questa trascuratezza racconta qualcosa dei e delle palestinesi e di una delle loro caratteristiche più forti e tenace e fragile che sta nella consapevolezza di incarnare soggettivamente, singolarmente una storia collettiva, la loro Storia in quanto popolo, nazione. Nello spazio corporale interiore costruiscono la propria soggettività palestinese, ognuno e ognuna è la Palestina, è quella Terra a cui sempre ritornano, e poca importanza ha se l’occupante di turno distrugge, cancella, abbatte, ci sono loro con il paesaggio che conserva e mantiene le tracce di tutto, tutte e tutti, vere e proprie memorie viventi.

Il cimitero comunque è qui con i cancelli sempre aperti a chiunque abbia voglia di confrontarsi con questa scomoda Storia.

Questo luogo oggi ha uno spazio anche nella mia persona.

I genitori di mio marito, che mi accompagnarono in questo viaggio attraverso la storia, oggi riposano nella loro Terra e raccontare questo memoriale è anche un modo per esprimere la mia gratitudine e condividere il ricordo di queste due persone che mi hanno accolta anche consegnandomi racconti e parole che sono divenute un po più mie.

 

Federica Marri (Fedeexpat)
Prato, Italia
Maggio 2022

 

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