Home > Non categorizzato > La mia storia di italiana finita a vivere a Zanzibar

Annamaria (zanzibarina sui forum) ci racconta come si è trasferita a Zanzibar, e come si vive sulla sua splendida isola. Grazie Annamaria!

 

Un sogno che coltivavo sin da bambina, quello  di venire a vivere in Africa. Per dirla con le parole di Kuki Gallmann, “Sognavo l’Africa”.

Un sogno che per quaranta lunghi anni è rimasto nel cassetto. Infatti fino ai  quarant’anni circa ho vissuto in Italia facendo un lavoro normale, le classiche otto ore dal lunedi al venerdì. Facevo l’educatrice di portatori di handicap. Lavoro bello ma molto logorante sia dal punto di vista fisico che psicologico. Così al giro di boa dei quaranta mi son detta: ora o mai più. Da tempo infatti covavo un senso di insoddisfazione e frustrazione, unito al desiderio di una vita che mi desse la possibilità di viaggiare, di conoscere nuove culture e di sfuggire alla malinconia dell’inverno.

Mi sono dunque licenziata, lasciando la sicurezza per inseguire un sogno. Dopo un paio di anni passati a fare diversi lavori per sopravvivere, sono riuscita a partire per le Isole Maldive, lavorando come capo ricevimento in un villaggio turistico. Diciamo che ho avuto il classico colpo di fortuna, trovandomi nel posto giusto al momento giusto. Senza contare che non avevo nessuna esperienza nel campo del turismo, ma solo tanta buona volontà.

Da lì è per così dire decollata la mia carriera nel turismo, e dopo varie esperienze in diversi paesi, circa quattro anni fa sono definitivamente arrivata a vivere a Zanzibar. Qui ho dapprima lavorato per un importante tour operator italiano, quindi ho trovato il lavoro che sto tuttora facendo: manager in un piccolo hotel a gestione italiana. L’aver avuto esperienza nel turismo ed in una realtà come quella di Zanzibar mi ha aiutata nel trovare lavoro e nello stabilirmi qui. Oltretutto nel frattempo mi sono anche innamorata e sposata con un ragazzo di Zanzibar.

Purtroppo poco dopo il matrimonio mio marito è partito alla volta del Qatar, nel Golfo Persico, dove ha trovato lavoro in un albergo di lusso. Sono stata diverse volte a trovarlo, ma sono molto titubante all’idea di trasferirmi lì a mia volta. Io sono amante della vita all’aria aperta e vivere lì vorrebbe dire passare la maggior parte del mio tempo al chiuso, con l’aria condizionata. Così vivo divisa in due, col cuore da una parte e la mente da un’altra. Ma non dispero di trovare una soluzione che possa venire incontro alle esigenze di entrambi.

Foto di Zeynep Gokalp su Unsplash

Tornando alla mia vita a Zanzibar, l’isola, come ben saprà chi ci è venuto in vacanza, è molto bella, piena di luce e colore, con un mare da sogno e spiagge coralline bianchissime. Un’isola all’insegna del relax e della tranquillità. Qui tutto è pole pole, non c’è mai fretta.

Lavorativamente parlando la cosa può essere molto snervante, per noi occidentali abituati all’efficienza e alla puntualità. Il senso del tempo degli africani è diverso dal nostro e la puntualità è un concetto aleatorio. Quindi bisogna armarsi tutti i giorni di pazienza ed affrontare le giornate col sorriso sul volto. E’ però impagabile il fatto di poter vivere dodici mesi all’anno all’aria aperta, con un abbigliamento semplice e informale, godendo della vista del mare e di una natura superba.

Foto di Larissa Lara Lutolf Fasel su Unsplash

Semmai ciò di cui sento la mancanza è la vita culturale: purtroppo viene fatto ben poco da questo punto di vista, e a parte  un festival di musica ed uno di cinema all’anno, non c’è nient’altro. Non un concerto, una mostra, un cinema. Quindi gli unici divertimenti restano le feste che tanti hotel organizzano e le serate in casa di amici.

Per quanto riguarda le amicizie, esiste una nutrita comunità di espatriati, provenienti da varie parti del mondo, che lavorano prevalentemente nel settore turistico, con i quali è abbastanza normale stringere amicizia. Purtroppo anch’io ho solo amici stranieri, vuoi per il simile background culturale, vuoi perché ho la sensazione che le amicizie con i locali non siano mai del tutto disinteressate. Noi occidentali siamo comunque quelli che hanno, che possiedono, quelli che in passato li hanno dominati e venduti come schiavi. Ed è molto difficile scrollarsi di dosso un simile retaggio culturale. Esistono senza dubbio delle profonde differenze tra la nostra e la loro cultura, ma proprio il contatto col diverso ti può far cambiare punto di vista e guardare il mondo con occhi differenti. Come ha detto qualcuno: “Non sai mai chi sei, fino a che un giorno lo scopri vedendo il mondo con gli occhi di un altro”.

Come ho già accennato sopra, per quanto mi riguarda le cose più difficili del vivere a Zanzibar le riscontro ogni giorno sul lavoro: tempi lunghi, corruzione, burocrazia, mancanza di puntualità. Il rovescio della medaglia è che si vive seguendo ritmi più naturali e rispettosi dell’intima natura dell’uomo. Qui s’impara a godere delle piccole cose, a semplificarsi la vita, a rinunciare al superfluo, cosa che non guasta proprio.

Ho scoperto che posso essere più felice qui con poco, che in Italia con troppi oggetti, che servono a colmare altri vuoti. In Italia torno volentieri in vacanza una volta all’anno, durante la stagione delle piogge. Il tempo di salutare familiari ed amici, di fare un po’ di shopping, andare a qualche mostra, visitare qualche città d’arte e di godere dei piaceri della tavola. Eh sì, in questo sono tipicamente italiana! E via di nuovo alla volta dell’Africa, senza troppi rimpianti. Magari pronta per qualche nuova destinazione.

 

Annamaria
Zanzibar
Marzo 2011
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