Home > Europa > Spagna > La mia vita a San Sebastián, nei Paesi Baschi

Ringraziamo di cuore Giovanna Bittante, carissima amica di Expatclic, per questa intervista nella quale ci racconta com’è stato adattarsi a vivere a San Sebastián, nei Paesi Baschi.

 

Cara Giovanna, siamo molto curiose della tua vita a San Sebastián. Ma prima di affrontare l’argomento della tua città d’accoglienza, raccontaci: cosa ti ha portato lì? Da quanto tempo ci vivi?

Sono arrivata a San Sebastián, o “Donostia” come si dice nella lingua basca, nell’ormai lontano 2008. Ricordo ancora quell’arrivo particolare e diverso da come me l’ero immaginato: oceano, spiaggia, vita da mare, e neve dopo due giorni, come se volesse farmi ricordare la mia terra!

In Spagna ero arrivata per lavoro, atterrata a Saragozza felice, realizzata, impegnata. Dopo quattro anni e mezzo, ho conosciuto mio marito…appunto basco!
Ci dividevano 300 chilometri, quindi abbiamo rapidamente deciso di cominciare a convivere.

Non è stato semplice. Lui allora lavorava a Pamplona e io ero sola durante la settimana a San Sebastián, senza lavoro, senza famiglia, senza amici e tutto da ricostruire…devo dire che sono stata proprio brava!

Poco a poco, vista la mia indole socievole, mi sono creata le mie attività e con esse, anche le prime amicizie, che conservo tuttora.

Quali sono stati gli aspetti più duri durante questo processo, e cosa ti ha aiutato a velocizzarlo?

Sicuramente il fatto di essere sola, con il marito che lavorava lontano, la mancanza di un lavoro, degli amici e della famiglia. Insomma, la solitudine è stata la parte più difficile.

Ho dunque cominciato a cercare dei corsi per tenermi impegnata sperando anche di sviluppare una vita sociale e farmi nuove amicizie.

Poco a  poco mi sono creata un giro di amici e ora posso dire di averne più di mio marito. In parte per il mio modo di essere e un po’ per il mio lavoro, la gente ora mi riconosce e mi saluta per strada.

Devo dire che il fatto di aver avuto un figlio e conoscere le mamme della scuola, e poi aprire la mia attività professionale, hanno accelerato questo processo, arrivando ad oggi, dove sono perfettamente adattata alla città, alla gente, alla vita a San Sebastián, alla cucina … ma non ancora al tempo! Questa sarà la mia prossima sfida.

Vorrei soffermarmi sugli ultimi due punti della tua risposta, la scuola e il tuo lavoro. Partiamo con il primo. Una cosa che mi ha colpito molto quando abbiamo fatto il webinar sull’apprendimento delle lingue difficili, è stata che hai detto che spesso non sai come aiutare tuo figlio nei compiti perché non domini il basco. Raccontaci un po’ com’è vivere da espatriata in un paese basco in questo senso.

Per certi aspetti vivere qui e relazionarsi con le persone non è affatto difficile, mentre per altri bisogna armarsi di tanta pazienza.

Le tre cose un pò “difficili” da tener in considerazione sono il clima, le persone e la lingua.

Il clima

È piuttosto piovoso e umido. Quando comincia a piovere, non si sa mai quando smetterà.
Se poi ci si mette anche la tormenta oceanica, apriti cielo, perché le onde possono arrivare
a un’altezza di quattordici metri. Questo non succede in estate, anche se piove comunque
abbastanza. Le tre spiagge della città possono infatti essere vuote o piene come un
formicaio. Non esiste via di mezzo…tutto dipende dal tempo.

vita a san sebastián

Le persone dal carattere chiuso

Bisogna tener presente che siamo in zona di frontiera e portuale. Mettiamoci poi la
situazione politica che hanno vissuto per anni (mi riferisco all’ETA) e si può capire perchè sono così riservati. Praticamente siamo agli antipodi degli andalusi. La cosa bella è che
sono persone oneste e se hai bisogno, ti aiutano perchè lo vogliono, lo fanno con il cuore.
Se vieni da “fuori”, però, non sarai mai della quadriglia (compagnia di amici che sono
cresciuti insieme fin dalla scuola materna).

La lingua completamente diversa dallo spagnolo

Non si conoscono le origini di questa lingua chiamata “euskera” ovvero basco. Sembra
che sia addirittura più antica del latino. Non si sa se deriva dalla zona anglosassone o
dall’Africa. Fatto sta che per me è “ostrogoto”. Qualcosa capisco, perchè alla fine spagnolo e basco si mescolano in una conversazione normale, ma parlare o leggere diventa
un’impresa ardua…almeno per me. È una lingua che ami o odi.

Per quanto mi riguarda, non mi posso lamentare.  Da una parte o dall’altra trovo la traduzione. Generalmente le conferenze e riunioni vengono esposte in due lingue (cioè ripetono due volte le stesse cose), quindi il tempo è raddoppiato!!

Le persone si rivolgono in spagnolo se vedono che non puoi capire, oppure cercano di
insegnarti. In città si parla principalmente spagnolo, nei paesi limitrofi, si parla il basco.

E ora il tuo lavoro: come ti sei organizzata, quali difficoltà hai incontrato e cos’ha funzionato per te?

Il mio lavoro ho dovuto un pò costruirlo, per la mancanza di aziende orafe nella zona. Ma vista la mia lunga esperienza nel settore e tutto il percorso artistico sviluppato negli anni, ho deciso di avviare la mia attività attuale, improntata sulla sostenibilità.

Mantenendo lo stesso concetto di gioiello speciale ed esclusivo, realizzato con materiali quotidiani, ho cominciato a produrre orecchini, collane, anelli e quant’altro potessi fare, ma per un pubblico più ampio.

Pian piano ho cercato punti vendita, mi sono iscritta a fiere, mercatini e soprattutto aprendo porte che possano un giorno farmi arrivare al mio obiettivo principale: vendere i gioielli più importanti, come piccole opere d’arte.

Dai e dai, mi sto facendo strada. L’anno scorso ho partecipato alla Biennale di Firenze e quest’anno sono stata selezionata per la Biennale di Lucca (causa Covid, è stata posticipata al 2021).

Sono stata selezionata tra le marche per lo stilismo delle stelle del cinema, per il Festival Internazionale di San Sebastián e non ho intenzione di fermarmi qui. Mi piacerebbe poter portare le mie creazioni in varie città del mondo.

Ho notato che la gente si entusiasma quando spiego come realizzo i miei pezzi, con che materiale, dove mi ispiro… è come se ascoltassero un racconto.

Considerando la fattibilità del progetto, credo che la chiave sia l’entusiasmo e la volontà di non arrendersi mai, malgrado a volte mi sembri di stare su una montagna russa!

 

Giovanna Bittante
Intervista raccolta da Claudiaexpat
Settembre 2020
Foto ©GiovannaBittante
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