Home > Europa > Svizzera > Una padovana trapiantata a Ginevra: la storia di Lucia

Ringraziamo di cuore Lucia Pavan, amica di lungo tempo di Expatclic, per aver condiviso con noi la sua storia di padovana trapiantata a Ginevra.

 

Benvenuta su Expatclic, Lucia! Ti definisci una “padovana trapiantata a Ginevra”. Raccontaci un po’ della tua storia.

Innanzitutto, devo ringraziare molto Expatclic perché è una presenza che ho sempre sentito vicino in questi anni. Ho colto al balzo il tema lanciato da Barbara e Claudia sull’essere migranti «stabili» in un posto per vari anni, e le ringrazio molto per questa bella opportunità.

Lucia, ultima in fondo, durante un incontro Expatclic a Ginevra

Sono una padovana trapiantata a Ginevra. Sono arrivata dieci anni fa con l’idea di restare sei, massimo dodici mesi. I cambiamenti e le incertezze mi destabilizzano parecchio ancora oggi, nonostante tutto.

Si potrebbe dire, forse un po’ banalmente, che sono venuta per seguire mio marito (anche se allora non eravamo ancora sposati), ma non ho mai voluto essere alle dipendenze o al seguito di nessuno, e quindi mi sono trasferita qui solo una volta ottenuto un contratto mio. Certo, però, la decisione di partire per stabilirmi all’estero non è stata una scelta fatta con coscienza, mi è capitata addosso e basta.

Prima di arrivare in Svizzera, in assenza di contratti proprio dietro l’angolo, sono stata per alcuni mesi negli Stati Uniti. Mi ricordo bene l’interview fatta via Skype da una stanzetta all’università di Madison per ottenere il posto qui in Svizzera! Un’antesignana delle situazioni di oggi forzate della pandemia!

Come ti sei sentita in queste due esperienze di espatrio?

Entrambi questi spostamenti (Stati Uniti e Svizzera) sono stati molto duri per me. Avevo sempre immaginato che il mio futuro sarebbe stato nella mia città di origine, cambiando al massimo quartiere. Sognavo di vedere crescere una famiglia di zii, cugini e nonni, tutti vicini e legati negli stessi intrecci di quartiere, qualcosa che a me era mancato parecchio da adolescente essendo cresciuta in una città diversa dal resto dei parenti.

In ogni caso, dopo il primo inizio qui a Ginevra, e attraversati alcuni alti e bassi, sembrava mi fossi più o meno abituata a stare in questa zona, ma con la nascita della mia prima figlia tutto il peso di questo sogno impossibile da realizzare è riemerso con una forma piuttosto intensa di depressione post-parto, e con un rifiuto netto della lingua francese. Trovare un aiuto psicologico in italiano non è stato banale, ma ce l’abbiamo fatta e il sostegno di mio marito e della mia famiglia e la tenacia della mia bimba mi hanno aiutato ad uscirne.

Il lato positivo delle crisi emotive e psicologiche è che ti costringono a fare una certa pulizia interiore, guardarsi dentro e sistemare le parti che non vanno ma che da tempo facevi finta di non vedere.

Ci è voluto parecchio lavoro da parte mia su me stessa, ma finalmente adesso sono contenta di aver trovato il mio posto in questa città.

Durante quel periodo buio, non avevi preso in considerazione l’idea di tornare in Italia?

Dopo aver analizzato tutte le possibilità più o meno (spesso meno) realistiche di poter organizzare una famiglia con un piede in Italia (magari esattamente a Padova) e l’altro a Ginevra, alla fine ho deciso che sarei rimasta qui e avrei cercato di costruire qui quella stabilità di cui ho tanto bisogno.

trapiantata a ginevra

Foto ©LuciaPavan

Uscita da un ennesimo periodo difficile, ho finalmente trovato il coraggio di lanciarmi in un cambio di carriera ardimentoso, abbandonando un contratto in corso per fare un salto letteralmente nel buio. Dopo due anni di fatica e impegno durissimo, adesso posso finalmente dire che è stata una saggia decisione!

Ho una grandissima passione per la ricerca scientifica e ho cominciato il mio percorso professionale come ricercatrice (ho un passato da astronoma ricercatrice per l’ESA, l’agenzia spaziale europea), ma dopo vari anni in questo ruolo davvero molto accademico, volevo esplorare il settore dell’innovazione tecnologica, e magari trovare un contatto con il mondo industriale.

Passare da fare l’astronoma ad un ruolo a contatto col settore privato non è esattamente una passeggiata, ma sentivo che doveva essere la strada giusta per me, e -diciamocelo- non mi sono mai tirata indietro davanti una sfida 🙂 Quindi mi sono lanciata a capofitto in questa avventura, supportata da mio marito, e dal sistema di reinserimento professionale svizzero, che mi ha dato dei sostegni mirati davvero importanti.

Ora ho finalmente trovato un posto che mi piace nel settore dell’innovazione tecnologica (non troppo lontano dalla ricerca direte voi, ma vi assicuro che sono lontani come il giorno e la notte), in cui aiuto a far dialogare ricercatori e imprenditori, redigendo e negoziando contratti di ricerca e sviluppo. E devo dire che la Svizzera è il posto giusto dove svolgere questa professione, essendo tra le nazioni all’avanguardia in questo settore. Insomma, invece di fuggire come pensavo di fare all’inizio, sono riuscita a trovare e sfruttare il lato positivo dello stare qui.

Com’è Ginevra?

E’ una città dalle mille sfaccettature, e mille culture. È frequente (almeno fino all’era pre-covid) poter conoscere persone nuove e interessanti.

Non ho ancora capito come funzioni, ma certamente il modo svizzero di comunicare la presenza di attività culturali, feste, o manifestazioni in quartiere è piuttosto diverso da quello a cui eravamo abituati io e mio marito in Italia. Di conseguenza nei primi anni ci sembrava che in questa città non succedesse mai nulla, ma col tempo ci siamo accorti che c’è letteralmente un fermento continuo di attività, un turbinio di possibilità, solo che le vedevamo molto difficilmente. E adesso che l’abbiamo scoperto, la città è tornata in vita a nostri occhi!

Lucia Pavan
Ginevra, Svizzera
Gennaio 2021
Foto di testata ©ClaudiaLandini
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