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In generale quando si parla di amicizie all’estero viene riferito che è molto più semplice legare coi propri connazionali o con persone di svariate nazionalità, ma sempre straniere rispetto al paese d’accoglienza, che non con la gente del posto. In effetti non è difficile capire il perché: mentre la gente locale ha una propria vita che si è sviluppata nel tempo in maniera regolare, gli stranieri condividono quella sensazione di transitorietà e di sentirsi a volte pesci fuor d’acqua che accompagna l’ambientamento in ogni paese. Con un gruppo di connazionali o di cittadini di culture simili alla nostra, inoltre, è in generale più facile comunicare perché i simboli e codici culturali sono gli stessi, oppure molto vicini. Tuttavia stringere amicizie con le persone del luogo presenta innegabili vantaggi e sarebbe opportuno fare degli sforzi in questa direzione. Conoscere persone locali aiuta a capire la cultura del luogo, a penetrarla in maniera più naturale e meno faticosa, a sentirsi più a proprio agio nel contesto, ad aumentare la sensazione di mettere radici, anche se temporaneamente, e appartenere al luogo che ci accoglie. E’ innegabile che il numero e la qualità delle amicizie che si stringono coi locali dipendono in primis da come siamo fatte noi, ma anche dal rapporto che la cultura locale ha in generale con lo straniero e il diverso, oltre che da una serie di altre caratteristiche che possono portare o meno i suoi componenti verso un contatto approfondito o formale.

Il fatto di essere stranieri spesso suscita curiosità ed interesse, ma questo aspetto può avere anche un risvolto amaro: in molti paesi africani, ad esempio, il solo fatto di avere la pelle bianca accomuna a un gruppo privilegiato e può rendere faticoso il rapporto coi locali, marcato com’è da atteggiamenti di convenienza. In altri luoghi lo straniero fa ancora paura, e viene quindi sistematicamente tenuto alla larga. Ci sono poi paesi, ad esempio quelli europei, dove i ritmi, la grandezza delle capitali e un tipo di vita piuttosto improntato all’individualismo, rendono davvero arduo penetrare dei gruppi sociali per stringere amicizie. Con le nostre testimonianze speriamo di portarvi una ventata di sapori lontani, di darvi una serie di consigli pratici, e anche di incoraggiarvi ad avvicinare le persone che formano il tessuto sociale locale del paese che vi ospita. Vivere un periodo senza mai legare con persone del posto, a qualsiasi livello si riesca a farlo, equivale a passare attraverso l’esperienza in maniera parziale e privandosi della ricchezza che proviene dall’esposizione a culture diverse.

L’equipe di Expatclic

Aleexpat in Olanda, Sharjah e Australia

amicizie locali aleIntrecciare amicizie a Schiedam non è stato facile. Il gap linguistico è stato per me una vera e propria barriera culturale agli incontri. Moltissime persone conoscono l’inglese, ma semplicemente non hanno voglia di parlarlo e quindi per quasi un anno i miei contatti sociali non sono andati al di là di dottori, ostetriche, nurse del consultorio (ho partorito il mio primo figlio a Vlaardingen ) e sporadiche cene con i colleghi di lavoro di mio marito. Purtroppo il goede morgen con tanto di sorriso ai vari inquilini dello stabile moriva lì. Le cose sono radicalmente cambiate quando ho iniziato una scuola di olandese per stranieri: ho conosciuto persone molto speciali, di varie nazionalità e desiderose come me di comunicare attraverso ciò che stava diventando il nostro punto in comune, l’olandese! Ed è qui che ho fatto amicizia anche tra i locali, le mie insegnanti, le prime a confermarmi come l’atteggiamento degli olandesi sia di natura spesso freddo e distaccato. Ma dell’Olanda porto ancora oggi nel cuore un’amica in particolare, un’italiana conosciuta per puro caso e con cui è nato un rapporto fortissimo, tanto che è lei che ha assistito al parto del mio secondo figlio mentre mio marito era ancora in volo!

A Sharjah la comunità internazionale è ampia e conduce una vita separata dalla gente del luogo. E’ stato dunque facile, attraverso l’asilo e la scuola, entrare in contatto con altri expat e frequentarli per un caffè, una cena, pomeriggi in piscina con i bambini. Il fatto di trovarsi un po’ “nella stessa barca” ha favorito gli incontri e ne sono nate belle amicizie che continuano tuttora. I contatti con i locali mi sono state preclusi a causa della distanza culturale. Sharjah è un emirato più chiuso di Dubai e i locali fuggivano spesso da sguardi o contatti, anche tra i più banali. Ma di Sharjah ho il vivo ricordo di quella che di solito chiamo “l’amicizia del marciapiede”: per un anno sono andata avanti a parlare fuori dall’asilo e al telefono con una donna iraniana, simpaticissima e interessata alla mia cultura (figuriamoci io alla sua!). Per un anno non c’è stato verso di spostare la nostra conversazione dalla strada a un tavolino di un bar o a casa mia, nonostante il placet del marito con cui “avevo passato l’esame” ed ero quindi stata approvata come persona “non pericolosa”.

In Australia sembra tutto semplice. Le persone sono aperte e solari, è facile fare quattro chiacchiere, bere insieme un caffè, trovarsi al parco con i propri bimbi. Ma dopo quattro anni che vivo a Perth, mi rendo conto che le persone con cui davvero ho stretto amicizia sono quelle che, a prescindere dalla nazionalità, hanno avuto un background simile al mio, ossia hanno viaggiato, sono state anche loro espatriate, hanno toccato con mano tutti gli aspetti di una vita raminga com’è la mia.

Claudiaexpat in Africa e America Latina

I miei primi espatri sono stati in paesi africani devastati da guerra e povertà. Situazioni dunque che rendevano un filo più complessi gli approcci con le persone del posto, alle prese con problemi più grandi di loro, e sicuramente a me sconosciuti. Il fatto però di trovarmi in questi paesi con un contratto di lavoro che mi portava a contatto con colleghi locali ha indubbiamente facilitato l’instaurarsi di rapporti profondi e duraturi. Lavorare fianco a fianco in situazioni di grandi difficoltà aiuta a trovare un terreno comune sul quale costruire solide amicizie. Mentre in Sudan tutto ha funzionato molto bene, e ancora oggi sono in contatto con qualche sudanese che ha diviso parte del mio tempo a Khartoum, in Angola ho avuto la sensazione di non riuscire a penetrare l’animo delle persone che lavoravano e vivevano con me. Questo aspetto del mio soggiorno è stato molto pesante, e a lungo mi sono chiesta cosa non avesse funzionato. Sono giunta alla conclusione che la situazione nel posto specifico nel quale ci trovavamo era talmente corrotta e greve di un passato amaro e complesso, da rendere impossibile una comunicazione serena e distesa. Tutt’altra atmosfera ho trovato a Bissau e Brazzaville, dove, pur non lavorando, mi sono appoggiata al lavoro di mio marito per avvicinarmi alla gente del posto. In particolare a Bissau le persone sono estremamente aperte e socievoli, ed è un vero piacere interagire con loro. Mio marito lavorava a un progetto di lotta all’AIDS, e collaborava con un gran numero di artisti del posto. Ho dei ricordi meravigliosi di serate trascorse tra musica e sorrisi, e anche se evidentemente il mio mondo e il loro avevano ben poco in comune, riuscivamo comunque a basare la nostra relazione sulla stima reciproca e su un affetto immediato come il cuore dell’Africa.

amicizie locali claudiaIn America Latina ho avuto non poche difficoltà perché ricercavo la tipica immediatezza africana, e sentivo che le mie intenzioni rimbalzavano contro un muro di gomma. Sia in Honduras che in Perù, con le dovute differenze, ho trovato piuttosto difficile stringere amicizie locali: l’impressione che ricavavo nel comunicare con le persone era di grande affabilità e disponibilità, ma non sentivo mai in loro una vera apertura, un vero mettersi in gioco nella relazione. Questa cosa l’ho sentita dire anche da molti altri espatriati: si è portati a pensare che i latini siano vicini a noi come cultura e mentalità, e questo ci fa sorvolare su alcune caratteristiche che invece sono ben presenti, ad esempio il fatto che la scorza da penetrare è spessa e dura. Una volta riusciti nell’operazione, però, le amicizie possono diventare davvero solide. Io ho pochi veri amici honduregni e peruviani, ma con questi sono sempre in contatto e so che potrò contare su di loro sempre. Inoltre non dimenticherò mai l’apporto fondamentale di alcuni di loro nella mia comprensione della cultura locale, ad esempio le risate a crepapelle che ci facevamo con Julio con le sue spiegazioni sul coloratissimo slang limegno, o le incursioni nelle emozioni con la mia amica Michèle, che mi svelava l’animo della donna peruviana.. Alcuni amici peruviani verranno quest’estate alla nostra festa in Toscana, il fatto che attraversino un oceano per raccogliere il nostro invito mi sembra assolutamente meraviglioso.

Adesso sono a Gerusalemme dove la situazione è estremamente complicata. E’ pressoché impossibile non prendere posizione nel conflitto in corso, che pesa enormemente sulle relazioni con le varie culture locali. Personalmente, al di là di quelle che sono le mie posizioni nella faccenda, trovo che sia molto più semplice comunicare coi palestinesi, che hanno un codice comunicativo molto più immediato e vicino a quello di noi italiani, che con gli israeliani, che, quantomeno per quando riguarda Gerusalemme, sono in generale piuttosto scortesi e freddi. Ma ecco che, proprio perché la situazione della zona è così complessa, il contatto e l’ascolto delle persone locali diventa fondamentale.

Giuliettaexpat in Giappone, India e Francia

In Giappone, a Tokyo, tutto dipende se si vuole incontrare delle amiche expat o delle giapponesi. Fare amicizia con i giapponesi in generale è complicato, i codici di comportamento sono diversi dai nostri e spessissimo la barriera della lingua crea dei grossi problemi per l’instaurarsi di vere e proprie relazioni…può succedere però, può succedere con giapponesi che hanno vissuto all’estero, che sanno che il nostro modo di fare e di interagire è diverso dal loro, che sono incuriositi proprio dalla nostra differenze!

Allora poi una volta instaurato il contatto si va per gradi, ci si vede fuori di casa, caffè o ristorante, alle giapponesi donne piace un sacco ritrovarsi con le amiche, un colpo di shopping e un buon piatto… con le nuove amiche straniere può poi essere l’occasione di scoprire ad esempio la loro cucina.

Come dicevo, però, si va per gradi, non ci si conosce e ci si invita subito a casa. Ma davanti a un tè o un piatto goloso ci si apre, ci si conosce, le giapponesi (come a mio avviso gli asiatici in generale) amano molto fare domande anche personali, è questo il loro modo di creare una relazione, entrare nel tuo mondo e farti entrare nel loro… una grande prova di voler stabilire un reale contatto è poi quella di mostrare le fotografie di tutta la famiglia, il modo più bello per farli sentire parte del tuo mondo…Io ho tirato fuori persino le foto del mio matrimonio…

E poi una volta che il contatto si è veramente creato, allora le porte di casa ti sono aperte, ti ricevono in modo splendido, i pranzi sono dei veri banchetti di prelibatezze giapponesi e i momenti vissuti insieme vengono ovviamente fissati in fotografia!amicizie locali giuli

Con le straniere, numerosissime a Tokyo, il discorso è un altro, già automaticamente in un paese in cui sui nostri visi portiamo segni della differenza, ci si riconosce, e tendenzialmente ci si attira, ci si saluta, si chiacchiera!!

Le mattinate al bar, i pranzi seguiti o preceduti da mille attività sono all’ordine del giorno, le serate festose erano, all’epoca in cui vivevamo in Giappone, numerosissime, la gente aveva molta facilità ad aprire la propria casa, forse il bisogno di ricreare in fretta in un paese così diverso il proprio mondo, fatto sta che le sollecitazioni festaiole hanno in certi momenti superato le nostre reali capacità di recupero, ma anche reso solide delle amicizie che resistono adesso nel tempo e alla distanza.

L’India: gli indiani sono un popolo aperto e sorridente, tendono subito a venire verso di te, a farti domande, a voler conoscerti, ma non è facile instaurare delle relazioni che vanno al di là. Ci sono le differenze di vita, di mentalità, e anche le occasioni che fanno un po’ vivere gli stranieri in mondi un po’ ovattati, costruiti per loro! La comunità straniera a Chennai, almeno a mio avviso, tende un po’ ad isolarsi, a vivere al di fuori dell’India, a vivere con i propri simili forse per paura del confronto con una cultura diversa…

Comunque noi straniere, qualche italiana e francese, avevamo creato un bel gruppetto dedito ad attività di vario tipo, dalla lettura e scambio di libri, alla ginnastica, al cucito…ma soprattutto un momento chiave e noto a tutti della nostra settimana erano le bellissime lezioni di acquagym nella mia piscina, dove due volte alla settimana ci siamo regolarmente ritrovate e anche conosciute tra una chiacchiera e l’altra!!

In Francia ho vissuto 8 anni la prima volta e, adesso, a settembre saranno due per la seconda, l’esperienze di amicizia sono state diverse e i contesti anche. Nel primo caso vivevo assolutamente al di fuori di una comunità expat, non ne sentivo neppure la necessità e tutte le persone che ho incontrato le ho incontrate grazie ai bambini, amicizie di giardini, di scuola, di nido…. amicizie alcune che hanno resistito e durano ancora. Mi ritrovavo però allora in un contesto di mamme francesi con la loro vita, il lavoro, i figli, ed io ero nello stesso schema, quindi i meccanismi da expat, con la pausa caffè e il giro di shopping, non facevano parte del nostro modo di incontrarci…. spesso ci si ritrovava al parco nel pomeriggio o il mercoledì (giorno in cui molte mamme con bimbi piccoli non lavorano, visto che non c’è scuola), e così semplicemente ci si raccontava e si ascoltavano gli altri, con una merenda improvvisata…. e poi la sera ci si poteva ritrovare senza bambini, davanti ad un aperitivo o un piatto di spaghetti.

Adesso sono in un contesto più internazionale, molte mamme non lavorano e ritrovo gli stessi meccanismi conosciuti in Giappone o in India, che poi si riproducono in tutte le comunità expat, un caffè al mattino, una pizza la sera, la ginnastica tra le due, spesso gruppetti di donne. Qui un punto di ritrovo è il bar interno al liceo internazionale, pratico quando si lasciano i bambini, il caffè e tossico, ma indubbiamente aiuta a farsi delle amiche!

Silviaexpat in Asia, Pakistan, Sudan, Tanzania e Germania

Ho passato in tutto più di 7 anni in Pakistan, la prima esperienza su al nord, in villaggi sparsi tra le tante valli della zona. Lì, dove lavoravo, ho avuto i miei incontri più belli con la gente del posto. Certo, le differenze culturali erano enormi, eppure con alcune delle mie colleghe dell’Aga Khan Foundation si era stabilita una bella amicizia, fatta di racconti, di scambi di idee, di sogni. E di foto certo…! Io così presentavo la mia famiglia in immagini e loro mi introducevano veramente nelle loro case, dove ero sempre ben accolta con un misto di curiosità e di affettuosa ironia. Certo, riuscire a comunicare in Urdu con madri e vecchie zie mi ha aiutato, anche se spesso le facevo ridere con qualche pronuncia sbagliata e in generale, in quegli anni mi sono sentita protetta e coccolata. Sapevo che ovunque io fossi in quelle valli c’era sempre qualcuno disposto ad aprirmi la porta di casa, ad accogliermi.

Un po’ diversa invece l’esperienza successiva, nella capitale Islamabad, dove per una serie di cose ho avuto più amicizie internazionali expat che non locali. Sarà che era il post 9/11 e che l’atteggiamento nei confronti degli stranieri era un po’ cambiato; sarà che attraverso la bambina piccola ho avuto molti contatti con altre madri expat; e sarà pure che, nel mio ambiente di lavoro, creare reti di solidarietà femminile era risultato molto più complicato che al nord, alla fine di amicizie vere con donne pakistane, che continuano a tutt’oggi, ne posso contare solo un paio: due donne straordinarie, che con il loro lavoro, la loro modestia e la loro dura esperienza personale hanno davvero illuminato la mia esperienza umana e professionale in Pakistan.

amicizie locali silvia2

In Africa ci sono stata poco, un anno in Sudan e altrettanto in Tanzania, troppo poco per riuscire a sviluppare amicizie locali. Inoltre, non lavorando, ho avuto pochissime opportunità d’incontri con donne e uomini del posto. Posso però dire di essere d’accordo con quanto scritto più sopra da Claudia rispetto alla relazione già in partenza complicata tra bianchi expat e neri locali, entrambi spesso portatori di atteggiamenti e pregiudizi che viziano in qualche modo la possibilità di sviluppare un rapporto profondo. Inoltre, c’é anche da considerare che, a meno di lavorare e di entrare in contatto con gruppi di uomini e donne di diverse fasce urbane e rurali, il rischio é di incontrare (attraverso le scuole o i ritrovi della comunità internazionale) solo i gruppi dell’elite locale, che poco hanno a che vedere con la gente comune e che poco dunque rappresentano il proprio paese.

A Berlino vivo ormai dal 1999, da quando ero incinta. Qui é nata Emily e qui grazie a lei, durante tutte le estati che vi abbiamo trascorso tra un paese e un altro, ho fatto conoscenza con un gruppo di amiche a cui sono tuttora molto legata e che sono i miei punti di riferimento importanti. Certo, se fossi arrivata invece a dicembre per la prima volta, senza conoscere nessuno, forse mi sarebbe stato molto difficile fare delle conoscenze. I berlinesi van sempre di fretta, ognuno é impegnato in tante cose, se ci sono bambini poi i ritmi sono ancora più segnati da agende e calendari di attività incrociate. Chi lo sa, forse mi sentirei più sola… Per fortuna invece, il mio gruppo di amiche mi/ci accoglie ogni volta con grande simpatia, curiosità e rispetto per le nostre esperienza di vita esotica. Nessuno si ‘offende’ se non ci si è sentiti per tanti mesi, tutti sanno che i rapporti e le amicizie sono incontri leggeri (anche se pianificati per tempo!!) nei quali raccontare di sé e condividere esperienze e momenti importanti senza però che la cosa comporti troppa intensità o un’intimità eccessiva nel quotidiano. E questo lo trovo bellissimo, soprattutto per chi come me, dispersa a volte su vari continenti, fa fatica a ad impegnarsi emotivamente con le amiche lontane pur volendo contare sempre sul loro affetto e la loro comprensione.

Consigli pratici

Ecco una serie di consigli pratici per farsi delle amicizie a livello locale:

  1. se non conoscete già la lingua del posto, fate il possibile per impararla. Anche se molti locali parlano una lingua che voi conoscete, è sempre bello mostrare che fate sforzi per parlare nel loro idioma. Incoraggia e motiva l’amicizia
  2. il modo più veloce per entrare in contatto con persone del luogo all’inizio è attraverso i colleghi di lavoro. Se ne avete di vostri, bene, altrimenti cercate di sfruttare quelli del marito. Create occasioni di incontro (accettando un invito anche se vi intimidisce, invitando voi stesse a casa vostra) e fate loro capire che siete interessate a entrare in contatto con persone del posto. Non c’è nulla di male nel chiedere che vi aiutino dandovi delle indicazioni precise su qual è il modo migliore per procedere
  3. se avete dei figli, la scuola è un canale molto privilegiato per incontrare i locali. Spesso può capitare, però, che chi manda i figli nelle scuole – di frequente esclusive – internazionali in loco, appartenga alla classe alta e sia quindi esponente di una fetta ristretta della popolazione locale. Tenete però presente che magari anche queste persone possono avere dei contatti in fasce più estese, e rappresentare per voi un buon punto d’entrata a una realtà più ampia
  4. cercate di affinare la vostra sensibilità culturale, e di capire se ci sono atteggiamenti, luoghi o usanze che favoriscono l’incontro tra le persone
  5. iscrivetevi a un corso a livello locale. Se parlate la lingua del posto, non avrete limiti: giardinaggio, pittura, ceramica, cucina, qualsiasi cosa va bene purchè frequentata da persone del luogo
  6. il volontariato è un modo fantastico per incontrare la realtà locale, informatevi sulle possibilità nel vostro paese d’accoglienza e cercate di trovare almeno una mattina alla settimana dedicata a quest’attività
  7. cercate di capire se a livello di quartiere esistono degli incontri regolari. A volte ne organizzano le librerie, i centri municipali o le scuole, andate a informarvi direttamente nei vari posti. Oltre a farvi capire meglio la cultura locale, questi incontri vi permetteranno di farvi notare dalla gente del luogo, e di cominciare a fissare nella memoria alcuni volti che, una volta diventati familiari, vi riuscirà meno difficile approcciare
  8. nelle vostre interazioni quotidiane (negozi, benzinaio, banca, posta, etc.), cercate di condividere il più grande numero di dettagli sulla vostra vita. Non è necessario dare informazioni intime, ma alla gente farà piacere sapere in quale paese avete vissuto precedentemente, qual è il vostro paese d’origine, che piatti si cucinano da voi, quanti figli avete, etc. Questo aiuterà le persone a ricordarsi di voi, e vi farà guadagnare un posto nel tessuto sociale del quartiere. Da lì a stringere legami che poi vengono approfonditi, il passo può essere breve
  9. navigate in Internet per scoprire quanti più blog e siti web esistono, che sono creati e gestiti da persone del posto. Magari troverete un argomento che vi interessa, e vi sarà facile contattare l’autore, basta un semplice messaggio spiegando che siete straniera e che vi interessate a tale e tal’altra cosa, con tono gentile e sincero, per poter suscitare una reazione, che potrebbe anche in futuro tradursi in un incontro de visu
  10. non dimenticate mai che le persone del posto sono la chiave per capirne la cultura, e non scoraggiatevi se vi sembra che queste non rispondano alle vostre sollecitazioni. Tenete conto che per avere successo con una persona, dovete approcciarne almeno dieci!