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Barbaraexpat condivide la dolorosa esperienza della perdita di sua zia mentre lei era a Melbourne.

Il novembre scorso ci stavamo preparando per tornare a casa per Natale ed era tutto un via vai di conversazioni su Skype con mia mamma e mia zia Anna. Ore passate a discutere menù e logistica di pranzi, cene e festeggiamenti vari mentre io, dall’altra parte del mondo, mi divertivo a vedere le dinamiche e i piccoli battibecchi tra le due matriarche. Quando si vive lontani, cose che darebbero fastidio se vissute giornalmente, assumono un valore diverso e si guardano quasi con affetto!

Mia zia Anna è la sorella più giovane di mio papà e aveva solo 18 anni quando sono nata, la prima bambina nella famiglia. Divenni immediatamente la sua bambolina. Tra di noi c’è sempre stato un legame speciale e, abitando molto vicine, ho passato la maggior parte della mia infanzia con lei. Quando avevo sei anni è nato mio cugino e avrei potuto essere un pochino gelosa di questo piccolo intruso, ma zia Anna aveva abbastanza amore per tutti e non mi sono mai sentita abbandonata. Al contrario, presi subito molto seriamente il mio ruolo di “cugina maggiore” e Luca ed io siamo tutt’ora molto uniti.

Mia mamma è figlia unica e mia zia divenne per lei una sorella. Nonostante siano incredibilmente diverse, negli anni hanno diviso tutte le loro esperienze e si sono aiutate e sostenute a vicenda.

Dovevamo partire il 28 Novembre ed ero molto emozionata.

La mattina del 26 mi sono svegliata presto con una sensazione di disagio. Sono sempre nervosa prima di un volo e non riesco ad evitare pensieri tragici! Ho preso il telefono per guardare l’ora e ho trovato un messaggio di mia mamma. Non riuscivo a leggere e ho cercato gli occhiali sul comodino. Mia mamma non manda mai messaggi di notte, ha una gran dimestichezza con la differenza d’orario e quel messaggio notturno non annunciava nulla di buono. Mia zia aveva avuto un infarto ed era morta.

E’ da quando vivo quaggiù che aspetto una chiamata del genere. Nei miei momenti più bui ho immaginato vari scenari e circostanze. Cosa farò? Cosa proverò? Alle 6 del mattino del 26 novembre non dovevo più immaginare, avevo perso una delle persone più importanti nella mia vita ed ero dall’altra parte del mondo.

Mi ci sono voluti pochi minuti per accettare che quello che temevo da sempre era diventato realtà. Presi il telefono e chiamai la casa dei miei, solo ora mi rendo conto che non ricordo assolutamente con chi parlai, chi ebbe il compito di informarmi che la mia zia Anna era uscita per la sua passeggiata serale ed era morta, guardando il tramonto, senza accorgersi di nulla, o almeno così ci piace pensare. Si è inginocchiata e se n’è andata. Aveva 67 anni.

Una cosa era certa, dovevo assolutamente salutarla e la mia famiglia lo sapeva e promisero che mi avrebbero aspettata.

Cambiai il mio volo e quello di mia figlia Sofia per quella sera. Le sarò sempre grata per la sua scelta di accompagnarmi.

Barbara perdita

In tutte le mie speculazioni non avrei mai pensato potesse esserci qualcosa di positivo in una tragedia simile. Anche se sento tuttora la sua mancanza, quello che seguì nei giorni che seguirono la partenza improvvisa di mia zia mi ha lasciato molto di più del dolore che provo.

Dopo pochi attimi dalla notizia, Nigel, mio marito, si mise al lavoro per cambiare i voli. Sapevo che aveva tutto sotto controllo e non dovevo preoccuparmi di niente.

Il volo fu tranquillo e avere Sofia con me lo rese molto meno duro. La sua decisione di venire con me mi colse di sorpresa ma non avrebbe dovuto. Ho sempre saputo quanto la sua “Zianna” fosse importante per lei, ma al momento la sua compagnia mi parve un regalo speciale e inaspettato.

Arrivati all’aeroporto ci attendevano mio fratello e il figlio di Luca. Non ero mai stata così felice di essere a casa, nonostante si trattasse di un’occasione così triste. Provavamo tutti lo stesso dolore, potevamo dividerlo e questo alleggeriva il peso della perdita.

Durante il viaggio avevo spiegato a Sofia la differenza tra i funerali italiani e quelli australiani. Le spiegai di come in Italia l’usanza è di andare a vedere la persona prima di chiudere la bara e di come l’atmosfera sarebbe stata molto pesante, cupa, triste ed estremamente emotiva. Io stessa ero nervosa per quello che avrei trovato. I miei ricordi d’infanzia mi tornarono alla mente, abiti scuri, niente sorrisi, voci soffuse, sguardi funerei, bisognava vivere la sofferenza e la perdita.

Ma appena arrivata alla camera mortuaria tutte le mie preoccupazioni svanirono. C’era tanta tristezza ma nessuna pesantezza. Ad aspettarmi trovai abbracci e lacrime, baci e sorrisi. Il sole entrava da una finestra e la mia splendida Zia Anna dormiva serena, circondata da tanto amore.

Avevo detto a Sofia che non era necessario venisse, ma dopo pochi minuti arrivò in compagnia dei cugini ed era completamente a suo agio. Con la morte, con l’amore nella stanza, con la sua famiglia.

E’ passato un anno, naturalmente temo ancora l’arrivo di quella telefonata o messaggio ma ho la certezza di non essere sola e, quando verrà di nuovo il momento, sarò dove devo essere.

 

Barbaraexpat
Melbourne, Australia
Febbraio 2015