Home > Sudamerica > Guatemala > Scuola, Tv e nuove chiese – una finestra su San Juan de la Laguna

Inizio d’anno molto impegnativo perché entrambi i bambini hanno iniziato una nuova scuola, il che ha richiesto molte energie; è un po’ complicato da spiegare, ma qui è impegnativo a volte trovare una matita per gli esercizi di tecnica, o l’algoritmo per permettere a Giulio di attraversare il lago per andare a scuola in sicurezza ed evitare allo stesso tempo di perdere noi tutta la giornata nel portarlo ed andarlo a prendere; e non scrivo questo per raccontare i fatti miei, ma per dare il metro di come terzo mondo significhi assenza di scuola di qualità… o forse assenza di scuola di qualità significhi terzo mondo.

E’ un binomio strano e fatale, nelle cui reti cadono intrappolate generazioni e generazioni, con cui ci scontriamo tutti i giorni, noi “bianchi ricchi che abbiamo i soldi per mandare i bambini a scuole di prima classe”.

La scuola pubblica è quel che è: edifici fatiscenti e pericolanti, insegnanti con un livello culturale spaventoso (giuro che una maestra elementare mi ha chiesto quante ore di autobus siano necessarie per andare in Italia); e davvero spesso mi chiedo se questo sia causa o conseguenza della spaventosa situazione sociale che attanaglia Guatemala: il 78% della popolazione vive in condizioni di povertà o povertà estrema, con una incapacità in primis di priorizzare le proprie necessità (ed allora le baracche di lamiera senza accesso all’acqua ma con l’impianto stereo), che perpetrano una sorta di schiavitù moderna che fa raccogliere caffè sulle montagne a uomini, donne e bambini per 3 euro al giorno (quello stesso caffè che poi si sorseggia nelle tazzine di porcellana di via Montenapoleone); l’avvento della tv che ha in una manciata di anni colonizzato il tempo delle famiglie con il peggio delle immagini che possono arrivare via cavo dagli Stati Uniti, immagini di violenza e lusso che entrano come veleno nelle teste e nei cuori confusi di un popolo che è sempre più lontano dalle sue radici. E’ spaventoso, ma il 94% delle famiglie che abbiamo appena intervistato per il progetto di microcredito (famiglie in condizioni di povertà e povertà estrema) possiede un televisore…e molte volte non lo può usare perchè in casa non c’è elettricità! La politica è ad un livello di corruzione che, checchè se ne dica in Italia ha pochi eguali al mondo.

Ma l’elemento più disarmante ed a mio avviso preoccupante è l’avvento massivo delle “nuove chiese” degli Stati Uniti, che con un miscuglio diabolico di urla, false promesse di salvezza e minacce rende totalmente succube una percentuale sempre più alta di popolazione.

Nella colonia in cui viviamo quasi tutti appartengono alla chiesa evangelica, e sempre più spesso fanno il “culto” (così lo chiamano) in strada, con altoparlanti da centinaia di euro sparati a tutto volume in cui un pazzo furioso urla minacce e promesse.

Insomma un contesto tutt’altro che facile e sereno, in cui sopravvivono però isole di saggezza indigena, di povertà colta, di semplicità disarmante.

marinella2Alma de de Colores va, piano piano, passo a passo, sempre più conosciuta e sostenuta, tanto per il laboratorio di artigianato che per la panetteria. Sono entrate tre persone nuove in questo mese di gennaio: Joaquim, la cui avidità di fronte al cibo stringe il cuore. La mamma, durante il primo colloquio ci raccontava, con un sorriso incantevole, la strategia usata dalla famiglia quando non c’è cibo. Lei tiene sempre tre pomodori di riserva per le giornate critiche, e quando una di queste arriva, li passa sul fuoco e poi li dà da succhiare ai bimbi tra i 5 e i 3 anni, i quali però non possono morderli, questo privilegio spetta ai due piccoli, sotto i due anni, che non possono capire la fame, e se non hanno qualcosa nella pancia piangono tutta la notte. Dai sei anni in su, la fame si può sopportare meglio.

Poi è arrivato il signor Juan, un camionista di Santa Clara, che quando si è deciso ad andare dal medico a far vedere la ferita che aveva sulla gamba da tempo, ha scoperto di essere diabetico ed è stato amputato al ginocchio nello stesso giorno. Da allora 3 mesi di elemosina in strada finchè Sergio, suo vicino di casa, e nostro meraviglioso lavoratore sordo, l’ha portato al centro. Ha iniziato a fare il pane con Marco, dimostrando una tenacia ed una gratitudine da cui solo c’è di che imparare.

E poi Pablo, che, dopo l’anno di terapia riabilitativa intensa che ha avuto, ora è nel laboratorio 5 giorni alla settimana; cammina, e chi l’ha visto un anno fa proprio non ci può credere. L’altro giorno, ad un gruppo di turisti in visita al laboratorio ha detto “quando crediamo di perdere qualcosa, in realtà stiamo guadagnando qualcos’altro. Io non tornerò mai più a camminare e a correre come un tempo, eppure sono mille volte più grato e felice oggi dei miei passi incerti riconquistati di quanto lo fossi due anni fa dei miei passi sicuri“.

Marco gira, alla ricerca del forno grande, l’acquisto non è cosa facile, è già stato alla Capitale, a Xela, a Sololà, ma contiamo in un paio di settimane di averlo installato e funzionante.

E poi c’è questa enorme novità del progetto di microcredito per donne che abbiano un familiare con disabilità, che ci ha impegnati molto in questo inizio anno, che è tutto da inventare, da conoscere, ma che certo si sta rivelando  una risorsa preziosissima per le 70 famiglie che potranno fruirne.

Marinella lavora in Guatemala per uno splendido progetto per l’inclusione lavorativa e sociale di giovani diversamente abili. Potete visitarlo qui: http://www.almadecolores.org/ E se potete, sostenetelo, anche con una piccola donazione o facendolo conoscere intorno a voi. 

Questo articolo è parte di un progetto che chiamiamo “Una finestra su…”. Scriviamo articoli brevi su un aspetto molto specifico del nostro paese d’accoglienza. Come se aprissimo la finestra di casa nostra e vi raccontassimo quello che vediamo. Saremmo felicissime di pubblicare anche quello che vedete voi. Scriveteci!