Home > Vita d'Expat > Lavoro > Valérie e la sua crema alla patata in Perù

Ecco come a volte l’incontro con un paese straniero, e in particolare coi suoi prodotti, possono trasformare la nostra vita professionale. Claudiaexpat aveva intervistato Valérie durante il suo soggiorno a Lima, e l’ha ricontattata oggi per sapere se l’idea di Valérie di produrre creme a base di patata peruviana, è ancora in piedi. E’ con piacere che ha saputo che il progetto professionale di Valérie si è sviluppato ulteriormente. Mishki ha creato e lanciato nuovi prodotti: un detergente, un sapone esfoliante, un tonico, un olio di jojoba puro.

Oggi esporta in Francia, negli Stati Uniti, e l’anno prossimo dovrebbe cominciare con altri paesi. Valérie non nasconde che la burocrazia necessaria per esportare è sempre tremenda. Ma questo non le impedisce di continuare col suo progetto, che ha trovato il perfetto equilibrio tra le sue competenze e la cultura locale. Brava Valérie! Se volete provare i prodotti di Mishki, appuntamento qui: www.mishkiperu.com

Gennaio 2014

 

Intervista originale (luglio 2007)

Valérie è francese e ha montato la sua impresa in Perù. Ha avuto un’idea estremamente originale: usare la patata, di cui il Perù è ricchissimo, per produrre creme di bellezza. In questa interessante intervista fatta da Claudiaexpat, ci parla delle gioie e delle difficoltà che ha riscontrato in quest’avventura. Grazie Valérie! 

MishkiQual è la tua formazione, quali le tue esperienze professionali precedenti, e cosa ti ha portato in Perù? 
Sono francese, ho 36 anni, ho studiato a lungo marketing e comunicazione e ho lavorato quasi tutta la vita applicando i miei studi nel settore farmaceutico, nelle agenzie di comunicazione che lavorano per le farmacie o fanno studi di mercato.

La mia ultima esperienza di lavoro è stata in Belgio. Adoravo il paese ma non il lavoro, che trovavo piuttosto meccanico. Ho dunque deciso di fare un MBA continuando a lavorare. All’inizio ci ho dedicato il tempo che potevo, ma l’MBA era veramente intenso, tutto in inglese e con molti libri di macroeconomia da studiare in questa lingua, non era per niente facile. Ho quindi lasciato perdere il lavoro. Quando ho finito l’MBA pensavo di poter trovare qualcosa di interessante da fare a livello professionale. Ho mandato il mio cv e delle mail in America Latina, perché mi interessava praticare lo spagnolo, e ho ricevuto due risposte, una dalla Bolivia e l’altra dal Perù. Ho accettato il Perù. Ci sono andata e sono rimasta due mesi. Mi sono completamente innamorata del paese. Non trovo le parole per descrivere quello che ho provato, semplicemente l’ho adorato. Sono tornata in Belgio piena di dubbi: aver fatto un MBA e mollare tutto per andare in Perù senza aver nulla da fare sul posto non era facile, ma ho comunque fatto le valigie.

Sono partita per il Perù per un anno, arrivandoci in ottobre del 2004. All’inizio aiutavo una ONG e a fine anno ho assistito a un seminario sulla patata organizzato da questa ONG: è qui che ho sentito parlare dei poteri antiossidanti della patata, e mi sono ricordata che in Francia c’era una crema per il viso a base di semi di uva. Quindi sono andata nella varie università di Lima alla ricerca di uno specialista. L’ho trovato in un dottore dell’Università di San Marco che ha creduto nella mia idea un po’ folle di fare una crema di bellezza a base di patata. Mi ha aperto le porte del centro universitario per fare le estrazioni, le analisi, la base della crema, etc. Dopo due anni, il prodotto entrava nel mercato.

Quindi hai deciso di creare un nuovo prodotto senza avere idea di come procedere dal punto di vista farmacologico, di laboratorio… Come hai fatto?
Per la base della crema ho lavorato con un ragazzo che mi ha molto aiutata, perchè io volevo una crema con delle caratteristiche ben precise. Dato che non sapevo niente della creazione di un prodotto e della percentuale di antiossidanti che bisognava metterci, ho studiato le piante medicinali all’università di San Marco. Questo periodo all’università mi ha molto aiutata non solo dal punto di vista tecnico ma anche per le porte che mi ha aperto in ambiente universitario. E questo è stato molto importante perché qui la persone sono specialiste e non generaliste, quindi per ogni fase della produzione della crema dovevo cercare persone diverse.

 

Mishky

 

Cos’hai dovuto fare dal punto di vista burocratico per creare l’impresa?
L’impresa è peruviana. Ho dei partner, un americano e un australiano, che mi hanno aiutato coi fondi per cominciare il business. Per ragioni amministrative ho creato l’impresa con una peruviana e poi ho fatto un contratto di lavoro con l’impresa stessa, cioè mi sono fatta assumere. Non è stato facile avviare il tutto. Ho avuto dei problemi enormi con l’ufficio immigrazione, con i documenti, le pratiche amministrative. In alcuni momenti ho addirittura pensato di lasciar perdere; per fortuna ho sempre incontrato persone che mi hanno molto aiutata. Quello che mi ha spinta ad arrivare fino in fondo è stato il fatto di voler mettere sul mercato dei prodotti che aiutano i peruviani. Se l’esportazione funzionerà, aiuterà l’immagine dei peruviani nel campo dei cosmetici a base naturale.

Quindi ora intendi esportare la crema?
Sì. Abbiamo un buon “packaging”, un buon prodotto, la gente è contenta al 90%, quindi penso di esser pronta per l’esportazione. Che sarà un altro paio di maniche perché le pratiche amministrative con le dogane qui sono un incubo. Tutto molto lento e complicato. Per fortuna ho già contatti con persone che sono interessate a esportare il mio prodotto, in particolare in Canada e negli Stati Uniti, e queste due persone conoscono già i processi di esportazione dal Perù. Sono loro che si faranno carico della routine amministrativa. Per altri paesi, ad esempio per la Francia e il Regno Unito, bisognerà che faccia da sola, e questo mi fa un po’ star male.

Come funziona la tua attività dal punto di vista “tecnico”? Sei sicuramente una manager multiforme: hai avuto l’idea, hai trovato la formula, commercializzi il prodotto, ti occupi della comunicazione, etc.
Sì, ma questo è anche un po’ il risultato di tutte le mie esperienze professionali. L’MBA mi ha aiutata in questo senso, perché mi ha permesso d’avere diverse specializzazioni, e di raggrupparle tutte insieme. Bisogna anche dire che sono molto curiosa di natura. E’ la curiosità che mi ha spinta a interessarmi alla patata, a cercare la formula, incontrare la gente, sono molto perseverante e quando ho un’idea vado fino in fondo. E’ vero che mi sono occupata di tutto: trovare la patata, trovare il fornitore, trovare il laboratorio farmaceutico col quale lavorare.

 

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Quali sono state le difficoltà più grandi di questa esperienza?
Il problema qui è la disorganizzazione, la mancanza di rigore. A volte mi deprimo vedendo che la gente non comunica su alcuni aspetti che per me, da francese, sono fondamentali. La mentalità qui è di non dirti se non riescono a fare le cose, e questo in generale rende tutto il processo molto lento e complicato. In questo senso oso pensare che lavorare con me sia stata una buona lezione per i miei colleghi peruviani, perchè a parte la mia mentalità diversa, sono anche molto pignola, pesante, controllo tutte le fasi della produzione, sono estremamente esigente con tutti gli aspetti – la crema, i tubi, le confezioni…Ammetto però anche di aver imparato tanto da loro, ad esempio ho dovuto imparare a controllare il mio lato impaziente e pignolo, ad essere più tollerante, più paziente. In fin dei conti lavorare in Perù ha degli aspetti molto positivi, non in ultimo il fatto che qui si incontrano dei veri professionisti.

Valérie
Lima, Perù