Home > Africa > Sudan > Il mio nuovo espatrio a Khartoum
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Silviaexpat si è appena trasferita in Sudan, nella capitale, dopo tre anni in Macedonia, a Skopje. Qui ci racconta le sue primissime impressioni di questo nuovo espatrio…

Un nuovo espatrio inizia non appena pronunciato il nome della possibile prossima destinazione. Non appena si cercano su internet foto della città, notizie sul clima, sulle strade, sulle scuole…

L’espatrio inoltre si materializza geograficamente quando iniziamo quel magnifico processo di proiezione attraverso il quale ci immaginiamo già lì: nei vestiti locali, a ripararaci dal caldo, o dal freddo, o dalla pioggia del posto. A camminare tra la gente, in un grande bazar; o lungo viali ordinati e un po’ sonnolenti… come sarà la nostra nuova vita? A quali nuovi ritmi e suoni dovremo confrontarci?

Ma niente è più emozionante della prima visita all’ambasciata del nuovo paese. A Berlino, l’Ambasciata del Sudan è un piccolo appartamento di poche stanze, alcuni poster e cartoline sbiadite, forse degli anni ’70, che rimandano immagini del Nilo, delle Piramidi di Meroe… Una pubblicità delle motonavi che raggiungono Port Sudan, navi dai nomi suggestivi, come quella chiamata ‘Darfour’… Chissà se è ancora possibile viaggiare per mare, arrivare da Marsiglia o da Tunisi attraverso il Canale di Suez, giù fino a Port Sudan…?

nuovo espatrio

Non lo so. Noi arriviamo a Khartoum in aereo, a metà gennaio, e dall’aereo, appena in Africa, vediamo una enorme e piatta distesa di giallo: è il deserto! Allora esiste, non è solo un ‘luogo letterario….’!

Poi, dopo ancora qualche ora di volo tranquillo, iniziamo la discesa verso la nostra nuova destinazione e iniziamo a distinguere una lunga e sinuosa striscia scura che poi diventa verde e che poi, capiamo, diventa… il Nilo. Welcome to Sudan!

L’aereoporto è piccolo ma ordinato, i bagagli arrivano subito, perfino la gatta siamese, dentro la sua gabbietta ci arriva sul nastro trasportatore…

Usciamo dall’edificio con le nostre 6 valigie, 3 bagagli a mano, una bambina e una gatta e ci accoglie uno di quei meravigliosi tramonti africani che impregna l’aria di un denso odore di terra fresca. Il cielo è blu cobalto, striato di rosso, ci sono 27 gradi e sono le sette di sera. Benvenuti a Khartoum!

La prima notte nella nostra nuova casa la passiamo tranquilli, piacevolmente colpiti dal caldo, dopo l’inverno rigido di Berlino. Dormiamo il nostro primo sonno sudanese sotto grandi letti a baldacchino avvolti da enormi reti anti-zanzare. Poi, alle 5:10 il primo richiamo alla preghiera “Allah u akbar…” L’Islam, di nuovo, ci avvolge nel sonno, ancora una volta, come in Pakistan: sembra di essere infine tornati a casa dopo la durezza dei Balcani.

nuovo espatrioLa mattina dopo portiamo la bambina alla sua nuova scuola e abbiamo così la possibilità di dare un’occhiata alla città. Dalla macchina, tutto sembra orizzontale, giallo, ocra, rosso, mentre il cielo è blu già fin dalle 7 del mattino. Sarà così tutto l’anno, il sole sorge verso le 7 e tramonta verso le 19.

Mi dicono che tra poche settimane, quando farà veramente caldo, i negozi aspetteranno il tramonto prima di aprire e che rimarranno poi aperti tutta la notte…

Un autista etiope di rikshaw ci porta al grande souq popolare a nord della città. Non ci pare molto diverso da un bazar indiano o pakistano, ma i prezzi sono esorbitanti. Ci dicono che tutto arriva da fuori, pomodori, patate, lattuga… Compriamo del riso egiziano, delle mele siriane. Le zucchine, sono libanesi, un po’ moscie. I fagiolini, vengono dal Sud, sono freschissimi… L’autista procede nelle transazioni, chiede sconti, si arrabbia, fa finta di mollare, spiega, mentre il venditore, nero nero in una lunga jallabiya bianca sorride, scherza, spiega, giustifica…

Seguiamo la conversazione attraverso i numeri, ash’ara, harba, khamsa… Adesso ci sintonizzeremo sull’arabo, la nostra prima lingua, quello che ci fece incontrare, me e Matthias, tanti anni fa a Damasco.

Fatta la spesa, torniamo nel nostro appartamento fresco e quasi buio. L’architettura arabo-islamica si difende dal sole e dall’esposizione, dal caldo e dagli sguardi indiscreti. Le poche finestre che abbiamo sono schermate, ma la luce del primo pomeriggio filtra lo stesso. Ci sdraiamo sui divani sotto i ventilatori. Presto la bambina tornerà da scuola, bisognerà prepararle il pranzo, aiutarla a fare i compiti, giocare, riprendere un ritmo di vita quotidiano e semplice. A Erevan, come a Islamabad, a Skopje come a Khartoum. Un nuovo espatrio ci sposta come pedine sul grande scacchiere che è il mondo, e noi restiamo noi con in aggiunta una gattina viaggiatrice…

Ahlan ua sahlan al Khurtum!

Silviaexpat
Khartoum, Sudan
Gennaio 2009

 

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