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indipendenza in espatrio

In uno dei miei recenti programmi di coaching con una cliente espatriata, è venuto fuori quanto sia importante l’indipendenza in espatrio. Non sto parlando però solo d’indipendenza economica dal partner che detiene il contratto di lavoro.

 

Quando sono arrivata a Khartoum, nel luglio del 1989, una delle prime cose che il mio allora fidanzato ha fatto, è stata di mettermi in macchina e farmi guidare. Sorvolo sulle regole di guida a Khartoum – solo chi ci è stato può capire la sensazione di trovarsi in un cartone animato che immettersi nelle vie trafficate della capitale sudanese può provocare.

Gli sarò per sempre grata di quel gesto, che mi ha permesso di rompere il ghiaccio con la guida locale prima che la paura s’impossessasse di me nel vedere come guidano lì.

Dopo quella prima esperienza, avere un’auto e poter guidare liberamente nei posti dove mi trasferivo, son sempre state per me condizioni irrinunciabili per poter costruire un rapporto positivo con le mie città d’accoglienza.

E in effetti Jakarta, dove la patente di guida non mi era stata rinnovata, e dove il mio sogno di guidare rompendo così la dipendenza da marito e taxi si è infranto in pochi mesi, è stato un luogo con cui ho avuto un rapporto spinoso e che ho lasciato con pochi rimpianti.

tornare in italiaL’auto e una patente locale (o l’equivalente per potersi muovere indisturbate) sono per me la massima espressione di quell’indipendenza in espatrio che non è solo economica ma ha radici molto più profonde, e senza la quale diventa impossibile anche solo pensare di costruire un’indipendenza finanziaria dal proprio partner. Ce ne sono però molte altre, e ognuno trova le sue.

Per me, oltre al muovermi in maniera autonoma e secondo i miei ritmi, è sempre stato anche molto importante essere linguisticamente indipendente. Per quanto ho potuto, ho sempre studiato le lingue dei posti dove andavo ad abitare. Ho imparato da zero il portoghese quando ci hanno trasferiti in Angola, ho affinato rapidamente il mio francese scolastico arrivata in Congo, e in Honduras, dopo una prima settimana di assestamento, avevo già un’insegnante di spagnolo.

Altra cosa fondamentale per me, è sempre stata il crearmi un circolo (anche piccolo) di amicizie completamente slegate dal lavoro di mio marito, dove classicamente si trovano le prime relazioni quando si arriva in un nuovo paese.

Con la creazione di Expatclic questo è diventato molto più facile, ma anche prima mi sono sempre adoperata per trovare contatti tramite canali slegati da mio marito. Il fatto, poi, di parlare la lingua del posto e avere un’auto tutta mia, mi ha sempre aiutata a coltivare tali rapporti e a crearmi un giro sociale che pulsava indipendentemente dalle situazioni legate al lavoro del coniuge.

devo essere in grado di costruirmi una vita solo mia come se fossi capitata lì indipendentemente da lui

Per me la questione è sempre stata chiara: io voglio e devo esistere al di fuori di lui. Se anche il suo lavoro è quello che mi ha portata in un nuovo paese, devo essere in grado di costruirmi una vita solo mia come se fossi capitata lì indipendentemente da lui.

E’ solo quando sento che le sue partenze non scalfiscono in alcun modo le mie giornate nel mio nuovo paese d’accoglienza (e mio marito ha sempre viaggiato tantissimo per il suo lavoro), che capisco di essere stata fedele a quel bisogno d’indipendenza in espatrio che mi è necessaria quanto il sapere che i miei figli stanno bene e sono felici nel loro nuovo ambiente.

 

Claudia Landini (Claudiaexpat)
Novembre 2019
Foto principale ©Claudiaexpat

 

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