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Claudiaexpat ci parla del suo percorso come formatrice in espatrio, e introduce l’importanza dei seminari di formazione interculturale.

 

Una delle cose che ho imparato vivendo di paese in paese, ma soprattutto gestendo Expatclic.com, è che la preparazione all’espatrio è fondamentale perché un periodo di vita all’estero sia un successo.

 

La preparazione dev’essere intesa in senso molto ampio, perché se è importante informarsi in anticipo su quanti più aspetti possibili del paese che ci accoglierà, sia dal punto di vista pratico che culturale, altrettanto importante è capire quello che in generale succede dentro di noi nel momento in cui entriamo in contatto con una nuova cultura, all’interno della quale dobbiamo rapidamente costruire la nostra nuova struttura affettiva, sociale e lavorativa.

Nella stragrande maggioranza dei casi in espatrio, si ascoltano sempre le stesse affermazioni, all’inizio di un nuovo periodo di vita in un paese sconosciuto: “mi sento sola”, “non riesco ad ambientarmi”, “non riesco ad abituarmi agli usi di questo paese”, “non capisco questa gente”, “non so cosa mi succede ma mi sembra di aver perso il mio centro”. Tutte queste affermazioni possono essere ricondotte al disagio che più generalmente è stato definito come “shock culturale”. Ma rendere lo shock culturale responsabile della grande varietà e profondità di sentimenti che ci agitano quando cambiamo paese può diventare riduttivo.

Ci sono infatti tantissime situazioni parallele all’affrontare un cambio paese, che esulano dal solo rapporto con la nuova realtà. Ci sono cambiamenti dentro di noi, fasi naturali della vita che attraverseremmo anche se fossimo stanziali, che combinate con il cambiamento geografico esterno possono diventare devastanti. Ci sono equilibri famigliari che devono ricomporsi nel momento in cui il contesto nel quale la famiglia è abituata a muoversi e ad esistere viene radicalmente cambiato. Quando la forza di questi movimenti “interni” si accompagna a un incontro problematico con la nuova realtà che ci circonda, l’ambientamento e lo stabilizzarsi di una nuova routine in espatrio possono diventare lenti, penosi, pesanti, faticosi, con conseguenze a volte anche gravi sul rapporto di coppia, sul rendimento scolastico, lavorativo, sull’umore famigliare generale.

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La mia presentazione durante il seminario di Nexos

Prepararsi a quanto ci aspetta nel momento in cui cambiamo paese è fondamentale per non trovarci impreparati e dunque scioccati di fronte a questi processi. Non allo scopo di evitarli, ma perché possono essere affrontati in maniera più cosciente e meno drammatica quando diventano conosciuti, vengono discussi, spiegati, e confrontati con le esperienze di altre persone.

La mia passione per ogni forma di comunicazione interpersonale ha trovato lo sbocco ideale nei seminari che ho cominciato ad impartire a Lima su tutti i temi di cui parlo sopra. Da anni mi preparavo a questo tipo di incontri. Ho studiato, sotto forma di seminari pratici e di un corso di perfezionamento post laurea su temi di pluralismo e comunicazione interculturale con un’università italiana, ho partecipato io stessa, come studente a questo tipo di corsi, per capire quali sono le aspettative e gli ostacoli che bloccano una partecipazione attiva, che è sinonimo di riuscita del seminario, ho letto libri, ascoltato decine e decine di espatriate/i, raccolto testimonianze, interviste e aiutato persone di ogni provenienza in una gamma vastissima di problemi soggettivi ed oggettivi legati all’espatrio.

Anche se sono una fanatica di Internet, la comunicazione vis-à-vis, il contatto verbale, fisico e visivo con la persona resta per me un momento privilegiato, e durante il mio soggiorno a Lima, Perù, mi sono mossa in questa direzione. Ho cominciato con piccoli e modesti interventi in situazioni circoscritte, come incontri tra genitori nella scuola dei miei figli o tra gruppi internazionali di donne recentemente arrivate in Perù. Proponevo brevi ma significativi esercizi seguiti da quello che si chiama “debriefing”, ovvero una discussione nella quale si traggono le conclusioni raggiunte dall’esercizio.

 

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Un momento di debriefing durante il mio seminario a Lima

 

Incoraggiata dal successo che ottenevo, ho cominciato a disegnare un seminario più lungo, che ho chiamato “Challenges and Practices Relocation Workshop”, e che tradotto in italiano suonerebbe grossomodo “Seminario sulle sfide e gli atteggiamenti da tenere quando si cambia paese”. Mentre costruivo gli esercizi, riflettevo sullo sviluppo del seminario, sottoponevo i miei amici e famigliari a prove di fattibilità, e raccoglievo testimonianze e consigli di professionisti del campo, ho avuto il privilegio di partecipare a un seminario organizzato da Nexos, un’associazione di appoggio agli espatriati in Perù, per i membri di Unlesa, l’associazione dei coniugi dei funzionari della Nazioni Unite. Questo seminario consisteva nell’aiutare i coniugi a seguito a costruire un proprio piano di carriera, e si articolava su una parte comune e una basata su colloqui individuali con la responsabile di Nexos e una psicologa. Io ho preso parte al momento comunitario raccontando la mia lunga esperienza di moglie a seguito, e animando un’esercitazione durante la quale i partecipanti dovevano studiare dei casi (tratti da Expatclic!) di donne che sono riuscite a sfruttare l’espatrio per costruirsi una figura professionale portatile. Questo è stato il primo impatto in un contesto di seminario strutturato, mi ha dato tantissima soddisfazione e mi ha aiutata a trovare la sicurezza necessaria per lanciare il mio proprio seminario.

La reazione al mio invito è stata immediata ed entusiasta: si sono iscritte 12 donne, espatriate o peruviane in transito, tra cui si contavano  10 nazionalità differenti (italiana, brasiliana, britannica, argentina, peruviana, olandese, australiana, vietnamita, statunitense, paraguaiana). Un gruppo stimolante e costituito da donne con una vastissima esperienza d’espatrio. Qual è stata la molla che ha spinto espatriate di lungo bordo a partecipare a un seminario che aveva come scopo principale l’individuare i meccanismi che si mettono in moto ogni volta che si cambia paese? Sostanzialmente il fatto che nonostante la pratica non mancasse loro, queste donne non avevano ancora avuto l’occasione di riflettere a voce alta su questi temi, e di dedicare un pugno di ore alla comprensione di sentimenti spesso contraddittori e dolorosi che le hanno animate nel corso della loro storia.

 

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Il seminario è stato entusiasmante per me che l’ho condotto e per loro che hanno partecipato. Attraverso una serie di esercizi, individuali e collettivi, di discussioni di gruppo, di spiegazioni (brevi) da parte mia, siamo arrivate a individuare insieme i punti chiave che bloccano il fluire nel rapporto con la nuova cultura ospitante. Perché ci sentiamo irritate, perché ci viene spontaneo difendere la nostra cultura, come possiamo fare ad apprendere il più rapidamente possibile i codici di comunicazione e comportamento delle persone che ci accolgono, tutti questi temi sono stati dibattuti e sviscerati attraverso momenti ludici, altri di riflessione, confronti e discussione in coppia o nel gruppo allargato. Dal momento che è molto più facile mettere la persona di fronte al proprio sentimento, per poi sviscerarlo e analizzarlo, piuttosto che invitarla a scavarsi dentro da sola per esporre quanto sente, ho proposto una gamma di esercizi divertenti, interattivi e coinvolgenti, che avevano anche il pregio di creare la giusta atmosfera di aspettativa. Tutte infatti si domandavano con curiosità, alla fine di un esercizio, cosa sarebbe arrivato dopo.

formazione intercultualreIn questo clima gioioso ma al contempo di profonda riflessione, ognuna ha potuto usare gli elementi forniti in accordo alla propria personale esperienza, ed è uscita dalla sessione di due giorni con la volontà di soffermarsi, in futuro, più a lungo e più profondamente su questi temi. Quando il seminario è terminato e abbiamo chiuso raccontandoci cosa ognuna aveva tratto dall’esperienza, è stato molto bello quello che ha detto la partecipante australiana, che vive in espatrio da 30 anni: “come mi sarebbe piaciuto partecipare a questo seminario 30 anni fa!”.

A questo seminario ne sono seguiti alcuni individuali. Tramite un’organizzazione di comunicazione interculturale statunitense con la quale sono in contatto, ho potuto dare sessioni di briefing a persone recentemente arrivate in Perù. Questi seminari individuali prevedevano una parte generale sullo shock culturale e i meccanismi di adattamento, e una seconda giornata di preparazione specifica al Perù. Non mi è mai piaciuto “spiegare” ad altri le culture, anche quando si tratta della mia cultura d’origine, che conosco a fondo, ma devo riconoscere che questo tipo di sessioni hanno il pregio di far riflettere profondamente su tanti aspetti di funzionamento strutturale che spesso vengono trascurati, e si trasformano in un laboratorio di apprendimento sia per chi riceve il briefing che per chi lo dà.

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Il feed-back degli espatriati coi quali ho lavorato mi ha confermato ulteriormente che quando ci si prepara ad affrontare un periodo così affascinante e complesso che implica l’imparare a funzionare in una nuova cultura, non solo è importante raccogliere quante più informazioni pratiche e aggiornate sul paese che ci accoglierà, ma anche prendersi un po’ di tempo per riflettere su quelle che sono le implicazioni generali che una tale impresa comporta. Oggi noi espatriate siamo molto più fortunate che in passato, perché la discussione e la pratica su certi temi comincia a diffondersi anche in paesi, come l’Italia, nei quali tradizionalmente si lasciavano gli espatriati al “fai da te” in tutti i sensi. Attenzione però, l’espatrio rappresenta da qualche anno un affare molto lucroso, e capita sempre più spesso di trovare persone che si vantano di poter “preparare” a un espatrio, magari perché sono state loro stesse protagoniste di qualche periodo all’estero. Oppure capita il caso di psicoterapeuti o coach, che senza essersi mai mossi da casa loro pretendono di guidare le persone all’espatrio con una serie di pratiche copiate e riproposte e caro prezzo senza un minimo di consistenza di base. Quando decidete di intraprendere una formazione, di prenotare una sessione sull’espatrio o di partecipare a un seminario, assicuratevi fino in fondo che le persone alle quali vi affidate siano professionisti seri, che abbiano, oltre all’esperienza “sul terreno” (meglio se estesa su più continenti), anche una serie di studi e formazione alle spalle che li abbiano dotati degli strumenti necessari per svolgere questo tipo di attività. Se avete bisogno di un consiglio, non esitate a contattarmi.

Buon espatri a tutte !

Claudia Landini (Claudiaexpat)
Milano, Italia
Luglio 2009