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Giuliettaexpat si è immersa nella nostra vivace discussione sugli elementi architettonici nel mondo, e ha tirato le somme….

 

Paese che vai usanza che trovi, ma non solo… paese che vai casa che trovi!!
E per chi espatria la casa è fondamentale, per poter vivere bene un paese la prima cosa è stare bene a casa propria!! Personalmente ho sempre cercato nei paesi in cui ho vissuto di avere un colpo di fulmine ogni volta, di scegliere veramente il posto nel quale immaginavo mi sarei sentita bene, un posto che ci corrispondesse, che rispecchiasse la nostra idea di casa. Ma non sempre è facile proprio perchè quello che si trova in Italia non necessariamente rientra nei criteri architettonici che ritroviamo dall’altra parte del mondo… Ma cosa cerchiamo noi expat italiane negli altri paesi per poter dire “questa casa è quella dei miei sogni”?
Tenetevi forte, non me lo sto inventando, ho letto con attenzione i nostri topic di Expatclic e c’è veramente una cosa che ci manca – ma tanto! – e che non troviamo praticamente mai pur cercandola con devozione: il BIDET, eh sì, il bidet… la domanda sorge spontanea: ma gli italiani sono forse gli unici ad utilizzarlo?

E questa è dura, veramente dura… Vi confesso che personalmente qui in Francia il bidet sono andata a cercarlo sotto lo sguardo inorridito del venditore di sanitari che mi ha anche chiesto “Ma scusi, a cosa le serve?” “Ehm, vede, adesso le spiego…”. Se la maggior parte delle expat si adegua, pur soffrendo, a passarci sopra, c’è anche chi se l’è portato in valigia: “Dopo aver passato il Natale a Roma da mia mamma tornai a Berlino con un… bidet da campeggio (geniale, ve lo raccomando!!!)” (pensate all’imbarco all’aeroporto di Fiumicino la nostra Silviaexpat che carica il suo bidet nuovo di pacca).

Elementi architettonici

Un bidet italiano…

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…uno giapponese…

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Certo, siamo onesti, ci sono dei paesi in cui si è cercato di ovviare alla mancanza, e in testa a tutti metterei il Giappone. Il bidet surrogato è direttamente incorporato al gabinetto, e il bidet, come il gabinetto stesso, è “comandato” da una centralina che regola oltre che lo sciacquone anche il getto d’acqua che può essere freddo, caldo e direzionato in punti diversi e strategici… e non c’è neanche bisogno dell’asciugamano, c’è una specie di phon da sedere splendido che ti asciuga molto meglio degli asciugamani elettrici per mani… ma sto divagando.
Ci sono comunque anche posti con sistemi meno tecnologici ma che ci rincuorano un pò: “In Libia non c’è il bidet, però ci si può lavare benone perchè vicino al water c’è un rubinetto con un tubo flessibile. Lo usi seduto sulla tazza, è veloce e abbastanza comodo se si imparano i trucchetti; le prime volte allagavo il bagno perchè l’acqua ha una notevole pressione e rimbalzava da tutte le parti, se apri troppo il rubinetto ti fai male…”.
In India c’è lo stesso sistema, sia nelle case che nei posti pubblici, ma in questo caso una domanda mi è sempre giunta spontanea: come si asciugano???

Non si deve però pensare che le italiane siano fissate esclusivamente sul bidet: il bagno in generale ci intriga, ci attira e ci delude… non è mai come quello di casa (cioè casa in Italia), la cosa peggiore (dopo il non bidet) sono i bagni separati: gabinetto da una parte e il resto dall’altra, abbastanza tipico ad esempio in Francia. E il culmine è quando nella parte dedicata al gabinetto manca il lavandino… e le mani? Come mi lavo le mani?!?!!
Difficile da digerire!!

 

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Anche la finestra che non c’è ci turba e ci angoscia, ma insomma il bagno senza finestra esiste anche in Italia, quindi su questo punto ci focalizziamo meno!

Poi però ci sono anche elementi positivi nei bagni: bagni enormi, “bagni in cui si può schettinare da quanto son grandi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Vi giuro che il bagno della mia stanza, in questa casa di Lima, è più grande della camera di mio figlio!!!!!!!!!! E questo l’ho visto in moltissime case. Bagni enormi e possibilmente con Jacuzzi” (e dopo Silviaexpat con il bidet all’aeroporto ecco l’immagine più bucolica della nostra Claudia spaparanzata nell’idromassaggio!) E in questi bagni giganteschi ci sono dei particolari che ci attraggono e che quasi potremmo adottare anche in Italia: il tombino raccogli acqua in mezzo al bagno e anche alla cucina, pratico per lavare i pavimenti: “un piccolo tombino di 20 cm circa, questo ti permette di allagare a piacimento e di scaricare tutta l’acqua nel tombinetto con l’aiuto di scope che assomigliano ai tergivetri (con la gomma al posto dei peli per capirci). Così non ti arrabbi quando il tuo uomo riduce il bagno da paura e hai le piastrelle linde ogni volta”.

Fondamentalmente il bagno è importante: lo vogliamo luminoso, spazioso, ci piace con un immenso bidet, un grande idromassaggio, un’enorme finestra (con vista sull’oceano l’ideale!), rigorosamente senza moquette (ma che idea….) e con un grande tombino!!! Prendete nota ragazze per la prossima casa…

Elementi architettonici4Ma non focalizziamoci solo su toilette&co, andiamo oltre! Non vivremo mica il nostro espatrio sedute sul bidet… Anche in questo caso ci sono particolari che ci ammazzano, personalmente non mi dimenticherò mai la casa tutta di marmo rosa, nelle varie tonalità, in India, una specie di chicca architettonica non poi tanto rara in oriente, case immense che sembrano finte, un incrocio tra quella della Barbie e la casa di Ridge in Dinasty (se qualcuno se la ricorda…). A Houston “la sagra del finto: finta villa toscana, finta villa spagnoleggiante, finto castello…. appena hanno due soldi qui si sbizzarriscono a fare delle oscenità…I lampioncini all’esterno delle case con la “finta candelina”, una luce che va a zig-zag intermittente orribile”.
In Arabia Saudita: “enorme! quattro camere, quattro bagni (quest’ultimi grandi quanto le camere da letto che ho adesso qui a Parigi) e tutte le pareti delle camere tappezzate di specchi che nascondevano armadi a muro che non sono mai riuscita a riempire ed usare tutti”.
In India il mio pianerottolo era così grande che lo usavamo come sala per fare ginnastica ed eravamo in 10/12 a correre in cerchio come nella palestra di scuola!!
Case mal illuminate o illuminate in modo non adatto al paese in cui sono costruite: “Una cosa tipica e assolutamente sconcertante di Lima sono invece i vetri scuri. Lima è una città grigia e scura per le maggior parte dell’anno. Sicuramente è per questo che le case, ma soprattutto gli appartamenti più recenti, hanno delle vetrate molto grandi e ampie. Però le mettono col vetro scuro. Ecco, una cosa che secondo me manca davvero alle case di questa città è un sistema di presa di luci e di illuminazioni adeguata al clima… a volte sembra davvero di entrare in un antro”.

Case non pratiche con stanze immense e finestre piccole… e le finestre le stiamo a guardare noi italiane, come si aprono, si chiudono, scorrono, se sono facili o no da pulire…

E poi ci piacciono tanto anche i dettagli, quelli ci fanno dire che abbiamo una casa speciale, diversa dagli altri o forse non tanto lontana da quella tanto amata lasciataci dietro tre espatri fa…
Per me il sistema di luci di Tokyo, tutto un programma, talmente tecnologico che dopo 3 anni non sapevo ancora quale interruttore accendesse cosa, ma non importa, avevo nuance di luci dal soffuso al vivace a mio piacimento e ovunque… molto molto romantico.
Elementi architettonici5Meno romantico ma pratico è lo spazio razionale dove metter tutto in ordine, e anche questo lo cerchiamo in una casa simil perfetta. E anche in questo campo, non vorrei dire, il Giappone batte tutti, ma noto che anche in altri paesi non si scherza e l’expat italiana apprezza “lo spazio per la lavatrice nel sottoterra, con lavandino annesso per smacchiare e cose così e una grossa stanza con ventilatore per asciugare i panni”, o anche “gli armadi a muro ben organizzati, gli enormi dressing dove mettere tutto, la scarpiera a scomparsa”. Per concludere con il lavello della cucina posizionato di fronte alla finestra possibilmente con vista su giardino fiorito per lavare i piatti con il sorriso, e se poi nel lavello abbiamo il “tritarifiuti incassato niente più odori spiacevoli nella spazzatura: tutto il materiale organico veniva omogeneizzato ed eliminato all’istante nello scarico!!!” (ma siamo forse un po’ maniache della pulizia, della puzza, dell’ordine? Leggendo attentamente potrebbe sorgere il dubbio).

A questo punto non mi resta che stilare una piccola lista per la visita della mia prossima casa, che voglio ovviamente perfetta, con grandi e luminose finestre, uno spazio ben organizzato dove tutto trovi comodamante il suo posto, delle belle stanze, una vista spettacolare e con nel centro del salone campeggiante e regale un enorme bidet!!

 

Giuliettaexpat
Saint Germain en Laye
Gennaio 2012

One Comment, RSS

  • pinguino

    says on:
    13/11/2014 at 6:47 PM

    Bello rileggere questo articolo, dopo essere stata a tokyo voglio anche io il wc superfanstastico giapponese con la musichetta! Ci vuole un manuale della nasa per capire come funziona ma quando si è imparato è fantastico