Home > Europa > Romania > Franco, Parada e la Romania: una storia d’espatrio e d’amore
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E’ con grande piacere che vi presento la storia di Franco Aloisio, un italiano che vive a Bucarest, Romania, da due decadi. Franco ci dipinge un ritratto interessantissimo del suo paese d’accoglienza, e ci presenta un fantastico progetto sociale.

 

Franco si recò per la prima volta a Bucarest per una missione di tre mesi. Vent’anni dopo è ancora lì. E in questi vent’anni di cose ne ha viste e fatte tante.

Innanzitutto ha una compagna, un figlio, tre cani e un lavoro come consulente. Collabora però anche a tantissimi progetti sociali. Il suo “cuore sociale” batte, in effetti, da tanto. Anzi, è stato lui il motore che l’ha portato, giovanissimo, a lavorare in Nepal per un progetto per bambini di strada.

Dopo il Nepal, ha fatto varie missioni in giro, Somaliland, Palestina, sempre occupandosi d’infanzia di strada e disagio urbano estremo.

La situazione di quelli che erano conosciuti a Bucarest come “i bambini dei tombini” non poteva trovare interlocutore più attento di Franco. Parada, così si chiama la fondazione che ha costituito un po’ il leitmotiv dell’espatrio di Franco in Romania, era agli inizi quando lui arrivò a Bucarest per incaricarsi di lanciare la prima fase di un progetto della fondazione.

La storia di Parada è bellissima, Franco l’ha condivisa qui, in inglese e non mi dilungherò. Potete visitare anche il suo sito web.

Quello che c’importa qui è come Parada abbia aperto a Franco una porta sulla realtà sociale e culturale del suo paese d’accoglienza.

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Attraverso l’evoluzione della storia dei bambini di strada, Franco è stato testimone in queste due decadi, dei cambiamenti della Romania. Paese veramente in transizione.

“Ai tempi Bucarest rappresentava la frontiera, la transizione. Sposava perfettamente il tipo di carattere che avevo io, i miei valori e le mie aspirazioni. Un mondo completamente diverso, ricco di tensioni, disagi, ma anche pieno d’entusiasmo, di voglia di fare. Soprattutto tra i più giovani, cosa che noi non conoscevamo più. C’era la volontà di mettersi in gioco. Il nostro è un paese in cui è difficilissimo fare le cose, se non hai agganci o risorse. Qui se hai voglia e vuoi metterti in gioco puoi farlo. All’epoca la città aveva una grossa energia. Quest’energia oggi si è spenta. Bucarest è diventata una delle tante capitali europee, ha perso il suo fascino di città di frontiera”.

Ci fu anche lo shock dell’impatto col disagio sociale. Franco aveva già alle spalle un’esperienza in questo senso. Aveva lavorato a lungo con i ragazzini di strada in Nepal. La situazione a Bucarest però era particolare. I ragazzini che uscivano dai tombini lì erano bianchi. Dal punto di vista somatico avevano le stesse caratteristiche sue, di suo figlio, dei ragazzini italiani. In più si era in Europa, e certe cose te le aspetti fuori dalle frontiere europee, non al confine con casa tua

“L’immagine del bambino che esce da sottoterra era un pugno nello stomaco. Nel nostro immaginario sottoterra ci vivono i topi, i vermi”.

Non è difficile, dunque, immaginare quanto Franco si sia sentito coinvolto – e lo sia tuttora – con Parada. All’epoca il progetto era assolutamente innovativo. Oggi si parla di circo sociale, arte sociale, arte terapia, ma ai tempi tutto ciò era sconosciuto. La genialità di Miloud Oukili, il clown franco-algerino che ha fondato Parada, è stata proprio in questo: immaginarsi che dei bambini che escono dai tombini dei tubi del riscaldamento vadano a fare degli spettacoli nei palcoscenici europei. E’ un progetto unico e Franco si sente giustamente molto fortunato nell’averne fatto parte.

Si riscalda e si entusiasma nel ricordare l’esperienza. La relazione con questi ragazzini gli ha insegnato tanto, anche di se stesso. Ha dovuto imparare ad avere delicatezza con i loro sogni, si è misurato con la possibilità di dare radici alle ali

“Un bambino di strada ha un unico sogno: uscire dalla strada, e quelle sono le ali. Però poi ci vuole la capacità di mettere radici alle ali. Bisogna aiutare questi ragazzi a strutturare e sviluppare quelle skills che permettano loro pian piano di avvicinarsi, se non di realizzare del tutto il loro sogno”

Essere coinvolti in questo processo dev’essere stato un privilegio e un dono immenso. Queste sono le storie d’espatrio che amiamo condividere. Storie di chi, come Franco, entra in contatto con situazioni diverse dalle nostre, sa apprezzarle, si fa penetrare, e ne esce arricchito.

Claudia Landini (Claudiaexpat)
Giugno 2020
Foto ©FrancoAloisio e ©Parada
Per chi potesse e desiderasse aiutare Parada, qui c’è una campagna raccolta fondi. In questo periodo è ancora più difficile trovare fondi per far continuare i progetti, se potreste contribuire anche in minima parte, Franco, noi e i ragazzi di strada di Bucharest vi saremmo immensamente grate.
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