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differenze culturali nella coppia

Marianne, olandese tutto pepe e agnostica, ci racconta di come, con qualche compromesso, è riuscita a far funzionare il suo matrimonio con un pacato e cattolico friulano, nonostante le differenze culturali nella coppia.

Grazie Marianne per questa spiritosa testimonianza che ci ricorda l’importanza del rispetto e di un buon senso dell’umorismo.

 

“Ah! Sei venuta in Italia perché hai trovato l’amore, vero?”

No, in Italia sono venuta con i miei genitori all’età di 15 anni. Che poi abbia trovato il compagno per la vita (eh sì, si può dire dopo 33 anni di matrimonio…), questo è un altro paio di maniche.

È stato per puro caso che le nostre strade si sono incrociate a Trieste e se non fosse stato per la carenza di “gettoni”, le famose monete per i telefoni pubblici di una volta, non ci saremo mai incontrati. Questo per dire che non avevamo nessun punto d’incontro in comune, ma è stato il vero e proprio destino!

Io 20 anni, lui 28; io olandese, lui friulano (non solo italiano!!!); io agnostica, lui cattolico praticante!

Certamente una buona partenza per una strada che poi non è stata sempre in discesa.

L’età non è un problema (certamente non a quell’età!) ma le differenze culturali nella coppia?

Che dire della friulanità? Qui si dice che hanno la mentalità della “piera”, della pietra e cioè che la vita ruota intorno al lavoro per poi costruirsi la casa. E un po’ è vero!

differenze culturali

Grandi lavoratori che spesso non hanno limiti, mentre gli olandesi sono piuttosto efficienti per poi godersi la vita.

Mio padre, per esempio, ha lavorato sette anni nel nord Italia per un’azienda olandese e quando chiamava alla sede madre in Olanda il venerdì pomeriggio trovava il portiere di notte! Tutti a spasso… ma come? Se in Friuli si lavora fino alle nove di sera e anche il sabato mattina?

Quando è arrivato il momento delle presentazioni ufficiali mia nonna, che aveva già più di 80 anni, ha commentato che il “ragazzo è simpatico, peccato che sia cattolico…

Oltre alle differenze culturali, abbiamo dovuto gestire anche quelle religiose, o non religiose, come nel mio caso!

Figlia di genitori già non battezzati a loro volta, nella nostra famiglia l’aspetto della religione (altrui) è sempre stato trattato con rispetto, ma non c’era certamente una tradizione religiosa in casa. Dopo aver cercato di capire più a fondo che cosa significa la religione per una persona (andando a messa tutte le domeniche per quasi tre anni) ho capito che comunque non era per me.

Ho sempre creduto che la religione, per chi ce l’ha, può essere una plusvalenza e oltretutto, nel nostro caso, poteva essere qualcosa di “esclusivo” da condividere tra padre e figlia.

E che fare per il matrimonio? Per fortuna l’apertura recente della Chiesa, e in particolare di alcuni preti (un mio carissimo amico prete veramente in gamba), ha offerto la possibilità del matrimonio in chiesa con la dispensa del vescovo.

E così è stato! Una gran bella cerimonia nel segno della libertà e del rispetto, anche da parte dei genitori olandesi e della suocera italiana che pur essendo molto credente, non si è mai intromessa.

Certamente una buona partenza per una strada che poi non è stata sempre in discesa.

Come si poteva prevedere il lavoro di G. ha occupato una parte da leoni nella nostra vita, lasciando poco spazio anche per quello che era l’aspetto spirituale (che stava così a cuore proprio a lui).

Se per il matrimonio avevo dovuto promettere di non distogliere mio marito dalla sua religione, non mi sono impegnata per l’aspetto educativo (religioso) per ovvi motivi.

Chi ci crede può trasmettere, chi no, no.differenze culturali nella coppia

I tempi in evoluzione, più bambini non battezzati, il livello dell’insegnamento della religione (delle religioni…) non sempre all’altezza e l’assenza di religione “attiva” in casa e nella comunità, hanno fatto sì che la nostra unica figlia, dopo la comunione, ha abbandonato la chiesa, con grande dispiacere di suo padre ma anche mio.

Ho sempre creduto che la religione, per chi ce l’ha, può essere una plusvalenza e oltretutto, nel nostro caso, poteva essere qualcosa di “esclusivo” da condividere tra padre e figlia.

Abbiamo avuto la fortuna di conoscere un prete, teologo e filosofo, molto in gamba che abbiamo seguito nelle sue serate interessantissime sui vari aspetti della vita.

E proprio lui ci ha chiesto di intervenire sulle coppie miste per raccontare la nostra esperienza. Ci siamo confrontati su quanto abbia influito la differenza religiosa nella nostra vita e non è stato di poco conto.

Ma cosa ci ha aiutato a superare gli ostacoli?

Forse in primo luogo la non interferenza da parte dei nostri genitori, anche su questo aspetto. I nostri genitori ci hanno sempre rispettato, sostenuto (anche nelle scelte non proprio condivise…), e stimolato.

Dalla parte olandese anche con un certo pragmatismo: hai voluto la bicicletta, adesso pedala!!!

Marianne Muntendam
Pordenone, Italia
Settembre 2019
Foto@MarianneMuntendam e Pixabay
Articolo raccolto da BarbaraAmalberti (Barbaraexpat)
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