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where is home

Mattia è il figlio di Claudiaexpat, e un vero esperto sul crescere all’estero 🙂 In questo articolo, per cui lo ringraziamo tantissimo, esplora il concetto di casa.

 

Un anno fa avevo cominciato a scrivere un articolo per il sito di mia madre, dove, dopo attenta riflessione, concludevo che la mia casa era Gerusalemme. In quel momento mi sembrò naturale pensare a Gerusalemme come il solo posto da includere nella lista. Questo, fino a quando mi sono trasferito a Madrid.

A un mese dal mio arrivo, capisco la complessità della domanda che mi aveva fatto mia madre: dov’è casa per te?

D’istinto direi Gerusalemme. La città santa ha significato tantissimo per me, e mi ha formato come persona e come scrittore. Ci ho trascorso l’adolescenza, e il conflitto, insieme agli amici che mi sono fatto, ha avuto un profondo impatto sulla mia visione del mondo.

Oltre ad essere stato felicissimo a Gerusalemme, ho anche preso coscienza dei livelli di dolore, ingiustizia e durezza che possono toccare a una comunità, al contempo realizzando che in qualche modo la vita continua, e, in qualche modo, la gente deve normalizzare queste situazioni. L’esperienza mi ha mostrato quanto in profondità possano andare le contraddizioni umane, e quanto siamo disposti ad accettarle per sopravvivere.

where is homeContinuo a considerare Gerusalemme casa. Il solo ricordo del camminare per le sue strade risveglia in me una calda felicità. Mi riscaldo anche al suono della lingua araba, davanti all’hummus e allo shawarma, al ricordo dell’odore delle Marlboro Rosse e dei volti familiari della città.

Penso spesso alla cupola dorata e alla vista dalla mia casa, al balcone del secondo appartamento in cui ho vissuto, alle mattine in cui bigiavo e stavo al bar, tentando goffamente di scrivere qualcosa, fumando senza sosta e rischiando overdose di caffeina.

Una città è fatta di luoghi e del loro ricordo, e mi riempiono ancora oggi. Gerusalemme resta fondamentale nella mia scrittura, e mantengo strettamente le mie amicizie di là. Gerusalemme è ancora casa. Qui a Madrid, però, ho scoperto che la casa non si riduce a un posto, ma a un caleidoscopio di luoghi, ricordi e culture.

Ci sono molte sfaccettature della persona che sono oggi che vengono dai posti più disparati. Sono l’unico nella mia famiglia che segue il calcio da vicino. Usavo una squadra di calcio milanese per difendere la mia identità quando mi sentivo perso, ai tempi dell’università, quando la gente non riusciva a far altro che incasellarmi in un paese, in un posto solo. Italiano, Milano, tifoso dell’Inter.

E’ un sollievo per un ragazzo cresciuto all’estero ammettere che un certo tipo di fedeltà è legata a un luogo specifico.

Sono andato a studiare nel Regno Unito pur avendo sempre frequentato il sistema francese. Un’insana ossessione per Oxford e un’attrazione verso la lingua inglese, scaturita dalla curiosità, mi hanno spinto a scegliere il Regno Unito come quinto paese d’espatrio. Pensavo che avrei finito per chiamare il Regno Unito casa, come mi era successo con i paesi precedenti. Mi sbagliavo, come spesso mi capita nella vita.

Ho vissuto in Inghilterra diviso tra le due persone che pensavo di essere. Gerusalemme, e l’Italia. Sentivo di appartenere alla Palestina, e razionalmente mi dicevo che ero italiano, e che appartenevo all’Italia. In quegli anni, tentai di connettermi con le mie radici italiane. Feci un viaggio per l’Italia, visitai ripetutamente Venezia, per uno stage e in vacanza, scoprii Torino, Bologna, imparai ricette, tentai (senza successo) di capire i vini della mia terra, e cominciai un romanzo ambientato tra le colline piemontesi. Lessi in italiano come non avevo mai fatto prima, rinforzai la mia passione per l’Inter, lessi di politica e della storia del mio paese. Gerusalemme era sempre sullo sfondo. Alla fine tornò in primo piano, e divenne impossibile negarlo. Gerusalemme era, ed è ancora, casa.

where is homeE’ un sollievo per un ragazzo cresciuto all’estero ammettere che un certo tipo di fedeltà è legata a un luogo specifico. Chiarisce le cose. Pensavo che l’aver realizzato che Gerusalemme è davvero la mia casa mi avrebbe aiutato a dare  una direzione di marcia alla mia vita. Così è stato, ma non nel modo che mi aspettavo.

Per quanto i miei amici mi dichiarassero parte di Gerusalemme, sapevo che il mio posto nella città santa è diverso dal loro. E’ semplice: io non sono di Gerusalemme, nè italiano. Sono entrambi, non in misura uguale, e non in tutti gli aspetti della mia persona. Anche se, arrivando a Madrid, ho scoperto che non è proprio così semplice.

Mi sono trasferito a Madrid nel settembre del 2019, dopo aver completato il mio Master in Inghilterra. Avevo vissuto nel Regno Unito per cinque anni, tre nel gelo di Durham, e due a Londra, una città che sono arrivato ad amare e disprezzare in egual misura.

A Madrid sono tornato a una delle cose che mi mantenevano vicino a Gerusalemme, un’amicizia che ho tenuto viva e forte in tutti questi anni. Adesso vivo con quest’amica, e Gerusalemme è tornata ad insinuarsi nella mia cucina, nelle abitudini e nelle mie orecchie. Sento parlare arabo, mi mantengo aggiornato con gli amici che ho lasciato là, e m’ingozzo di deliziosi piatti palestinesi. Allo stesso tempo, una volta a Madrid, continuavo a incontrare peruviani, e mi ricordavano di qualcosa che avevo nascosto molto in profondità, cioè la mia infanzia in Perù.

La mia casa a Lima

Ho vissuto in Perù dai sette ai dodici anni. In Perù ho provato la prima sigaretta, la prima birra, il primo bacio. Parlavo come un limeño, conoscevo le tariffe dei taxi meglio dei tassisti, e puzzavo di leche de tigre, coriandolo e peperoncino. Ero peruviano a tutti gli effetti, e col tempo quella parte di me si è diluita al punto di essere quasi svanita.

A Madrid il tecnico che c’installava internet era peruviano. Il parrucchiere è peruviano. La ragazza del bar all’angolo è peruviana. Tutti parlano con una cadenza che mi ricordavo, e mi sono ritrovato a scivolare nei peruvianismi in maniera molto naturale, come quando avevo dodici anni. Lo spagnolo in Spagna è parlato in maniera diversa, e il tono e la cadenza della mia voce toccava il cuore di persone lontane da casa. Mi sono sentito accettato. Le conversazioni hanno cominciato a fiorire, ancora di più che con gli spagnoli.

…il concetto di casa è malleabile come tutti gli altri.

L’elettricista mi ha raccontato della sua vita amorosa, e mi ha invitato a mangiare peruviano in un ristorante peruviano vicino a casa. Il parrucchiere mi ha raccontato della fuga di suo fratello dal Perù, dove si era trovato coinvolto in gang criminali, tra droghe e processi, e dei suoi difficili inizi in Spagna. Mi ha dato il suo numero e mi ha detto di chiamarlo per farci una birra. La ragazza del bar è tutta sorrisi e risatine quando dico chibolo, jato, jamear, webon e ya la hicimos. Al ristorante, raccomandato dall’elettricista Leonardo, il cameriere Carlos mi riconosce. Ci sono stato due volte. Ci sono la chicha morada, la causa, i tamales, il lomo saltado e gli anticuchos esattamente come a Lima. La TV è sempre accesa, con musica peruviana assordante, e la Cuzqueña, la prima birra che ho mai bevuto, troneggia su tutti i frigoriferi e gli angoli del ristorante. Mi sono accorto di sentirmi a casa nel Rinconcito Cuzqueño.

Madrid mi ha insegnato la sua prima lezione: il concetto di casa è malleabile come tutti gli altri. Casa è un caleidoscopio di luoghi, ricordi e culture, e ogni posto che hai chiamato casa resta con te. A Madrid ho finalmente capito che la casa non è limitata a un luogo fisico, nè a una singola idea. Casa è dove senti di appartenere, sia da un parrucchiere, in un appartamento, o mangiando maklouba e seguendo gli sviluppi della Brexit. Casa è guardare la squadra di calcio della tua città, bere chicha morada e mangiare ceviche in un ristorante peruviano, farsi una pinta di birra a Brixton, e camminare per le strade della Città Vecchia di Gerusalemme, tutto allo stesso tempo. Ma ancora più importante, ho imparato che casa, quando la vivi in questo modo, è un lusso.

 

Mattia Ferrario
Madrid, Spagna
Dicembre 2019
Tutte le foto ©ClaudiaLandini
tranne quella della casa a Lima, ©LorenzoMoscia
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