Home > Vita d'Expat > Lavoro > Intervista a Valentina, imprenditrice turistica ad Amsterdam
imprenditrice turistica ad amsterdam

Claudiaexpat si è intrattenuta con Valentina, imprenditrice turistica ad Amsterdam, in particolare sui musei di questa bella città.

 

L’espatrio non era nei suoi progetti, e tantomeno nelle sue corde. Valentina, 34 anni, stava studiando con passione la conservazione dei beni culturali, il restauro e la cura di manufatti artistici, quando ha incontrato un gruppo di professionisti olandesi che l’ha ispirata e incuriosita.

Gestivano, infatti, una fondazione per giovani artisti emergenti che era stata creata da una sopravvissuta della Seconda Guerra Mondiale. Durante il conflitto questa donna generosa e impavida usava la sua casa per accogliere ebrei perseguitati. A guerra conclusa, l’ha convertita in un luogo d’arte e umanità. Un progetto che ha subito conquistato la giovane Valentina, che a master concluso si è spostata ad Amsterdam cominciando un tirocinio presso questa fondazione.

Successivamente, ha collaborato con una galleria d’arte in qualità di assistente di galleria. Due anni durante i quali ha piantato il seme di quella che oggi è Insolita Amsterdam , una società a tutti gli effetti che fornisce visite turistiche in italiano nella capitale olandese.

Il tutto è cominciato con un blog nel quale Valentina raccontava la vera vita di un’italiana ad Amsterdam. Lei si è sempre interessata in maniera particolare agli aspetti sociali e culturali della città. Nel suo blog condivideva le sue impressioni sulla cultura del posto che la ospitava, parlava delle sfide e dei successi del quotidiano. Portando il punto di vista di una persona giovane che si trova a doversi integrare in una nuova realtà, Valentina metteva in risalto le differenze e i punti in comune tra le due culture – quella olandese e quella italiana – per capire cosa prendere da entrambe, e come arrivare ad una vera integrazione.

E’ così che Valentina è diventata imprenditrice turistica ad Amsterdam. Tutto questo bagaglio formato dal suo modo personale di guardare la città, e focalizzato in particolare sui suoi aspetti sociali e culturali, Valentina lo usa nelle visite guidate che organizza con Insolita Amsterdam. E questo piace tantissimo.

Che ci sia profondo coinvolgimento nel modo in cui Valentina prepara e conduce le sue visite, l’avevo capito ascoltando i suoi podcast, e in particolare quello che ha dedicato alla casa di Anna Frank. “E’ l’aspetto esperienziale ed educativo quello che secondo me dà senso a una visita al museo”, dice Valentina. “La casa di Anna Frank si presta molto bene a questo tipo di esperienza perché non è un luogo dove fotografare opere, ma che invita al raccoglimento e ad immergersi in una vera e propria dimensione. È un tempio sacro, perché entrandoci veniamo catapultati in un contesto fatto di silenzio e riflessione”.

Questa è l’esperienza museale per Valentina, ben cosciente che non tutti i musei possono assolvere questa funzione, perché ci vogliono spazi e contenuti di una determinata tipologia. Lei ama le case museo perché le piace capire storia, personalità e animo di un luogo. Mi cita anche l’esperienza della casa di Rembrandt, o quella del GrachtenMuseum (Museo dei Canali). Quest’ultimo è ospitato in un edificio storico, e dedicato alla realizzazione urbanistica della città. “È bellissimo, è come sedersi al tavolo con i progettisti che hanno disegnato Amsterdam”, dice Valentina.

Mi cita anche la Chiesa del Cristo Nostro Signore in Soffitta, una piccola cappella all’ultimo piano di un edificio storico nel quartiere a luci rosse, rimasta cattolica grazie al proprietario che ci abitava e che permetteva messe cattoliche clandestine anche quando la città, dal 1598, era passata al protestantesimo. Un esempio di come tolleranza e apertura non siano mai state sconfitte ad Amsterdam, e formino parte integrante della personalità di questa affascinante città.

Insomma, il valore del museo per Valentina è nell’esperienza emotiva che questo suscita. Mi parla, ad esempio, del museo Van Gogh. “È bellissimo, naturalmente”, mi dice. “ma suscita un tipo di feeling diverso. E infatti quando faccio visite guidate in questo museo non commento solo l’opera dal punto di vista artistico, ma la contestualizzo in base alla mentalità di Van Gogh, al suo sentimento, al suo percorso emotivo e al momento in cui l’ha dipinta”.

Per Valentina, quello che bisogna trasmettere è la componente emotiva della visita al museo. Lo scopo della visita è il trasferimento delle emozioni su chi la segue. “Avrò portato gruppi alla casa di Anna Frank cinquanta volte”, racconta, “eppure mi emoziono sempre. Quando guardo le persone che accompagno e le vedo commuoversi, so di aver raggiunto lo scopo. Il ricordo del momento non dev’essere legato a un oggetto, ma al sentimento”.

È appassionante chiacchierare con Valentina di questi temi. Tra l’altro mi dice che a differenza dell’Italia, l’ambiente museale in Olanda viene vissuto nella sua completezza. Il museo è in grado di offrire tante cose, si riesce a vivere e sperimentare il museo come se fosse una casa, un posto dove tornare spesso. Grazie al fatto che si può diventare amici (e sostenitori) di tutti i musei, si gode di una serie di vantaggi che rinforzano il rapporto con il luogo. La costruzione partecipativa del sociale e del culturale è molto incentivata, e fa sì che ci si senta parte integrante del progetto.

Io e Valentina ci lasciamo con l’augurio che le cose cambino rapidamente. Molti musei hanno chiuso i battenti per mancanza di fondi, dopo il COVID, altri faticano a stare a galla. Anche il lavoro di Valentina, ovviamente, è fermo da più di un anno. Le prometto che appena sarà possibile andrò a trovarla nella sua bella Amsterdam, e mi affiderò con gioia a lei per un’emozionantissima visita ai più bei musei della città che ama.

Grazie Valentina per la disponibilità e la freschezza!

 

Claudia Landini (Claudiaexpat)
Toscana, Italia
Giugno 2021
Tutte le foto ©InsolitaAmsterdam
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