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Kirsten, che gestisce la parte inglese di ExpatClic.com, ha partorito la sua quarta figlia in Perù. Ci racconta in dettaglio com’è andata.

INTRODUZIONE

Mi chiamo Kirsten, sono americana e mio marito Holger è tedesco. Ho partorito Rebecca in Belgio nell’aprile 1999, Henry ad agosto del 2000 e Isabel ad agosto del 2002. Quando nel novembre 2003 ho scoperto di essere di nuovo incinta, non è stato nè uno shock nè una sorpresa.

Il fatto che ci fossim trasferiti da Brussels a Lima non mi sconvolgeva per niente. Dopo aver vissuto un anno nella capitale del Perù, ero sicura del livello delle cure e delle strutture mediche del posto. Ero anche contenta di evitarmi il giro di mezzo mondo dopo il parto per far visitare gli States al nascituro, cosa che avevo fatto con il terzo bambino. E l’aver vissuto di recente 3 gravidanze senza complicazioni, seguite da 3 parti relativamente facili, mi rendeva estremamente fiduciosa nelle le mie abilità nel dare alla luce!

LA GRAVIDANZA
Un esame del sangue con il mio ginecologo confermò il risultato dello stick del test di gravidanza: saremmo stati MOLTO occupati negli anni a venire. Nei successivi 9 mesi il mio medico mi visitò ogni 4 settimane in un’ottima clinica privata.

9_months_pregnantA ogni visita mi faceva un’ecografia e alla 36° settimana me ne fece una tridimensionale. In caso di problemi di sviluppo del bambino, a quel punto avrei ancora potuto volare in Europa o negli States per cure specialistiche.

Gli esami del sangue e delle urine a intervalli regolari erano perfetti, come pure il test di glucosio. Ho solo dovuto prendere delle vitamine e continuare con l’acido folico.

Mi sono venute delle vene varicose; fortunatamente il mio ginecologo aveva uno specialista proprio di fianco al suo studio, il quale mi ha rassicurata sul fatto che non era nulla di grave (e in effetti dopo 3 mesi dalla nascita sono sparite, hurrah!!!).

LA PREPARAZIONE ALLA NASCITA
Purtroppo quasi l’80% di parti in ospedale a Lima sono cesarei, quindi la maggior parte della preparazione al parto consiste nella scelta della data e dell’ora dell’operazione ! Ovviamente tutte le donne che partoriscono nei quartieri depressi del Perù non sono incluse in queste statistiche. L’alto tasso di cesarei è dovuto a due fattori : i medici preferiscono il minor rischio e le fatture salate del cesareo (quindi le donne povere non possono permetterselo), e molte donne ricche considerano il parto naturale come qualcosa di troppo primitivo. Il concetto “troppo snob per spingere” (in inglese : “too posh to push”, n.d.t.) non è mai stato così valido come a Lima. In effetti, nella clinica privata dove ho partorito io, solo una donna su 20 aveva un parto naturale. E sono convinta che si trattasse di straniere!

Per fortuna avevo un dottore meraviglioso, che non mi ha mai neanche lontanamente nominato la parola “cesareo”. Mi ha dato il nome di una fisioterapista con la quale ho avuto delle ottime sedute rilassanti, ma devo ammettere che ne sapevo più io di lei, riguardo al partorire. A parte queste sedute, non c’è stato nessun tipo di preparazione “fisica” al parto.

Alcuni amici peruviani e americani mi organizzarono dei baby showers. Il baby shower è un’usanza nordamericana che è diventata popolare anche in Sudamerica. Le donne si riuniscono prima della nascita e danno dei regalini alla futura mamma. Molti genitori addirittura mettono delle liste nei negozi di articoli per neonati, come per la lista di nozze. Io mi sono goduta i miei baby showers, ma credo che per molte donne europee e di altre culture sarebbe difficile accettare una festa di questo tipo PRIMA della nascita.

Devo anche dire che nel prepararsi per ricevere il nostro quarto figlio un fattore estremamente importante è stato l’andar via qualche giorno insieme. Io e mio marito siamo andati in Argentina e in Brasile quando ero al quinto mese di gravidanza, e abbiamo trascorso una settimana da soli, visitando i posti e rilassandoci. Non l’avrei mai fatto con il primo bambino, ma con il numero 4 le cose sono molto diverse !!!

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The Iguazu waterfalls

The Iguazu waterfalls

Mi registrai alla clinica per far sapere che avevo intenzione di partorire da loro e richiesi una stanza privata. Mi dissero che l’ospedale aveva solo stanze private, e che la mia unica scelta era limitata alla GRANDEZZA della stanza. Scelsi la più piccola, che era perfetta, e lasciai perdere la grande suite con un letto extra per la baby-sitter e una reception (completa di bar e servizio ristorazione) per i numerosi ospiti che avrebbero visitato il nascituro e la sua esausta madre.

I peruviani tengono molto alla propria immagine e all’aspetto esteriore. Sono stata dunque immediatamente informata del fatto che l’ospedale poteva mandare, su richiesta, un parrucchiere e una manicurista. Mi è capitato poi di parlare con una donna che aveva partorito nello stesso ospedale, e che mi ha raccontato che l’infermiera era scioccata dal fatto che la futura madre non aveva messo nella borsa per l’ospedale un’intera trousse da trucco!!!

IL GIORNO X
La data presunta della nascita di Nathalie era il 25 luglio, e dato che l’esame fatto quel giorno mostrava che il sacco amniotico stava perdendo liquido, è stato deciso di indurre il parto il venerdì 30 luglio. Anche i miei parti precedenti erano stati indotti, dunque non mi preoccupai. Il 28 e 29 luglio sono le feste nazionali in Perù, ed ero quindi l’unica donna a partorire quel giorno. Ovviamente perchè tutti i dottori avevano dato appuntamento per i tagli cesarei prima delle vacanze.

Anche questa volta il mio travaglio ha seguito esattamente lo stesso corso dei precedenti: induzione alle 9 del mattino, forti contrazioni ogni minuto fino alle due del pomeriggio, poi un’epidurale per darmi tregua, seguita da contrazioni più intense (per fortuna questa volta non dolorose), finchè pian piano, dopo 12 ore di travaglio, avevo raggiunto una dilatazione di 10 cm. A quel punto ho avuto bisogno di spingere solo una volta, e la bambina era nata. Sinceramente, tutti i miei quattro bambini sono nati allo STESSO IDENTICO modo. Forse è anche per questo che sembrano tutti uguali (vedi foto).

La cosa speciale della nascita di Nathalie è stata che non solo mio marito era presente, ma anche mia madre. Dato che ero l’unica donna a partorire in quella clinica quel giorno, il dottore ha acconsentito a lasciare entrare un familiare in più. Abbiamo telefonato a mia madre (dopo che avevo ricevuto l’epidurale) che è venuta a passare il lungo pomeriggio con me. Abbiamo bevuto tè all’anice, e chiacchierato sulle nostre diverse esperienze di parto. In California nel 1960 lei era stata lasciata sola senza troppi complimenti dopo il parto, e le avevano portato il bambino molte ore dopo.

Una nonna felice

Una nonna felice

Anche partorire mio fratello in Libia nel 1970 dev’essere stata un’esperienza non facile, con quelle cure mediche primitive nel bel mezzo di una guerra civile. Mia madre era tutta emozionata quando è nata Nathalie. E’ stata un’esperienza stupenda per tutti noi.

Ecco dunque che i nostri piccoli tre cavolini di Bruxelles sono stati raggiunti da un fagiolino di Lima… (gioco di parole intraducibile in italiano, n.d.t.)

 

LA DEGENZA IN OSPEDALE
Un mese o due prima della mia data presunta del parto avevo scritto una lettera alla clinica, controfirmata dal mio ginecologo, nella quale avvisavo che avrei richiesto qualche cambiamento nelle loro normali procedure ospedaliere. Volevo che la mia bambina fosse esclusivamente allattata, senza aggiunte di biberon (cosa piuttosto insolita tra gli strati abbienti della società peruviana), e volevo la bambina nella stanza con me, e non nella “Sala de Bebes”. L’ospedale ha accettato le mie richieste.

Subito dopo la nascita di Nathalie, me l’han data da tenere in braccio per qualche minuto. Poi mi han detto che me l’avrebbero presa per 20 minuti per pulirla (non lavarla), pesarla, misurarla e vestirla. Ho chiesto alle infermiere di fare il possibile per riportarmela al più presto. Mentre tutti si prendevano cura di me con rapidità ed efficienza, di Nathalie neanche l’ombra. Ho dovuto mandare qualcuno nella “Sala de Bebes” varie volte e alzare la voce con il personale che avevo intorno. Dopo più di due ore d’attesa sono venuti a dirmi che “Señora, la stiamo giusto pettinando perchè venga bene nelle sue prime foto“.

Mi sono parecchio innervosita (gli ormoni, sapete….) e ho detto all’infermiera che la mia bambina sarebbe stata molto più felice di attaccarsi al seno che non di avere un nastrino rosa sulla testa pelata. Tre minuti dopo Nathalie è arrivata, tutta pulita e pettinata. Si è attaccata immediatamente al seno, e ancora adesso la sto quasi esclusivamente allattando, al suo settimo mese di vita (rifiuta gli omogeneizzati perchè vuole bistecche e patatine come i suoi fratelli).

Coi quattro cloni

Coi quattro cloni

La maggior parte dei neonati nelle cliniche di Lima vengono tenuti in una stanza separata e portati alla madre quando ci sono delle visite. Vengono nutriti immediatamente con latte artificiale e in orari rigidi, e non c’è quasi nessun aiuto per avviare un allattamento sereno. Le madri non possono lavare i bambini o vestirli come vogliono (l’ospedale fornisce delle magliette e dei copripatelli).

Quindi la mia insistenza nel tenere Nathalie vicino a me le 24 ore e attaccarla al seno ogni volta che voleva ha lasciato le infermiere abbastanza di stucco. Una sera mi sono lamentata del fatto che la mia stanza era troppo fredda per Nathalie, e la soluzione dell’infermiera è stata di prenderla immediatamente in braccio e dire “allora la porto nella nursery”. Le ho detto di mettere giù immediatamente la bambina e portarmi piuttosto una stufetta. Cosa che ha fatto, anche se con riluttanza.

Ma nel complesso le infermiere sono state abbastanza gentili e mi hanno sempre dato retta quando chiedevo qualcosa. Il mio ginecoloco veniva tutti i giorni a fare una chiacchierata e a visitarmi e un pediatra ha visitato accuramente la bambina. Non c’è davvero stato nessun problema con la stanza, il cibo o le cure mediche. Sono sicura che se avessi fatto venire la parrucchiera, sarei stata contenta anche del suo lavoro !

Dato che tutte le stanze sono private, il numero di visite e gli orari di ricevimento sono abbastanza liberi. Ho fatto molta attenzione che i miei visitatori (marito, 3 figli e genitori) non venissero troppo spesso, stessero troppo a lungo o facessero troppo rumore. Ho anche deciso di non dire a molti della nascita di Nathalie fino ad essere nuovamente installata a casa. Ma sicuramente ero l’unica madre in quell’ospedale ad avere questo tipo di preoccupazioni. Le altre avevano visite e vere e proprie feste fino a molto tardi di notte, con tappi di champagne che volavano, cibo che veniva servito , bambini che correvano in giro gridando nei corridoi, musica ad alto volumte, etc. Dopo 2 giorni, l’unica cosa che volevo era di tornare a casa, un posto che all’improvviso mi appariva calmo e riposante, rispetto alla clinica.

Kirsten2IL CHECK-OUT
Abbiamo dovuto compilare qualche documento, pagare le fatture e aspettare un certificato medico per la buona salute di Nathalie. E poi si è trattato solo di di far entrare in macchina insieme al nostro fagottino tutti gli splendidi bouquet di fiori che erano arrivati all’ospedale, e correre a casa ad accogliere i saluti festosi dei fratellini di Nathalie.

I COSTI
L’assicurazione sulla salute del lavoro di mio marito è molto generosa, quindi noi abbiamo anticipato tutte le spese e siamo stati subito rimborsati al 100%. La tariffa ospedaliera è stata di 800 USD per la stanza, il vitto e le cure. Il mio ginecologo ha chiesto 1,200 USD per la nascita. E’ interessante notare che fa pagare la stessa cifra sia per un cesareo che per un parto naturale. Dato che Nathalie ci ha messo 12 ore ad arrivare, sicuramente si è guadagnato la sua tariffa, quel giorno!

DOCUMENTI
Tutti i bambini che nascono in Perù diventano automaticamente cittadini peruviani. Mio marito ha compilato l’estesa e complicata documentazione e ha trascorso due giorni e mezzo alla municipalità locale per registrare la bambina. Questo è abbastanza tipico, qui. Avevamo anche bisogno di documenti speciali e vari timbri particolari per dichiararne la nascita alle ambasciate straniere.

Io e mio marito abbiamo passato qualche ora all’ambasciata degli Stati Uniti per avere la sua “Certificazione di Nascita all’Estero” e il suo passaporto statunitense, e poi un’altra eternità all’ambasciata tedesca per regolarizzare i documenti anche lì. Poi sono andata in centro città per avere il suo passaporto peruviano. E giusto per rendere tutto più semplice, io sono diventata cittadina belga pochi mesi dopo la nascita di Nathalie, così che anche lei è diventata automaticamente belga.

Quattro mesi di vita e orgogliosa portatrice di quattro nazionalità!

RIASSUMENDO
Partorire in Perù è stata un’esperienza tranquilla e positiva. A parte alcuni dettagli minori, la gravidanza e la nascita sono state molto simili alle altre che ho avuto in Belgio. Ogni madre deve prepararsi in modo da sapere cosa vuole, e insistere per ottenerlo.

E’ stato stupendo avere qui i miei genitori per la nascita. Ci hanno aiutato con gli altri bambini, e hanno vissuto insieme a noi la gioia e l’eccitazione dell’arrivo di un nuovo bebé in casa. Sono davvero molto riconoscente perchè hanno viaggiato dall’Australia al Sud America per stare con noi.

Allattando Nathalie al Machu Picchu

Allattando Nathalie al Machu Picchu

L’aspetto negativo della faccenda è stato ciò che tutti gli espatriati temono : la perdita di buoni amici che terminano il mandato nel paese. Le mie due migliori amiche qui a Lima, Brook e Patty, sono entrambe rientrate negli States solo pochi giorni prima della nascita di Nathalie. Dopo aver tenuto compagnia a me a alla mia panciona per 9 mesi, non han potuto vedere la bambina. E’ questa una situazione che la gente come noi, che vive trasferendosi da un paese all’altro, affronta costantemente, ma ciò non vuol certo dire che sia facile. Per fortuna abbiamo Internet, e dunque posso mandar loro regolarmente le foto della bambina.

Molte donne espatriate vengono incoraggiate dai datori di lavoro dei loro mariti a tornare negli States o in Europa per partorire. In base all’esperienza che ho avuto mi sento di dire che ciò è necessario solo se la madre o il bambino hanno bisogno di cure mediche speciali. Per una gravidanza normale, e quando il bambino non presenta problemi, non c’è assolutamente ragione per non essere contente di dare alla luce all’estero e portarsi a casa la propria piccola peruviana !

Kirstenexpat
Lima, Perù
Aprile 2005

Traduzione dall’inglese di Claudiaexpat