Home > Europa > Portogallo > Una cartolina da Madeira

Ciao, siamo Antonella e Valeria, pronte a spedirvi una cartolina che ci ha viste vivere un luogo che per motivi diversi abbiamo amato.

Seguitemi, sono Antonella e vi porto in barca a vela in un’isola  speciale, Madeira. Attraversando in aereo l’Oceano Atlantico dall’Europa al continente americano, guardando la rotta sulla mappa dello schermo, mi capitava di leggere “Porto Santo”, un puntino in mezzo all’Oceano tra Gibilterra e la costa Africana e mi sono sempre chiesta che razza di posto fosse.

 

Quando siamo partiti alla fine di settembre (2015), in barca, da Santa Maria, l’ultima isola delle Azzorre, ho finalmente scoperto che Porto Santo è un’isola dell’arcipelago di Madeira che, come le Azzorre, è una Regione Autonoma del Portogallo.

madeira

Infatti, la nostra meta iniziale era Porto Santo che a differenza delle ripide montagne di Madeira, è pianeggiante e considerata come i Caraibi orientali per le sue spiagge. Cristoforo Colombo ha vissuto lì ed esiste ancora la casa dove abitò.

Dopo cinque giorni di navigazione a causa di un problema tecnico e del vento contrario, siamo stati costretti a deviare a Calheta sull’isola di Madeira, dove c’è un marina.

Madeira e in particolare Funchal, è stata una bellissima scoperta. Calheta è un posto stranissimo, costruito per il turismo. Hanno costruito i moli in cemento per ricavare il marina e una spiaggia con la sabbia portata dal Marocco per i vicini alberghi. Il marina è sovrastato da un ripido pendio sul quale sono abbarbicati i centri abitati.

Dopo cinque giorni in mare ci siamo avventurati su per le salite in cerca di un ristorante che abbiamo trovato in cima al pendio: il Ristorante il Vecchio Convento con vista mozzafiato sul mare, dove abbiamo gustato un piatto tipico a base di carne grigliata servita su uno spiedo verticale espetada, insieme al pesce spada con le banane.

Da Calheta ci siamo spostati su Funchal per risolvere meglio i problemi tecnici. Funchal è la capitale, il suo nome richiama le piante di finocchio selvatico (funcho) che coprivano la zona.

È una città estesa e ben organizzata con varie linee d’autobus e la teleferica che porta al Monte dove è sepolto Carlo I d’ Austria e al giardino botanico che abbiamo visitato. Il centro storico ha una parte antica con le casette dei pescatori, i fortini e la cattedrale del sec XVI, e una parte moderna realizzata in un nuovo piano regolatore degli anni trenta, tra cui il mercato. L’Hotel Casinò è l’unica costruzione dell’architetto brasiliano Oscar Niemeyer ( Brasilia) in Portogallo.

Madeira è stata una delle prime mete turistiche dell’aristocrazia europea, in particolare inglese. Personaggi famosi come la principessa Sissi e Winston Churchill hanno soggiornato qui. Nelle vicinanze di Funchal, a Caniçal sono state fatte alcune riprese del film Moby Dick di John Huston del 1956 con Gregory Peck nella parte del capitano Ahab. Il successore di Francesco Giuseppe, Carlo I d’Austria è venuto in esilio qui, dove è sepolto.

 

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Tutto questo fa di Funchal una città cosmopolita ed elegante, meta obbligata di molte navi da crociera e del turismo di massa, che ha trasformato il centro storico in una sequenza di ristoranti tipici.

Ormeggiati al porto, avevamo di fianco i numerosi chioschi del Whale Watching e delle visite in barca. Abbiamo trovato i venditori di caldarroste, una grandissima varietà di prodotti tipici e di dolci, nonché l’ottimo vino portoghese.

Questo racconto della mia amica Antonella mi ha coinvolta ed emozionata in un turbinio di ricordi indelebili. Sono Valeria e il primo dei miei 18 anni da expat è iniziato proprio a Madeira ed è stato al momento l’estero più lungo in assoluto durato poco più di 5 anni.
A Madeira la mia famiglia ha preso forma e siamo diventati in 4.

 

Nell’Isola di Madeira, nell’unico ospedale di Funchal, la capitale, sono nati i miei due figli.
Un posto ospitale, Madeira, anche per chi come me non parlava all’inizio il portoghese. Madeira è l’isola dei fiori. Sono stata davvero fortunata a poterli avere sempre in bella vista nei due parchi cittadini ma anche semplicemente sui balconi o per le strade. Vi dico solo che al mercato almeno la metà dei banchetti vendevano fiori.

Ora più che mai, vivendo in Arabia  Saudita, non posso che considerare con gratitudine la possibilità che avevo di acquistare fiori freschi a buon prezzo, sempre.

Ogni anno il 24 aprile si festeggia la festa dei fiori. Le strade di Funchal sono infiorate nel vero senso della parola e la festa si conclude con la parata e i carri e tema floreale, nonché le belle madeirensi vestite con abiti a tema. Ricordo profumi e colori come fosse ieri. L’oceano di Madeira poi è un altro colore, profumo, e sensazione impressa e la cara Antonella può testimoniare.


L’oceano è inavvicinabile sia per altezza che per temperature proibitive ad esclusione della già citata spiaggia di Calheta, artificiale e adatta a placare la calura estiva che, devo ammettere, non superava mai i 28 gradi. Ho vissuto a Madeira un’eterna primavera.

È un’isola piccola e in un giorno puoi girarla tutta da nord a sud.
I miei luoghi preferiti erano Camera do lobos: un paesino di pescatori piccolo e raccolto; Porto Monitz con le sue piscina di acqua salata naturali; Sao Vicente con il suo unico ristorante per gustare l’espetada citata da Antonella e infine la teleferica che conduce a Monte da dove partono i sentieri per le Levadas ovvero percorsi in mezzo alla natura e dove, per scendere a valle, bisogna provare l’ebbrezza di scendere nei carretti di vimini.

Pensate che in vimini, qui a Madeira lavorato magistralmente, è la culla dei miei figli ancora gelosamente conservata e pensate che proprio nella chiesetta di Monte, all’epoca guidata da padre Alessandro, ho battezzato la mia Giulia.

Questo accadeva il 27 gennaio del 2007.

Tanto potremmo ancora raccontarvi, insieme ad Antonella.
Speriamo intanto di avervi fatto venire una gran voglia di visitare Madeira.
Non ve ne pentirete. Io smanio di poter tornare in uno dei posti a me più cari.

Un caro saluto,

Antonella  &  Valeria
Settembre 2020
Foto di testata: Colin Watts su Unsplash
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@AntonellaAntonioni
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