Home > Testimonianze > L’esperienza d’espatrio di Eleonora
sistema americano

Eleonora è italiana e dall’età di otto anni cambia paese costantemente. Ha vissuto a Singapore, in Malesia e in Thailandia. Dalla Svizzera, dove attualmente studia, ci manda questo simpaticissimo racconto della sua esperienza. Grazie Eleonora !!!

I venti del cambiamento sono i miei fratelli, le compagnie di trasloco le mie amiche

ATTENZIONE: Contenuto altamente sarcastico

Questo titolo riassume gli ultimi dieci anni della mia vita. La storia comincia in una cittadina alla periferia di Verona, dove circa diciotto anni fa il miracolo della vita ha preso la forma di una bambina… io.

ELEONORA-2Ero come tutti gli altri bambini della mia età. Gli anni passavano e io mi preparavo a diventare una tra i milioni di pecore che la società produce attraverso i mass media. Scoprì le quattro nobili verità dettate dal lato oscuro dei signori dell’impero: Mattel faceva i giocattoli migliori perchè aveva le migliori pubblicità in TV; i cartoni animati erano il vero succo della vita; le brune non potevano essere belle perchè la Barbie era bionda e Willy il Coyote non avrebbe mai preso Bip Bip e poteva anche risparmiarsi la tortura disumana di ogni episodio.

Ma ecco che le luci della finestra delle meraviglie si ruppero quando avevo otto anni. Mio padre, mi dissero, doveva andare a lavorare in un paese lontano che si chiamava Singapore. Ovviamente ai tempi non sapevo neanche come pronunciare quel nome. La mia famiglia fece i bagagli e viaggiammo per mezzo mondo per arrivare in un posto sconosciuto di cui non sapevo assolutamente nulla.

All’inizio l’ho odiato, se devo essere onesta. Volevo andare a casa! Non volevo vivere in un posto dove non parlavano la mia lingua, caldo e umido, e dove la gente bruciava soldi falsi come rituale. Pensavo davvero di essere atterrata su Marte… Il calore era lo stesso e il resto anche, pensavo.

Dopo i primi sei mesi a Singapore e senza traccia di omini verdi, imparai a parlare inglese. Mio padre ricorda con tenerezza i tempi in cui lui riusciva ancora a insegnarmi la lingua, prima che i ruoli si invertissero. Crescendo, e spostandomi di nuovo (a Kuala Lumpur, in Malesia e poi a Bangkok, in Thailandia) cominciai a capire qualcosa. C’era una domanda che tutti mi facevano quando tornavamo a casa: ti piace di più qui o là? Ovviamente i primi anni la mia risposta era un costante “qui a casa”. Poi ho cominciato a capire che non avrei più voluto tornare a vivere in Italia. Non in quel momento. Non dopo tutto quello che avevo vissuto.

Un piccolo appunto: la vita dell’espatriato non è ovviamente tutta rosa e fiori. Ci sono molti pro ma anche un sacco di contro. I pro: vivere in molti posti diversi espande gli orizzonti mentali e crea una persona colta e a tutto tondo. I contro: vivere in molti posti diversi vuol dire impacchettare la tua vita in un un paio di scatoloni, dire addio (a volte anche in maniera improvvisa) a persone che si è arrivati ad amare, e ricostruire da capo una nuova vita in qualsiasi altro posto ti tocchi. Per ogni aspetto positivo, ce n’è anche uno negativo. Come disse Newton, “per ogni azione esiste una reazione uguale e contraria”. Pensateci… voglio un tema per la prossima settimana.

Ad ogni modo ero diventata una persona. Un individuo che aveva imparato a vivere con persone di razze, culture e religioni differenti. Ovviamente ero in contatto con gente di ogni angolo del mondo, dato che frequentavo scuole internazionali, e ognuna ha messo nel’amalgama culturale un po’ di sapore della propria identità nazionale. Penso che questo sia il regalo più grande, la ricompensa più importante di questa vita che i miei genitori hanno scelto per me. Solo adesso mi rendo conto che le persone con le quali sono andata all’asilo non capiranno mai realmente cosa significa vivere altrove, nel mondo reale, dove le problematiche culturali crescono a causa di gente e paesi mentalmente chiusi.

Adesso, arrivata al primo bivio della mia vita, capisco che, passatemi il cliché, il mondo è la mia casa. Questa frase è diventata un cliché per via di situazioni come quelle che ho vissuto: a causa dei continui spostamenti, a causa della scuola internazionale e del fatto di essere cresciuta in un ambiente internazionale, le porte che mi si aprono davanti a questo punto della mia vita non sono due o tre. Sono milioni e sono spalancate di fronte a me per farmi scegliere il percorso che preferisco. Questo non sarebbe mai successo se non ci fossimo trasferiti a Singapore, Kuala Lumpur e Bangkok.

Non cambierei la mia vita per niente, adesso. Non cambierei una sola cosa. La vita in espatrio mi ha resa più forte e più completa come essere umano. Ha messo in discussione e cambiato le quattro nobili verità della mia infanzia. Mi ha reso la persona che sono e per questo motivo sarò sempre riconoscente. La vita da espatriato è una sinfonia agrodolce di cambiamenti, di crescita.

Eleonora
Svizzera
Settembre 2006