Home > Europa > Regno Unito > Londra durante il lockdown, il racconto di Rossella
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Ringraziamo di cuore la nostra amica Rossella che condivide i sentimenti che la legano a Londra durante il lockdown, nel momento in cui sta per dire addio alla sua città d’accoglienza.

 

Me ne devo andare. A luglio, forse prima, dovrò salutare questa immensa e unica città dove ho abitato per tre anni. Qui sono diventata mamma per la seconda volta e qui ho ricevuto notizie difficili da affrontare, ma sono ancora qui.

Il lockdown a Londra per noi è cominciato il 20 marzo – giorno che ho cerchiato sul calendario, l’ultimo giorno di scuola e di asilo per i miei bimbi – dopo il quale ci siamo quasi con sollievo chiusi in casa e sentiti per la prima volta protetti. In realtà mio marito era in smart working già da un paio di settimane, ma come è diversa la vita a casa in due e in quattro!

londraIo sono sparita, come capita a molte mamme “nullafacenti”, fra home schooling, pranzi e cene da preparare, l’unica passeggiata sportiva giornaliera concessa (da fare tutti e quattro insieme), pulizie, lavatrici (ho avuto la brillante idea di iniziare pure lo spannolinamento del mio piccolino, tanto siamo sempre a casa…), ecc.

Mi fa strano pensare alla mia vita londinese di prima. E al fatto che non la potrò più fare perché ce ne andremo presto.

Londra durante il lockdown è diventata piccolissima. Dipende da quanti chilometri hai nelle gambe. Invidio mio marito, che si stava preparando per la maratona (purtroppo annullata), e si è collezionato immagini da cartolina di una Londra deserta durante il suo allenamento mattutino domenicale.

Da quelle corse mi ha portato a casa dei video che mi hanno commosso, sono moooolto sentimentale in questo periodo. Il Tower Bridge, da sempre la mia icona preferita di Londra, se ne sta lì ad aspettare il ritorno alla normalità, mentre Covent Garden e Trafalgar Square sembra si stiano chiedendo dove sono finiti tutti.

In una città così grande, quando non puoi salire sui bus, prendere la metro, saltare su un treno e non hai neppure la bicicletta perché sei expat a tempo determinato, tutte le possibilità sono nei tuoi piedi.

Diciamo che ero discretamente allenata perché Londra, pur sù e giù dai mezzi pubblici, è challenging.

Quindi la mia Londra durante il lockdown è diventata il mio quartiere, che non è il più esclusivo di tutti ma non gli manca nulla, come spesso succede qui.

londraCi sono spazi verdi, piccoli, grandi e immensi, dove andiamo a rotolare nell’erba, c’è il Tamigi, a un passo da casa, sempre un po’ troppo affollato però. C’è il quartiere vicino nel quale mi spingo per rimirare la “mia” biblioteca dove partecipavo ai conversation group gratuiti.

Ci sono i caffè dove chiacchieravo con le amiche dopo la lezione d’inglese. C’è il negozietto biologico dove sono riuscita ad andare a ritirare la mia spesa plastic free, e quello italiano un po’ fuori mano dove mi sono “allungata” per comprare la colomba pasquale (ok forse non è spesa essenziale, ma chi valuta quanto è essenziale sentirsi “a casa” ogni tanto?).

C’è la Pagoda buddista della Pace, che ho raggiunto in uno dei primi giorni di sole. La scuola di mio figlio seienne, che ci piange il cuore a lasciare e che spero riapra per consentirgli almeno di salutare i suoi amichetti, altrimenti dovrà accontentarsi della loro immagine in zoom. C’è pure il supermercato vicino: mi faccio ridere da sola quando “parto” per andare a fare la spesa trascinando la mia valigia, come se me ne stessi andando all’aeroporto, è l’unico modo pratico, non avendo l’auto, per limitare lo shopping ad una volta ogni dieci giorni.

C’è lo splendido balcone della “mia” casa londinese che ospita le chiacchierate sul futuro fra me e mio marito. Ci sono le news serali della Bbc, che mi fanno lo strano effetto di sentirmi più “in linea” con quello che succede qui rispetto a ciò che vivrei se fossi in Italia ora.

In questi giorni ho fatto pace con la Londra che non vedrò più, perché i ricordi sono diventati più vividi. Pensavo che questo mi sarebbe successo fra qualche mese, ma se c’è una cosa che questa epidemia ci ha insegnato è vivere il qui e ora. E la mia Londra non è davvero così male.

 

Rossella Ferrari
Londra, Regno Unito
Maggio 2020
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One Comment, RSS

  • Antonella

    says on:
    18/05/2020 at 10:17 PM

    Bellissimo articolo !
    Anche io sto imparando a godermi ogni momento.
    Antonella A.

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