Home > Africa > Un espatrio d’altri tempi, il viaggio di Olwen
espatrio d'altri tempi

In questo articolo intimo e personale, Miriam Fogarty ci racconta la storia di sua nonna, espatriata in Uganda nella metà degli anni ’50. Un espatrio d’altri tempi, un viaggio lento e ricco di avventure e cose nuove, un’esperienza che toccherà ognuna di noi. Grazie Miriam per averci regalato questa storia.

 

E pensare che nemmeno mi piaceva così tanto, voglio dire, le volevo bene come ogni nipote vuole bene alla propria nonna, però non andavamo molto d’accordo.

 

Probabilmente perché non parlavamo la stessa lingua, e non intendo solo quella verbale.

La sua lingua dell’amore era diversa da quella che parlavo io. Inoltre lei si aspettava che io, in quanto bambina, potessi capire senza sforzo quello che lei mi diceva nella lingua di mio padre. Aveva tanto da dire, e in effetti parlava molto, ma io non l’ascoltavo.

Quello che lei raccontava ogni sera a cena era per noi bambini la solita vecchia storia che dovevamo sorbirci tutte le volte che i nonni venivano a trovarci dall’Inghilterra per stare con noi una quindicina di giorni.espatrio d'altri tempi

Se solo avessi saputo riconoscere che la sua era una storia speciale, una storia che i miei compagni di classe non avrebbero mai sentito!

Nata nel 1920, Olwen era la prima di sei figli. Era una donna bassa dai capelli scuri, gli occhi azzurri, con un bellissimo sorriso timido. Intorno al suo ventitreesimo compleanno sposò Frank e dovette lasciare il proprio impiego statale perché durante la guerra una donna nel Regno Unito non poteva avere un lavoro se sposata. Da casalinga, comunque, aveva già molto lavoro di suo, dato che la loro prima figlia nacque entro il primo anno di matrimonio.

Dopo dieci anni e altri tre figli, lei e suo marito iniziarono a non sentirsi più a proprio agio nella loro comfort zone, così decisero di cambiare qualcosa e Frank fece domanda per un lavoro che sarebbe diventato l’avventura della loro vita. Dopo qualche settimana, si imbarcarono su una nave in direzione della costa orientale dell’Africa, sapendo che non avrebbero potuto fare ritorno per almeno due anni.

espatrio d'altri tempi

Sul lago Victoria, 1955

Durante il viaggio vide cose di cui aveva solo letto nei libri: il Mediterraneo e il Mar Rosso, due oceani, Gibilterra, la costa italiana, il canale di Suez, Capo Guardafui, le città di Mombasa e Nairobi, la pianura di Tsavo, la Rift Valley, la sorgente del Nilo e ogni genere di animale selvatico di terra e d’aria. Dopo aver viaggiato in nave per settimane, in treno per giorni e infine in auto per ore, raggiunsero quel piccolo villaggio, in mezzo alla foresta a nord-ovest di Kampala, che avrebbero chiamato casa per molti anni a venire.

Abitavano in una casetta di mattoni, una dei pochi edifici del villaggio, gli altri erano la scuola dove lavorava Frank, la casa parrocchiale e un altro paio di case in cui abitavano delle famiglie. Niente acqua corrente, niente elettricità, niente gas, per lo meno all’inizio. Come abbia fatto Olwen a tirar grandi quattro, ma poi anche cinque e infine sei figli in queste condizioni, è un’altra storia.

Aveva aiuto per le faccende domestiche, mentre lei dedicava la maggior parte delle sue energie ai bambini, specialmente occupandosi in prima persona della loro istruzione (homeschooling) e facendo un gran bel lavoro.

Molti anni dopo, quando si trasferirono a Kampala, riuscì ad avere un lavoro fuori casa, ma fu solo per gli ultimi anni del loro soggiorno.

espatrio d'altri tempi

“Non avrei mai imparato a guidare se fossi rimasta in Inghilterra!”

Era eccellente in cucina, nel cucito, lavoro a maglia, ricamo tradizionale e smock (conosciuto in Italia come “nido d’ape” ). Nel suo tempo libero leggeva libri, quotidiani locali o britannici, giornali vecchi di una settimana. Amava scrivere lettere a parenti e amici nel Regno Unito ma per questioni urgenti usava il telegramma, e le piaceva incontrarsi con i nuovi amici che si era fatta. La possibilità di prendere in prestito una macchina (e poi di poterne comprare una propria) consentiva alla famiglia di esplorare la zona e vivere tante avventure, tra cui trasportare in ospedale una donna del villaggio che era in travaglio… e non arrivare in tempo!

Ci sarebbe così tanto da dire sulle sue gravidanze, sia quelle arrivate a termine che quelle che invece si sono interrotte; sul mandare i ragazzi in collegio e poi all’università, sul lasciarli andare e vederli sposare persone di culture e nazioni diverse.

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Olwen e Frank con Judith, l’ultima nata. Busubizi, 1961

Certo, la sua vita tra un Paese e l’altro non fu sempre facile. Per esempio quando non poté essere accanto alla sua primogenita che si sposava in Irlanda o quando dovette improvvisamente andare in Italia per il funerale del figlio.

Come ogni storia che si rispetti, anche la sua esperienza expat ebbe una fine.

Quello che ancora non sapeva quando tornò a vivere in Gran Bretagna era che i suoi viaggi erano tutt’altro che conclusi. Anche mentre abitavano in Inghilterra, Olwen e suo marito facevano visita regolarmente ai figli sparsi in quattro o cinque Paesi, in due continenti.

Il tempo passò e portò con sé eventi infelici. C’erano decisioni da prendere e alcune riguardavano lei personalmente. Aveva bisogno di cure e di un clima mite, così salì – quasi novantenne – per l’ultima volta su un aereo, verso il luogo dove aveva vissuto la sua più grande avventura, migrando come un uccello per l’inverno più lungo della sua vita. Ospite in casa della figlia, anche lei ormai vedova, dove due angeli dalla pelle nera si presero cura di lei con rispetto e devozione, chiamandola Mama, Olwen soffrì il dolore di dimenticare chi fosse, incapace di riconoscere anche i figli che aveva dato alla luce.

espatrio d'altri tempi

Pasqua 1961, famiglia al completo

Ma non dimenticò le buone maniere, anche nei momenti bui rispondeva sempre alle offerte di una tazza di tè con un “si, grazie” o “no, grazie”.

Morì all’età di 94 anni, circondata da amore e dignità, sotto il cielo del Kenya.

 

Miriam Fogarty
Slovacchia
Gennaio 2021
Foto©MiriamFogarty

 

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Paola Fornari
Paola Fornari
1 mese fa

What an amazingly touching story…so many parallels with my own…